forum Veneto 

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Follia e dintorni In parole e immagini

La locandina

Organizzata dalla cooperativa Con-Tatto in collaborazione con la Municipalità di Mestre-Carpenedo e il Centro Culturale Candiani, la rassegna Follia e dintorni. In parole e immagini, che prevede alternate la proiezione di 4 film e la presentazione di 4 libri, vuole contribuire all'apertura di uno sguardo e di un linguaggio universalmente fruibili intorno alla questione della follia e della salute mentale. I lavori scelti, benché molto diversi sul piano narrativo e concettuale, hanno in comune la capacità di scardinare stereotipi e certezze precostituite su ciò che chiamiamo follia, di portare in primo piano gli sfondi, di muoversi a ridosso di esistenze periferiche, poco adatte o dannate per farne il centro del mondo e a partire da esse, insegnarci qualcosa su noi stessi e sulle nostre ombre. In controtendenza rispetto ad una cultura dominante che, nonostante il forte incremento dei disturbi mentali nella società contemporanea, continua ad alimentare diffidenza, emarginazione e stigma.

Ancora troppo spesso accade, a chi costeggia o attraversa l'esperienza del disagio psichico, di vedersi negate credibilità e diritti, di sperimentare solitudini infinite perchè pietrificate da un assordante silenzio sociale. La follia, quali che siano i volti, i gesti, le voci e potenzialità  che le sono legati, resta, nella percezione collettiva e individuale, oltre confine, in una distanza di sicurezza  in cui, chi vi è rimasto intrappolato, diviene straniero a sé e agli altri, oggetto di saperi e pratiche che spesso favoriscono l'estraneità anziché rimuoverla.

L'esigenza di  lavorare per una promozione culturale su questi temi, quasi sempre ritenuti di mera competenza tecnica e specialistica, si lega  perciò alla necessità di ricostruire i dintorni della follia,  di riattraversarne le prossimità, di interrogarci a partire da essi. Nella convinzione che questa condizione umana, che tutti ci riguarda, ben diversamente si dipana e produce effetti, a seconda di come la si guarda, la si ascolta. Di quello che succede intorno. Di chi le si accompagna e del potere che le si riconosce. I registi e gli scrittori  interpellati dalla rassegna ci parlano di questo fornendoci strumenti di lettura alternativi a quelli consueti della clinica e additando inusuali e possibili percorsi di "cura": quelli che insistono sul ripristino del legame sociale  e sulla sua re-invenzione.

Gli incontri avranno sede presso il Centro Culturale Candiani i seguenti martedì alle ore 17.00. Ingresso libero fino ad esaurimento posti


Presentazione:


13 gennaio: Alice Banfi, Tanto scappo lo stesso, Stampa Alternativa 2008 - sarà presente l'Autrice 

Il viaggio di Alice Banfi avviene nei luoghi a circuito chiuso dei reparti psichiatrici. Un micro-mondo a forma di corridoio. Lungo il corridoio, le porte, e per ogni porta una persona, un matto. Che Alice porta con sé, nelle parole restituite, nella forza della sua risalita, nell'audacia con cui smaschera certa autorità, rivoltando il destino di impossibili soluzioni cucitele addosso nei discorsi e nelle pratiche-gabbia delle istituzioni di cura. 
 
20 gennaio: Emanuele Crialese, Respiro, 2002

Crialese racconta storie dell'altro mondo in questo stesso mondo che a ben guardare toglie il respiro. Di qui i rituali dell'appartenenza e il reiterato sacrificio del diverso pensare e sentire, di là il sussulto randagio dei corpi e la dissidenza della follia. Che sola indica una strada.

27 gennaio: Luca Santiago Mora, Bestiario, Dall'atelier dell'errore, Campanotto, 2007 - sarà presente l'Autore

Nel sorprendente atelier di pittura di una neuropsichiatria infantile, l'errore non è orrore, urgenza di rettifica e cancellazione. E' invece possibilità e misura di uno stare, il passo di un andare che qualcuno penserebbe impossibile. A popolare l'atelier e il libro sono animali fantastici, usciti dalle matite di ragazzini tra i 7 e i 12 anni, ognuno col contrassegno di qualche  difficoltà o sofferenza. Tutti, dice Santiago Mora, demiurghi-pastori-allevatori speciali, stupiti dal coraggio di lasciar affiorare certi esseri da certe immensità, e guardarli negli occhi, e accarezzarli. E sentirsene orgogliosi, pure.

