Forum Toscana

 

Dal Tirreno di Pistoia del 16 giugno:
Da La Nazione del 22 aprile:

23 e il 24 marzo 2007, Marina di Massa, conferenza "Dalle parole ai fatti, qualcosa fiorisce" organizzata dalla Rete Regionale Utenti Salute Mentale

la cui presidentessa è Maria Grazia Bertelloni e i cui referenti provinciali sono Franca Izzo per Livorno, Roberto Pandini per Pisa e Renato Scolari per Grosseto. La Rete è una associazioe di volontariato il cui obbiettvo generale é la partecipazione degli utenti quali interlocutori privilegiati nelle varire sedi istituzionali. Il convegno è stato organizzato interamente da loro. Il seguente resoconto riguarderà solo la seconda giornata perchè putroppo alla prima non mi è stato possibile partecipare (a cura di Paolo Tranchina)

Nasce la Rete Regionale delle Associazioni per la Salute Mentale

i Rappresentanti della Rete Regionale attraverso il legale rappresentante, la Presidente Maria Grazia Bertelloni, vi informa che, in data 23 maggio 2006, la Rete Regionale si è costituita giuridicamente in Associazione di Volontariato non ha fini di lucro, si avvale in modo determinante e prevalente delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri aderenti, persegue fini di solidarietà sociale, ed è costituita dai cittadini utenti con sofferenza mentale. L’Associazione è un centro permanente di vita associativa, autonomo, pluralista, apartitico, a carattere volontario e democratico. L’atto costitutivo è stato sottoscritto da dodici cittadini utenti, residenti nelle varie Province della Regione.

Lo scopo principale della Rete è quello di promuovere attività socio culturali di diffusione, di socializzazione, forme di azione e di iniziativa politica, nonché lo svolgimento di servizi, con l’obbiettivo di favorirne la fruizione soprattutto da parte di persone a rischio di esclusione sociale

Il Coordinamento Psichiatri Toscani (C.P.T.)  afferma l’originalità del Modello Toscano della Salute Mentale

Il C.P.T. si è formalmente costituito a Monteriggioni (SI) il 3/5/2005

Esprime la partecipazione, su base paritaria, degli psichiatri che operano nei Servizi di Salute mentale della Regione. A tal fine, ha prodotto un documento unitario al quale hanno già espresso adesione oltre 120 di loro

Motivi della costituzione del C.P.T.

  • Segnali, da realtà regionali e nazionali, di tendenze verso una regressione dei Servizi di Salute mentale per la comunità, con rischi di “neo-istituzionalizzazione” e di “custodialismo” sul territorio

  • Maggiori richieste ai Servizi di Salute mentale di “controllo sociale” della devianza, in un’ottica di “psichiatrizzazione” dei comportamenti sociali e tentativi di delegare ai Servizi compiti di “Polizia (e “pulizia”!) psichiatrica”

  • Ipotesi di “percorsi separati di cura”, annullando in tal modo la unicità dell’equipe multidisciplinare, l’integrazione e la continuità dei percorsi di salute. Ciò porterebbe a inaridimento e impotenza delle capacità terapeutiche dei Servizi ed a potenziare lo status di paziente rispetto allo status di cittadino, con inevitabile induzione nei pazienti  di dipendenza, di vantaggi secondari e di tutta una serie di protezioni, con conferma della loro condizione di “diversi” e perdita delle capacità evolutive delle persone

 

A Firenze, il 15 novembre:

Piani di Salute Integrati: Quali Servizi per la Salute Mentale

Il Centro FRANCO BASAGLIA di Arezzo, il 16 dicembre

organizza a Livorno una giornata di studio su:

“Soggettività e diritti del cittadino utente della salute mentale, qualità delle cure nei servizi territoriali e in SPDC”  

Il programma

Le comunicazioni:

 

Dal Coordinamento Psichiatri Toscani (Agosto 2005)

Ci inseriamo volentieri nel dibattito in corso sul Forum della Salute Mentale della Toscana riguardo la dimensione territoriale del nostro intervento.

A nostro avviso questa dimensione rappresenta uno dei cardini del lavoro in Salute Mentale; costituisce un punto di riferimento costante attraverso le molteplici articolazioni del percorso terapeutico.

A partire dall’analisi dei bisogni della comunità o del singolo, per proseguire con l’individuazione delle risorse e delle sinergie tra servizio e comunità, nell’ambito dell’attività di prevenzione così come terapeutica o riabilitativa, lo specifico territoriale rappresenta la griglia materiale e culturale entro la quale tutto si svolge

Assunta Signorelli (25 aprile '05)

Invio il documento dell'ANAOO Assomed toscana perchè penso sia degno di riflessione su quello che è lo stato dell'arte della salute mentale in toscana;
preferisco non fare commenti mentre mi piacerebbe che se ne discutesse.
Per renderlo comprensibile sono necessari alcuni chiarimenti per chi non conosce l'organizzazione della salute mentale in toscana:

La legge regionale sulla sanità inserisce i servizi di salute mentale (senza nessuna altra specificazione nei distretti e, quindi affida la responsabilità, per quanto riguarda, la  gestione di risorse umane ed economiche al direttore di zona o di distretto. La legge medesima non parla di  Dipartimenti di Salute mentale

il PSR per quanto riguarda la salute mentale prevede di tutto, lasciando alle singole aziende la decisione impegnando l'Assessorato alla Salute ad emanare nei prossimi sei mesi (è di aprile 2005) ad emanare linee guida per definire i dipartimenti di salute mentale