3 febbraio: Sergio Castellitto, Non ti muovere, 2004 

Può accadere di incrociare se stessi inciampando nella vita di qualcuno che non ci somiglia affatto. Può accadere di averne paura e di scansare l'incontro, aggirandolo in pensieri e intenzioni. Ai corpi però resta assegnata la verità di noi stessi, alla loro urgenza la nostra urgenza, al loro sapere il nostro sapere. Dei legami, nel corpo, il solo alfabeto possibile. Altrove solo piccole e grandi messe in scena.

10 febbraio: Mario Colucci, PierAldo Rovatti (a cura di) La nave che affonda, di F.  Basaglia, F. Ongaro, A. Pirella, S. Taverna, Raffaello Cortina, 2008 - saranno presenti i curatori e Salvatore Taverna 

Affondare una nave perché porta la morte, rovesciarne il carico in mare anche se del carico facciamo parte anche noi, perché non torni a battere rotte rovinose e a rendere ovvia la necessità dell'imbarcarsi. La nave è il manicomio, con le sue falle strutturali e quelle provocate da chi s'ingegna a sbarazzarsene, il resto è alternativa tra nuove navi e palafitte. La psichiatria manicomiale, le sue controfigure e riedizioni, le domande che interrogavano, trent'anni fa, i protagonisti del gesto rivoluzionario che ha restituito diritti, dignità e protagonismo alle persone con sofferenza mentale. E che ancora vogliamo ci interroghino.

17 febbraio: Avati P., La seconda notte di nozze, 2005

E' matto chi rischia la vita per gli altri, chi sta sul ciglio di gentilezza e decenza quando tutto è volgarità, indecenza, calcolo, strumento. E' matto chi ha  il respiro corto ed è disposto a tutto. Chi si appoggia sul dorso di un tempo sempre uguale trovandovi casa tepore omaggio alla vita, chi sorride e ripara. E toglie mine.

3 marzo: Escobar R., Metamorfosi della paura, Il Mulino, 2007- sarà presente l'Autore

Una storia  di frontiere e di esclusioni, di muri abbattuti e di confini risorti. La storia, senza ritorno, attraverso la quale l'umanità si aggrega e definisce, asserragliandosi entro barriere materiali e astratte, contrapposte alla paura, alla precarietà e all'insicurezza. Per alcuni, però, ogni confine è soltanto una soglia, un luogo che invita a passarci attraverso.

10 marzo: Giordana M.T., La meglio gioventù (stralcio), 2003

Uno stralcio de La meglio gioventù ricuce la storia di una ragazza con sofferenza mentale, degli sguardi e delle decisioni che predispongono per lei l'inesorabile carriera della "malata di mente". Ma anche la rottura di questo circuito e la possibile rimonta, nell'incrocio con un altro sguardo e un'altra decisione; gli stessi che  hanno portato alla chiusura dei manicomi, al ripensamento radicale della prospettiva di cura, attraverso prossimità e cittadinanza.


Anna Poma, Presidente Con-Tatto

Febbraio '08: Eppur si muove! Considerazioni sul Forum di Ledda Cossu

Sofferenti e operatori insieme... il confine è sempre sottile, chi partecipa a vario titolo al sostegno e alla promozione di sè e delle persone ha nel Forum Nazionale, nella  capacità di mantenere i collegamenti, la percezione dell'andare avanti, di un lavoro regionale. Anche nel Veneto, a volte arretriamo, ma il più delle volte andiamo avanti.

C'è un lavoro continuo nel Veneto, locale e regionale, grazie anche ai contatti, sostegni... lavoro del Forum, che ha uscite pubbliche in alcune occasioni: nella Consulta di Venezia in modo metodico, ma anche nelle Municipalità, nella presentazione del libro di Peppe, a Padova sulla stampa, nella presenza a San Servolo, negli incontri regionali del Forum che sarebbe bene apparissero nel sito. Le nostre vite sono quotidianamente attraversate da uragani, molte sono le defezioni e le assenze,,, eppur si muove... il Forum Veneto

Dalla stampa
  • La lettera di Lionella Rado di Padova pubblicata a dicembre sul Mattino di Padova: "Chi sta boicottando la legge Basaglia sulla psichiatria?"
  • La  lettera di Ledda Cossu, pubblicata domenica 20 gennaio sul Gazzettino in occasione dell'apertura della Mostra di San Servolo sul Progetto di Eutanasia della Germania nazista
Il 7 dicembre, a Venezia, la presentazione di "Non ho l'arma che uccide il leone"

Presentazione di: Non Ho l’arma che uccide il leone. Trent’anni dopo torna la vera storia dei protagonisti del cambiamento nella Trieste di Basaglia e nel manicomio di S.Giovanni (Ed. Stampa Alternativa) di Peppe Dell’Acqua. Con una prefazione inedita  e memorabile di  Franco Basaglia e scritti di Roberto Mezzina, Franco Rotelli, Pieraldo Rovatti e Giuliano Scabia  

Ho avuto il privilegio di seguire a distanza la riscrittura di questo libro: la rilettura , gli aggiustamenti, le appendici. Ogni volta che Peppe  tirava fuori dal cappello un ricordo,  che magari gli avevo già sentito raccontare o avevo intercettato in altri libri o da altri testimoni, diventava evidente che ne occorreva un altro per capire, situare, dare spessore ai fatti. Diventava chiaro anche a me, che pure me ne ritenevo sufficientemente “informata”,  che in realtà mancavano troppi pezzi alla vulgata di questa storia: cornici, sfondi, oggetti, notizie, attori e  riflessioni che soli possono dar conto di un cambiamento  di portata “epocale” come quello di cui si sta ora parlando. Ma il giovane psichiatra salernitano arrivato a Trieste da quel Basaglia vietato all’università di Napoli, dove non si doveva “basagliare”,  che con “ardente pazienza e sonnambula coscienza” registra le voci dei folli tornati alla vita,  trent’anni  dopo non fa storiografia

Il 5 ottobre, a Mestre, con Gisella Trincas

Abbiamo l'opportunità di avere nostra  ospite Gisella Trincas, Presidente dell'UNASAM,  l' Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale. Costituitasi nel 1993, l’Unasam  aggrega oltre 150  associazioni e realtà, regionali e locali,   che condividono gli stessi obiettivi  in materia di Salute Mentale ed è attiva in numerosi confronti con  istituzioni, organizzazioni nazionali e internazionali.  L'Unasam inoltre è riconosciuta dall'OMS tra i partners fondamentali per diffondere e implementare nel mondo le buone pratiche in salute mentale, per difendere i diritti delle persone con sofferenza mentale, per promuovere politiche e legislazioni innovative. Pensiamo che si tratti di un’importante un’occasione per conoscerne il lavoro e il pluriennale  impegno e per  un confronto con quanto accade sul nostro territorio.

Invitiamo tutte le Associazioni che operano nel campo della Salute Mentale nel Veneto, i familiari, le persone che hanno attraversato l’esperienza della sofferenza psichica  all’incontro che si terrà alle ore 10.00 del  5 ottobre 2007 a Mestre  presso la Casa dell’Ospitalità .

Cordiali Saluti, Anna Poma, Coordinatrice Forum Veneto per la Salute Mentale

Il 3 marzo 2007, alcune finestre dei due SPDC di Vicenza sono state sbarrate con delle inferiate