In toscana c'é stata una raccolta di firme a cui hanno partecipato operatori, operatrici, associazioni di familiari e di utenti a sostegno di DSM di tipo gestionale (tale l'attacco che la legge 40 fa nella direzione di uno svuotamento di senso dei servizi per la salute mentale che ha firmato anche la sezione toscana della SIP)

Chi ha interesse può trovare la legge 40 e il PSR 2005-2007 sul sito della regione toscana

A Siena nel 2003 è stata creata un'Unità Funzionale provinciale di salute Mentale articolantesi in 4 unità semplici zonali (4 sono le zone dell'Azienda Senese) proprio per creare una situazione omogenea e forte di servizi per la salute mentale visto che avere servizi "spalmati" (questo il termine che si usa) nei distretti aveva creato una situazione di povertà e fragilità dei servizi tale da non consentire risposte altre al ricovero (negli spdc e in strutture convenzionate dentro e fuori regione)

Chissà se non vale la pena se il Forum nazionale, dopo una discussione ampia non possa in qualche modo farsi sentire dalla Regione Toscana. A me la situazione attuale pare molto brutta, e, credo, che se non si riesce, in tempi non biblici, a porre la questione di cosa accade in una Regione Rossa per la Salute Mentale e del  ruolo egemonico delle cliniche psichiatriche universitarie, i rischi che si corrono di un ritorno di istituzioni totali per la follia (chiamate forse in modo più soft) in questa regione sono davvero alti. E poi non dimentichiamo che questa regione é modello di governo per la sinistra.

Documento ANAOO Assomed Toscana

Il Referente per la Salute Mentale della Regione Toscana, Galileo Guidi (27 maggio '05)

In relazione all’intervento della dott.ssa Signorelli, mi permetto di intervenire nel vostro Forum.

La Regione Toscana prevede che presso ogni Azienda USL sia costituito un Dipartimento di coordinamento tecnico della salute mentale (Deliberazione C. R. T. n. 41 del 17.2.1999 Piano Sanitario Regionale 1999/2001 – Progetto Obiettivo “Tutela della Salute Mentale”) con il compito di garantire (tra l’altro):

  • l’omogeneità delle procedure e dei livelli di assistenza;
  • la messa a punto di modalità di rilevazione e di integrazione dei dati;
  • la valutazione complessiva dei risultati raggiunti, dei bisogni rilevati e dei prevedibili andamenti epidemiologici, ai fini della programmazione dei servizi;
  • la valutazione dei costi/benefici, anche in relazione alle attività di ricovero ospedaliero e residenziale nelle strutture pubbliche e private;
  • il supporto tecnico necessario alla programmazione aziendale, anche ai fini della qualificazione e del potenziamento della rete dei servizi su tutto il territorio aziendale.

Successivamente la Giunta Regionale con Deliberazione n. 596 del 16 giugno 2003 ha precisato che il Dipartimento di Salute Mentale è il garante, all’interno del Servizio Sanitario Regionale, della risposta globale ai bisogni di salute mentale dei cittadini, come struttura di coordinamento delle Unità Funzionali Salute Mentale Adulti e Infanzia Adolescenza zonali, di supporto alla direzione aziendale e strumento di governo per un’azione strategica sulla salute mentale sia nell’ambito dell’Area Vasta che in quello della sperimentazione della Società della Salute  

Assunta Signorelli (30 maggio '05)

Dispiace nel documento inviato dal dr. Guidi, doversi imbattere in definizioni che sono patrimonio di quella parte del nostro paese responsabile dell’attuale condizione di involuzione e regressione culturale con la quale quotidianamente siamo costretti e costrette a fare i conti.

Comincio dal finale perché, di fatto, riassume la questione principale che, se vogliamo uscire dall’impasse in cui ci troviamo, va affrontata in modo chiaro e conseguente.

Mi riferisco alla questione delle identità: davvero le dentità si definiscono nei confini geografici, nemmeno nazionali ma regionali e, perché no, comunali?

Esiste uno psicotico toscano ed uno campano o friulano o lombardo o romano (ladrone e parassita per DNA) che necessitano di interventi diversi e specifici a partire dal fatto che è nato a Trequanda piuttosto che a Canicattì?

Gli altri incontri:

Incontro del 1 dicembre '04 : gli argomenti centrali della discussione hanno riguardato la valutazione del nuovo PSR della toscana in riferimento alla Salute Mentale.

I temi su cui si è discusso più a lungo sono stati :

  1. la contenzione, accogliendo positivamente le scelte dell’ass. regionale  Rossi in merito. Il nuovo PSR in via di approvazione pone come obiettivo del prossimo triennio l’azzeramento di tutte le forme di contenzione, fisica e farmacologia;

  2. i servizi aperti sulle 24 ore, dove la regione indica nel nuovo piano la volontà di sperimentare nel prossimo triennio queste nuove modalità di organizzazione dei DSM. Si ritiene che questa sperimentazione dovrà riguardare un numero congruo di DSM per poi estendere tale assetto organizzativo a tutti i DSM; 

  3. il problema della residenzialità, è il punto critico dell’organizzazione dei dipartimenti. Bisogna invertire la rotta passando da una serie di residenze, variamente chiamate,   ad una scelta strategica di case per 2-3 persone in cura ai servizi e sostenute in maniera differenziata. 

I partecipanti hanno poi indicato il portavoce regionale nella persona di Sandra Rogialli, psicologa di Firenze.  Saluti, Vito D’Anza