In questi Servizi, già drammaticamente caratterizzati dalla chiusura a chiave di porte e finestre, dalle telecamere a circuito chiuso all'interno, dagli stanzini di isolamento, e, come se non bastasse, da linee guida su "Il trattamento nel breve periodo di comportamenti disturbati/violenti in contesti di degenza” e dai relativi protocolli applicativi che regolamentano (giustificano) la contenzione fisica, quest’ultimo atto certifica il perpetuarsi di pratiche  ben lontane dallo spirito della Costituzione e dalla scelta di campo operata dalla 180. Pratiche  tristi, senza speranza, incapaci di credere alle persone e alla loro possibilità di rimonta e guarigione, attendiste, costruite intorno ad un’emergenza che contribuiscono a produrre e a riprodurre, alimentando paura, pregiudizi e stigma  intorno alle persone con sofferenza mentale. Basti pensare che nelle linee guida, tra i fattori predisponenti al rischio di aggressività è annoverata l’appartenenza  a “subculture inclini alla violenza” o la non conoscenza della persona da parte dei servizi. L’immediata reazione di alcuni esponenti vicentini del Forum (in collaborazione con la CGIL FP di Vicenza) che hanno subito segnalato agli organi di stampa e televisivi l'accaduto, convocando una conferenza stampa per il giorno 5 marzo, ha prodotto l'insperata decisione da parte della Direzione di Dipartimento di tornare sui propri passi, rimuovendo  le inferiate dopo appena un giorno dalla loro istallazione. Un risultato, seppur circoscritto, che è stato accompagnato  però da un importante rilievo dato dai quotidiani all’episodio e alla nostra posizione critica in merito  a questa caratterizzazione del lavoro del Dipartimento di Salute Mentale, ad ogni azione lesiva dei diritti della persona, ancorché “folle”; un risultato che ci conferma nella speranza che il nostro impegno, volto a far emergere la contraddizioni tra enunciati e pratiche in ciò che accade nel lavoro per la Salute Mentale , a promuovere confronti e riflessioni, possa realmente costringere i Servizi a rispondere di ciò che fanno, a darne conto: siamo convinti che alcune pratiche possano sopravvivere indisturbate soltanto perché tenute sotto chiave, sbarrate alla vista, sottratte al dibattito pubblico, segregate dietro ai muri, le porte chiuse, le sbarre alle finestre. 

Dalla stampa

Ledda Cossu: Sabato mattina un passaparola è rimbalzato da Vicenza a Venezia e al Forum Veneto per la Salute Mentale: "stanno installando le sbarre in Ospedale", come dire "siamo alla frutta". L'abitudine all'abbruttimento dei luoghi, alla privazione di libertà come condizione "normale" di vita è un rischio da non correre. Sabato a casa mia i malori di stagione e non erano sovrani, ma ho rilanciato. Le reciproche fragilità creano vicinanze possibili con ogni tempo. L'alleanza fra cittadini utenti, famiglie e operatori può funzionare. Le sbarre sono state tolte in 24 ore, quale effetto concentrico di tante sensibilità, passaparola, anche Dipartimentali, forse rafforzate dalle onde corali toccate da Cristicchi. Ora occorre aprire le finestre di Vicenza e non solo, ma di tutti gli ospedali veneti, come? Una presenza di lavoro strutturato negli spazi comuni dei luoghi di cura, nei corridoi? Una diversa formazione professionale nella cura alla persona? Un vento diverso che soffi nei Dipartimenti? Una maggior consapevolezza dei diritti civili di utenti e operatori?.... Come fanno nei luoghi dove tutto è aperto e dove gli indicatori di qualità dei servizi sono in assoluto fra i migliori: minor quantità di TSO (Trattamenti Sanitari Obbligatori), minori suicidi.... Ci insegnano alle Scuola Infermieri che "assistenza" significa "essere presenti" per curare, o almeno consolare. Per non farsi sconfiggere dal dolore la "distanza-cuscinetto" si chiama "visione oggettiva della realtà" e in questo panorama di reale da vedere c'è anche la guarigione che non è dell'infermiere, del medico, ma delle risorse di salute che se rispettate continuano a scorrere in ogni persona, rafforzate dalle esperienze positive, anche ambientali che non sono sbarre, contenzione fisica o annichilimento da farmaci, porte e finestre chiuse che aumentano da parte di tutti la percezione di "distanza-senza sicurezza", l'escalation di privazioni di libertà che non tutelano la vita di nessuno. Forse occorre iniziare da qui, aprire le porte ad un differente approccio civile, professionale e del cuore a questa sofferenza dell'anima

Mestre, 22 gennaio 2007

Dovremmo chiedere a Daniele, Nicola, Francesca e Tiziana cosa ne pensano dei Servizi di Salute Mentale che, da anni, avrebbero dovuto prendersi cura di loro. Dovremmo chiedergli in che cosa consiste questo “aver cura” e che cosa hanno imparato della propria sofferenza  attraverso le parole e i gesti di psichiatri, psicologi, assistenti sociali, infermieri, operatori che si sono occupati di loro. E soprattutto quali concrete  prospettive di vita e di rimonta – relazioni, casa, lavoro- hanno incontrato nei luoghi e nei processi della presa in carico.

Quello che è successo lunedì 22 gennaio, 22° incontro del Forum Veneto per la Salute Mentale presso la Casa dell’Ospitalità di Via Spalti merita di essere raccontato, rilanciato. Una sessantina di persone, moltissimi veneziani del centro storico e della terraferma, ma anche padovani, vicentini, trevigiani**. In questo luogo straordinario, dove l’utopia e la realtà si scambiano le parti partorendo inclusione e speranza, si è venuti a parlare di salute mentale, di bisogni, di diritti. Un ampio spettro di società civile, testimone, a vario titolo, di quello che accade dentro, fuori e intorno a Servizi di Salute Mentale che tutti vorremo contribuire a cambiare, migliorare, far crescere. C’è tensione, contraddizione, conflitto tra punti di osservazione che non hanno l’abitudine al confronto e che, di norma, si scontrano a distanza, senza toccarsi né guardarsi davvero. Ci sono molti degli attori di questa faccenda complicata e ingarbugliata che, con una sintesi allusiva ma non sufficientemente trasparente, chiamiamo “salute mentale”. Ci sono molti dei linguaggi di cui ci si serve per parlarne: quello tecnico, quello gergale, quello amministrativo, quello domestico, quello intimo. Sono linguaggi che faticano a comprendersi. A denotare le stesse cose. Allora le persone diventano figli, pazienti, parrocchiani, cittadini, ragazzi, malati. E la sofferenza follia, malattia mentale, stranezza, inquietudine, paura, esclusione. Ma attraverso le parole e le risposte che separano, quello che colpisce è il rimbalzare di bisogni e di domande che, al contrario, vanno in una stessa direzione, finendo per unire coloro che le pongono.

Siamo in tanti: familiari, persone con sofferenza mentale, associazioni, cooperazionisti, amministratori, funzionari, qualche medico, un’infermiera (purtroppo nessun’altro operatore, addetto all’assistenza, educatore, psicologo, tecnico della riabilitazione o assistente sociale) Insieme, anche se diventa più facile ferirsi. O almeno così sembra perché poi, da vicino, appare chiaro che le ferite vengono da prima, dalla distanza di sicurezza, dalla chiusura, dalle chiusure.  Quando si passa “all’esser qui” le cose cambiano. E’ il presente che entra in scena, e a dargli spessore, le domande che diventano domande di tutti.  “Che fare?”, “come fare per unire le forze, corrodere risposte che non rispondono, interrompere circuiti senza via d’uscita, accelerare la costruzione di strade possibili ma ancora impraticate sul nostro territorio?” “cosa fare per impedire che ragioni deboli, fumose, pretestuose impediscano la costruzione di queste strade?”. In queste domande è possibile trovarsi, ciascuno a partire dal proprio punto di osservazione, dalla propria responsabilità . E delineare alcune convergenze.

La preoccupazione perché l’analisi sullo stato dei servizi e le indicazioni progettuali del dr. Mezzina non vadano eluse, come è accaduto finora, né disperse ma siano utilizzate per costruire servizi a bassa soglia, trasparenti, accessibili, capaci di fornire risposte di salute mentale di respiro, attente alla vita e al protagonismo delle persone.

La necessità che vengano irrobustiti o ripresi alcuni percorsi già avviati ( anche se all’insaputa dell’utenza) ma interrotti o rallentati per  problemi burocratici, mancanza di risorse, strategie condivise, formazione adeguata. 

La richiesta che un’unica regia dipartimentale garantisca a chiunque acceda ai servizi, dal Lido o da Marghera, da Mestre o da Murano, analoghe e qualificate risposte di salute mentale rispondendo di ciò che si fa e di ciò che non si fa, senza eccezioni, senza omissioni. Nonostante le dichiarazioni distensive e fiduciose del  rappresentante del Comune nei confronti della nuova Direzione del Dipartimento di Salute mentale,  e il suo ribadire come la  “peculiarità”  del nostro territorio e le storia dei servizi escludano a priopri la possibilità di alcune trasformazioni radicali ( come ad esempio una diversa ripartizione dei budget di spesa tra Ulss e Comune), la maggior parte dei presenti sottolinea la necessità di rimuovere gli ostacoli presunti o reali che impedirebbero queste cose, di mantenere alta l’attenzione, di vigilare affinché non vengano messe in atto scelte al ribasso, semplici ritocchi o rattoppature o peggio un ulteriore frazionamento di logiche e modalità di intervento. Di costruire momenti di confronto non episodici tra i Servizi e la cittadinanza. Il forum, si sa, ed è stato ribadito in questa sede, non  ha potere se non quello di dire ciò che le persone incontrano e sperimentano, di dar voce ai bisogni, di promuovere  confronti. Di interrogarsi al suo interno ma anche di interrogare chi ha potere.  E soprattutto di invocare risposte concrete, efficaci, aperte.  A garanzia di diritti che pretendiamo imprescrittibili, specie quando sofferenza, fragilità, debolezza ci attanagliano e ci tolgono il fiato necessario a batterci per mantenerli.  Il diritto di non venir dimenticati in alcun luogo psichiatrico- Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura, Comunità terapeutiche, Residenze Sanitarie Assistite; il diritto a non venir sottoposti a contenimento fisico e farmacologico; il diritto a non vedersi negato l’accesso ai Centri di Salute Mentale- perchè fa notte o perché  fa festa; il diritto a non essere confinati nell’orizzonte di cure avare e isolate, avare perché isolate, chiuse all’ascolto, alla critica, al ripensamento; o nei perimetri di un “privato”  che è tale anche  perché privo di connessioni, di legami con la vita concreta e di ogni visibilità e possibilità di confronto. Su questi diritti e su queste domande, che risuonano da una parte all’altra del Veneto e in molte parti d’Italia, invitiamo a ritrovarci.                                    

Anna Poma,  Coordinatrice Forum Veneto per la Salute Mentale

**Sono intervenuti:

 di Venezia: Nico Casagrande, Sergio Stefenoni, Annalisa Davanzo, Olga Crugliano, Paties, Sandro Del Todesco Frisone ,Anna Poma, Leda Cossu, Attilio Baldan, Gianfranco Rizzetto, Orghe Pertegato, Ida Verde Peruzzo, Tosca Daissè; di Padova: Emilio Nasuti, Quinto Ferro; di Treviso: Emma Marcheggiano; di Vicenza: Edoardo Berton, Aida Brusaporco; di Trieste: Peppe Dell’Acqua, Daniela Speh, Andrea Clarot .

Verbale 14° incontro, Vicenza 28 maggio 2006

Il giro di presentazioni, reso necessario dalla presenza di quattro nuove persone di Vicenza, induce un confronto molto partecipato sul tema degli psicofarmaci, della loro utilità o inutilità, sull’uso e l’abuso che se ne può fare. Le posizioni sono diverse, dal rifiuto tassativo degli psicofarmaci come strumenti di cura (nato da sofferte esperienze personali) ad una posizione più diffusa e meno rigida che diffida delle generalizzazioni, ma anche sottolinea la necessità di contrastare ogni forma di abuso farmacologico.  Questo tema rimanda a quello più generale del  mandato di controllo sociale  che investe  la psichiatria : un mandato da cui, secondo il solo psichiatra  presente, è molto difficile sottrarsi. Ci si interroga sull’inesorabilità o meno di questo mandato,  sull’esigenza di discuterlo smontando le condizioni che conducono all’emergenza, alle crisi psichiatriche. Il dialogo su questi temi tra tecnici, operatori, familiari e persone che hanno attraversato l’esperienza della sofferenza mentale, in questa circostanza di indipendenza e reciprocità è un terreno su cui misurare le potenzialità di un confronto e di una messa in comune inediti delle esperienze di tutti gli attori della salute mentale.

Ci aggiorniamo sulle situazioni locali:

  • a Venezia e a Mestre tutto è congelato, il dsm è commissariato, ci si contende le poche strutture esistenti, è stata inaugurata una ctrp che però resta vuota in attesa di prese in carico capaci di garantire l’inserimento delle persone e che gli operatori di una cooperativa a cui la ctrp è stata appaltata vengano adeguatamente formati;
  • a Padova  la cooperativa sociale Liberamente ha organizzato, in collaborazione con il c.d. quartiere n.5  alcuni incontri aperti alla cittadinanza SU “Legge 180”  “ Risposta ad disagi mentale: tra pubblico e privato”(a cura degli operatori del 2° Servizio Psichiatrico) a cui siamo stati invitati come Forum. Purtroppo agli incontri hanno partecipato diversi “addetti ai lavori” ma sono stati disertati dai cittadini stessi. I rappresentanti del Forum hanno posto la questione della “180 tradita”  e della necessità di prevedere meno letti nei reparti e una maggiore apertura dei Csm, con un’adeguata informazione agli utenti su sedi, orari, organizzazione degli stessi Csm: Si è riscontrata perplessità da parte degli operatori del 2° Servizio psichiatrico sull’apertura a tempo pieno ( la solita risposta che il pronto soccorso è aperto 24 ore su 24!). Un depliant stampato in occasione della giornata che Padova ha dedicato alla salute mentale – il 28 maggio 2006- intitolata “diversamente” (in piazza era presente anche un banchetto informativo del forum) risponde alla richiesta evidenziando alcuni gravi limiti di questi servizi: solo 2 Csm su 5 (3+2 ambulatori di salute mentale) sono aperti il sabato mattina; l’ambulatorio  del 2°Servizio all’Arcella, che si rivolge al quartiere più popolato della città (90.000 abitanti su 210.000) e ai comuni di Cadoneghe e Limena, è quello che ha l’orario più ridotto(solo 2giorni  dalle 8 alle 18 e 3 giorni dalle 8 alle 14). Ma soprattutto,  come denunciato dall’ A.I.T.Sa.M. ( nell’appello apparso sul Mattino di Padova del 2 giugno scorso, da ben 26 anni la psichiatria padovana attende strutture adeguate e funzionali e da 2 anni , caso forse unico nel Veneto, non viene nominato il Direttore di Dipartimento di Salute Mentale , non viene convocato nessun consiglio o assemblea per discutere del necessario trasferimento del 1° Servizio dall’Ospedale Busonera ( per far posto all’Istituto Oncologico Veneto) e dei Servizi 2° e 3° dall’Ex Casa delle Suore (dove i pazienti sono reclusi in vere e proprie celle conventuali.
  • A Vicenza , una novità positiva consiste nel fatto che la conferenza dei Sindaci ha istituito un tavolo specifico sulla salute mentale ( la conferenza ha delegato alcuni  amministratori, medici,  rappresentanti delle associazioni e delle cooperative, un rappresentante della Prefettura a farvi parte).  
  • A Treviso il nuovo direttore di Dipartimento, dott. Favaretto, ha dichiarato la propria intenzione di riconoscere l’associazione Progetto Ulisse  (a cui appartengono alcune persone del forum) e il proprio interesse per le attività ( laboratorio, giornale etc) che quest’ultima realizza .   

Rilanciamo l’idea di chiedere un incontro al Consiglio Regionale o per lo meno alla quinta Commissione sociosanitaria per esporre i contenuti della lettera e lanciare un interpellanza sulla situazione della Psichiatria in Veneto.  

La "Lettera a Marco Cavallo" di Alessia Vergolani, letta alla presentazione del forum veneto salute mentale:

“Spesso, la malattia mentale è un cavallo che ti galoppa dentro, che scalcia incontenibile e irrefrenabile, e ti fa male.

Ma non si doma un cavallo con un laccio al collo, con “fascette di contenzione standard con appositi bottoni di chiusura n° 6 per gli arti”; non si doma la furia e il furore di un cavallo costringendolo tra 4 squallide pareti grigie e scrostate e affumicate, con sbarre alle finestre e la porta sempre chiusa a chiave.

Ma sapete che il cavallo ha bisogno del prato verde, di un immenso cielo blu, di vedere e vivere

gli spazi, sentendosi filo magico che sia collegato, non sia legato, che sia stretto, non costretto nell’alleanza del cerchio delle vite?

Alla cortese attenzione del Sindaco prof. Massimo Cacciari, e agli Organi di Stampa

Come coordinatrice del Forum Veneto per la Salute Mentale ritengo opportuno fare alcune considerazioni sulla situazione della psichiatria veneziana,  da molti e dallo stesso Sindaco considerata una vera e propria emergenza e una priorità per la Sanità del nostro territorio

“Un filo d’oro, un gomitolo di esperienze speciali. Un filo d’oro di Buone Pratiche da avvolgere insieme agli altri fili”

Una raccolta di testimonianze che vuole dare voce pubblica ed autorevolezza al lavoro di cura delle persone. A cura de “Il Gruppo delle Testimonianze” (Leda Cossu, Emma Marcheggiano, Rodolfo Tigani)

Il Gruppo delle Testimonianze di malati e famigliari è “una voce dentro” alla sofferenza psichica. La “voce dentro” alla sofferenza dura un periodo, a volte una vita. Ciascuna, ciascuno di noi ce l’ha, la incontra. A volte ha un volume così alto da assordare noi, i nostri cari. Non è una voce “altra”, una nemica da zittire, combattere, nascondere, curare. E’ da ascoltare, comprendere, far convivere con noi ad un volume più basso, riconoscibile, rassicurante. E’ una parte della nostra giornata, in altri momenti la giornata è buona, vivibile e occorre riconoscere i più o meno rari momenti di benessere per avere il coraggio di vivere l’intera giornata.

Presentazione del Forum Veneto  (29 gennaio 2005)

“Io credo che non esista libertà se non nel legame che ci aiuta a combattere contro tutto ciò che ci divide”. Abbiamo scelto di accompagnare la presentazione di Forum veneto di Salute Mentale con questa frase di Franca Ongaro Basaglia perché vogliamo dedicarle questa giornata e tutto il lavoro che ne seguirà. Ma anche perché queste sue parole sembrano riassumere  tutti i propositi  del Forum, le ragioni che lo hanno ispirato, il respiro che lo anima.  Il forum è un appello all’appartenenza, un appello al legame sociale; è la consapevolezza- che si fa via via sempre più chiara- che questa appartenenza  e questo legame rappresentano i soli veri antidoti alle contraddizioni che ci attraversano, ci imprigionano e ci separano, o più probabilmente, come sembra dirci Franca, ci imprigionano perché ci separano. Così la sofferenza mentale, quella condizione umana che forse più di ogni altra denuncia la fatica dell’appartenenza, le lacune della comprensione, il dolore che la attraversa, Ma anche lo sforzo estremo di sottrarsi alla sua perdita

Ecco la lettera inviata al Giornale di Vicenza a commento della querela (per fortuna, oggi, ritirata) subita da tre infermieri dell'S.P.D.C. che avevano riferito al Forum del ricorso ordinario, nel loro reparto, alle contenzioni fisiche:
  • Lo scorso 23 giugno, il vostro giornale ha riferito la vicenda dei tre infermieri del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura  di Vicenza che in una riunione del Forum Veneto di Salute Mentale hanno segnalato  il ricorso ordinario a pratiche  contenitive nel proprio reparto, incorrendo poi in una querela - subito ritirata - da parte del primario e dello stesso direttore generale della ULSS. E’ nostro desiderio chiarire ai lettori la natura del Forum di Salute Mentale di cui siamo membri e la nostra posizione a proposito delle “contenzioni” di cui drammaticamente la psichiatria pubblica e privata continua a servirsi
Gli incontri: