Segnaliamo:
5 anni di manicomio perchè omosessuale

“La fiumana Ana Dragisevic, 21 anni, ha passato cinque anni della sua vita in manicomio a causa della sua omosessualità. Ha raccontato la sua storia al quotidiano Jutarnji list: «Mi hanno rovinato l’adolescenza, non ho finito la scuola, ho incubi continui. Cercherò comunque di continuare a vivere». A far uscire Ana dal manicomio ci ha pensato una decisione della corte distrettuale di Fiume, che ha anche incriminato la responsabile dell'ospedale psichiatrico. A farla entrare in manicomio ci aveva invece pensato una richiesta dei suoi genitori, che sostenevano che fosse tossicodipendente. Ma come scrive Jutarnji list, la ragazza non è mai stata tossicodipendente. «Hanno cercato di curarmi dalla mia omosessualità. Mi rivolgevano sempre domande del tipo: sceglieresti un uomo o una donna come partner? Mi hanno costretta a dire che ero tossicodipendente. Mi hanno tenuto in isolamento, mi hanno messo la camicia di forza, mi hanno fatto iniezioni e mi hanno imbottito di medicine», ha detto Ana, che ora vive sola in un piccolo appartamento”. (notizia riportata da http://www.facebook.com/ext/share.php?sid=48984130597&h=v2RVD&u=nh097). 

Il Vaticano e l'omosessualità

“L’Onu non deve depenalizzare l’omosessualità come richiesto dalla Francia, ciò porterebbe a nuove discriminazioni in quanto gli Stati che non riconoscono le unioni gay verranno “mesi alla gogna”. Lo ha dichiarato mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite. “Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni”.

Il commento di Francesco Migliorino, professore di storia del Diritto, Università di Catania: Un vero capolavoro della casuistica seicentesca. Mirabile esempio della doppia verità. C’è da restare senza fiato e viene voglia di ricordare come il pensiero teologico e giuridico della Chiesa abbia inventato la più artificiale delle classificazioni dei gruppi umani: Duo sunt genera christianorum, clerici et laici. Un’umanità afflitta e sofferente sotto i colpi taglienti di censori tanto amorevoli quanto terrificanti.

Dal sito Pontifex.roma: Lo psichiatra criminologo Francesco Bruno e l’omosessualità

http://www.pontifex.roma.it/index.php/interviste/vips/821-omosessualita-la-santa-sede-ha-ragione-non-e-possibile-far-passare-come-normale-uno-stato-patologico-lomosessualita-e-una-patologia-difesa-da-lobbies-potenti
 

Ancora una volta, l’omosessualità, e tutte le implicazioni che gravitano attorno ad essa, ha tenuto banco. Con giusta ragione, la Santa Sede ha detto no ad una proposta francese che mira ad una specie di condono generalizzato sui temi della morale sessuale. Abbiamo chiesto il parere ,sul tema, al noto psichiatra e criminologo Francesco Bruno. “ La Santa Sede ha ragione e da vendere , ci mancherebbe altro”. Si ferma un attimo e spiega: “ io non ho nulla di discriminatorio contro gli omosessuali ai quali vanno riconosciuti tutti i diritti civili e il rispetto. Del resto anche la Chiesa parla di un obbligo di delicatezza nei confronti degli omosessuali, ma ,detto questo, occorre fare chiarezza”. In che senso? : “ cedendo terreno davanti a proposte francamente  impossibili come quella francese, corriamo un rischio serio: da una parte tollerare una discriminazione al contrario, poi sovvertire l’ordine delle cose “. Che cosa vuol dire? ...  “ io ho conosciuto  e conosco, per motivi professionali, molti omosessuali anche famosi. Intellettuali, professionisti. Cercano sempre di convincermi dell’idea della loro normalità e non è così. Con tutto i rispetto verso questi amici, sostengo che l’omosessualità non appartiene alla sfera della normalità”. Insomma è una patologia?: “ va inquadrata tra le patologie, negli stati fuori della norma. Insomma, la natura ha creato l’uomo e la donna, biologicamente, quindi non esiste in natura un terzo genere. Arrivare a legittimare la tesi della normalità ci porta alla conseguenza ,sbagliata di cambiare le regole della stessa natura, alterandola”. Esiste anche il rischio di fare cadere le barriere tra il bene e il male: “ ecco, io questo lo ho sempre detto. Una eccessiva tolleranza verso stati di anormalità, e l’omosessualità tale va considerata, ci porta alla conclusione che la gente si confonda e non capisca più cosa è il bene e che cosa è il male”. Insomma, si rischia di cadere nel relativismo etico: “ esattamente. Ognuno pensa di fare come gli pare. Che ogni condotta, anche eticamente disordinata, sia lecita e che quindi non si possano mettere freni e divieti. Quello che oggi sta accadendo dappertutto. Quando i colleghi americani hanno sdoganato l’omosessualità dalle patologie, hanno fatto un grave danno e io sono contrario a quanto sostiene l’ Organizzazione Mondiale della sanità. L’omosessuale,al quale va dato ogni rispetto, è clinicamente un malato, ovvero soffre di un disturbo patologico che lo altera. Inutile che questi signori vogliano convincerci che i normali siano loro. Ma sono sostenuti, parlo fuor di metafora, da lobbies potenti e forti”. Da medico: omosessuali si diventa o si nasce? : “ si diventa nella maggior dei casi e generalmente per disturbi o problemi di relazione con la famiglia e i genitori”. In conclusione d’accordo con la Santa Sede? : “ condivido e sottoscrivo. Bisogna restituire principi fermi e stabili, sia in tema etico che di autorità”.

Lucciole in cantiere: petizione per l'abolizione del TSO

"La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell´individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti al rispetto della persona umana" (art. 32 della Costituzione Italiana)

il testo della petizione

La vita dei «matti» - Lettera alla redazione, 06.11.2008

In questi giorni mi sto rendendo conto: forse tutti gli sforzi che sta facendo il mondo psichiatrico per salvare noi matti da un futuro triste e tremendo sono probabilmente inutili. Forse dovrei sostenere una battaglia: «l’eutanasia psichica». Noi matti siamo causa di sofferenza, turbiamo le esistenze di persone che riescono a vivere e sopravvivere in questo mondo, turbiamo le nostre famiglie e i nostri amici con manifestazioni mentali fastidiose. Siamo o tristi o agitati, o stupidi o troppo intelligenti, siamo passivi o rivoluzionari. Non riusciamo a vivere un’esistenza serena, non riusciamo a costruire qualcosa di edificante, non siamo in grado di offrire nulla. Costringiamo persone più forti e più qualificate di noi a mettersi in discussione. Pensateci bene: in discussione da cosa?
Noi matti siamo pigri e svogliati, siamo degli inutili anticonformisti. Pesiamo enormemente sulla società e in cambio non diamo nulla. Perché aiutarci?
Forse Basaglia ha fallito, forse il manicomio era la migliore manifestazione di pietà, forse l’idealismo sincero di sinistra – il mondo perfetto in cui nessuno soffre – non esiste, non esisterà mai. Forse è giusto l’egoismo, ognuno deve pensare ai fatti propri e basta.
Allora richiudetemi e dimenticatevi di me perché sono stanco di vivere in questo mondo, sono stanco di vivere in questo modo, sono stanco di nascondermi dietro alle mie debolezze, sono stanco della mia ipocrisia e della mia inutilità.
Vi prego! Riaprite i manicomi e mi ci sfionderò dentro.
(Federico)

UNASAM - Bologna 7 novembre

Dalla Relazione introduttiva al Convegno di Gisella Trincas, Presidente UNASAM:

"...E’ il tempo della partecipazione (degli utenti, dei familiari, delle organizzazioni non governative, del privato sociale senza fini di lucro), è il tempo della partnerships (non si danno servizi comunitari senza un serio coinvolgimento delle comunità), è il tempo del rigore e della valutazione (soltanto linee guida chiare, intelligenti, non ambigue, dettagliate, attente non solo a inventariare burocraticamente strutture e procedure ma anche a valutare gli esiti per i pazienti, e, se sarà il caso, sarà di nuovo il tempo degli schieramenti…” (B.Saraceno - WHO Ginevra) 

Ecco noi oggi, qui, nel trentennale della Legge di Riforma, dichiariamo che è tempo di un rinnovato Patto per la salute mentale che veda unite in azioni comuni tutte le persone e le organizzazioni che in tante parti del nostro territorio nazionale, hanno incessantemente lavorato per difendere e rendere azione pratica quei concetti e quei valori

La Relazione introduttiva

"I nostri conti con Basaglia"

da Repubblica del 04.09.2008: I miei conti con Basaglia di Luciana Sica

Le aggettivazioni sono tutte al negativo: «vaga, poco chiara, generica». E poi, per trent' anni l' abbiamo chiamata legge Basaglia, ma sbagliando. Non perché l' avremmo dovuta indicare più correttamente con il numero "180" - e ai numeri siamo sempre un po' ostici, si sa. Il punto è un altro: si doveva chiamare con un altro nome! Il vero padre di quella legge - «fatta all' italiana» - non sarebbe Basaglia, ma un medico psichiatra, un parlamentare democristiano: a Bruno Orsini si deve «la formulazione e la promulgazione» della celebre normativa che ha cancellato i manicomi. «Lo sanno tutti!», si sorprende Giovanni Jervis, in questa intervista. «Tutti quelli che se ne sono occupati, ne sono perfettamente a conoscenza. Orsini ha raccolto le esigenze di cambiamento, certe idee che avevano conquistato un largo consenso nell' opinione pubblica, ma la sintesi è stata sua, e Basaglia non era mica d' accordo, lo ha detto subito, non gli piaceva per niente l' ispirazione generale favorevole alla medicalizzazione, considerava la psichiatria una disciplina sbagliata e oppressiva proprio per un eccesso nell' impostazione medico-biologica - quella che aveva permesso i peggiori abusi. Per dire, Basaglia non avrebbe mai voluto strutture psichiatriche come i reparti negli ospedali: immaginava piuttosto "un network di appartamenti anti-crisi"...

I nostri conti con Basaglia di Ernesto Venturini e il "gruppo dei goriziani"

Nell’ultimo libro di Giovanni Jervis e di Gilberto Corbellini e nelle interviste su alcuni quotidiani che promuovono l’uscita del libro, si esprimono giudizi severi sul movimento antistituzionale italiano e sulla riforma psichiatrica del 1978. Tali critiche da parte di Jervis non sono nuove, ma la loro ripresa appare in sintonia con l’attuale revisionismo contro il movimento del ’68 e contro l’epoca delle riforme. D’altra parte Jervis si trova spesso in compagnia con idee conservatrici – la sua critica al relativismo scientifico, ad esempio, si allinea in buona parte a  quella espressa dal prof. Pera e dal prof. Ratzinger sul relativismo culturale. Non è il caso di entrare nel merito di tali analisi, se non facendo presente come questo orientamento abbia un preciso riferimento al presente, in quanto cerca di attribuire a quel periodo, certamente contraddittorio e parziale, ma indubbiamente promotore di forti istanze di libertà e di emancipazione, la responsabilità di un influsso nefasto sulla cultura e sui comportamenti delle persone. In un clima sociale di insicurezza, l’attribuzione del disordine e del disagio a istanze di libertà e di giustizia, presenti e passate, è congeniale a un progetto repressivo della società

Chiarimenti da Trieste

Peppe Dell’Acqua: Mi rendo conto che non è più possibile stare in silenzio ascoltando e rispettando le parole altrui anche quando assumono la dimensione della violenza e dell’annientamento dell’altro. Quanto accade a Trieste è davanti agli occhi di tutti, del mondo intero. Chiunque a Trieste può arrivare, entrare, uscire, attraversare, parlare, farsi una propria opinione. Nel corso dell’ultimo anno siamo diventati oggetto di un’operazione di sciacallaggio violenta che non ha mai avuto uguali anche negli anni più difficili di questa nostra storia. Tutti gli amici del Forum hanno capito. Leda Cossu ha analizzato con intelligenza quanto sta succedendo e gliene siamo grati. Tuttavia il riverbero che notizie false, artificiosamente gonfiate, orribili nei loro contenuti è incontrollabile e, di tanto in tanto, nuovi sciacalli si aggiungono al branco. Sappiate tutti che a Trieste si lavora come sempre e meglio di sempre e il rapporto tra il DSM, gli operatori, le persone che usano i servizi, i familiari, gli amministratori, i cooperatori, le associazioni culturali e sportive, i cittadini resta sempre improntato alla trasparenza, al riconoscimento reciproco, alla critica, alla discussione anche serrata su tutte le questioni che nel nostro quotidiano dobbiamo affrontare. Questa nota che chiedo venga ospitata dal Forum anche per rispondere a tantissimi amici e persone sconosciute che hanno richiesto e ritenuto necessario un nostro chiarimento

  • Gisella Trincas: Caro Peppe, ciò che sta accadendo a Trieste lo stiamo vivendo in minimissima parte anche a Cagliari con la differenza che da voi hanno usato familiari e qui da noi usano operatori dei servizi pubblici. Poi chiunque di noi osi difendere l'operato dei buoni servizi e dei buoni amministratori è messo alla gogna come si può ben vedere navigando su internet. Questa è battaglia politica perchè stanno usando le armi e le strategie della peggiore politica reazionaria. Credo che dobbiamo fare di più ed è per questo che pensavo che il prossimo Forum Nazionale lo si debba organizzare a Trieste. Se ci impegniamo tutti potremo farcela (anche finanziariamente) portando le migliori esperienze e intelligenze a Trieste a difenderne la storia e la pratica. Perchè solo così possiamo difendere e sviluppare le buone pratiche nel resto del Paese, per resistere, resistere, resistere.
  • Assunta Signorelli:  Relativamente alla questione "Trieste" penso sempre sbagliato arroccarsi in difesa, credo che dovunque ci sia sempre da dire e da discutere, se ho vissuto un problema sempre molto forte è la difficoltà per Trieste di accettare critiche e discussioni produttive, proprio questo credo che poi dà spazio a voci e a critiche sbagliate e totalmente gratuite, come quella di Comuzzi che vanno trattate per quello che sono e forse affrontate anche nelle sedi opportune visto che sono false e calunniose. Vorrei però sottolineare un elemento che a mio parere è molto importante, lavorando altrove ho verificato come quando accade qualcosa a persone con sofferenza psichica, mai, anche quando ce ne sarebbero i motivi veri, i familiari escono allo scoperto perchè un parente malato è comunque una vergogna; il fatto che a Trieste questo non accada più è il segno che davvero in questa città la cultura è cambiata e che quindi il lavoro fatto e che si continua a fare è di grande valore. Per questo forse avrebbe un senso, se Trieste ci sta, fare il Forum qui, perchè non mi risulta che in altri luoghi stia accadendo qualcosa!
IV Festival della letteratura resistente

Il 4, 5 e 6 settembre, tra Mantova, Pitigliano ed Elmo di Sorano avrà luogo il VI Festival della Letteratura Resistente, un evento libero, aperto, festoso, riflessivo e senza sponsor ideato e realizzato da Marcello Baraghini, editore di Stampa Alternativa. Il tema di quest’anno saranno gli scrittori matti per ricordare e festeggiare, alla nostra maniera, il trentennale della legge 180 di Franco Basaglia, l’artefice di una delle poche vere rivoluzioni sociali e culturali avvenute nel nostro Paese.

E in onore di Basaglia, abbiamo scelto il titolo Matti chiari, amicizia lunga che aprirà giovedì 4 settembre a Mantova, perché lì c’è Rete 180 - La voce di chi sente le voci, animata dagli ospiti del Centro psicosociale “Carlo Poma”, un esempio unico di luoghi aperti, contrari alla contenzione e all’abuso di psicofarmaci. Un modello ideale della psichiatria italiana e un’esperienza che si avvia ormai al suo quinto anno di vita, dove psichiatri e pazienti si confrontano senza gerarchie.

Così nascono e vengono presentati i libri di Gianna Schiavetti e di Alice Banfi, entrambi pubblicati da Stampa Alternativa e che danno voce alla follia senza pregiudizi e soprattutto con una visione dall’interno. L’importanza dei temi affrontati nella sede di Rete 180 ha fatto sì che questa giornata di apertura del VI Festival della Letteratura Resistente sia segnalata come evento collaterale nel programma del Festival della Letteratura di Mantova. Da venerdì invece si prosegue nella consueta cornice maremmana, a Pitigliano che ne è la culla, ed Elmo di Sorano, la sola oasi che poteva ospitare una notte di voci e canti anarchici.

Vedi: www.rete180.it e www.stampalternativa.it

Petizione a sostegno della deistituzionalizzazione in Serbia

Paolo Serra: Carissimi, come molti di voi sanno, da circa sette anni sono impegnato nel progetto "Salute mentale in Serbia" della Caritas Italiana. Durante questi sette anni ho collaborato con molti operatori della salute mentale della Serbia. Tra questi, il dott. Milan Stanojkovic ha rappresentato, sin dall'inizio di questo lavoro, la persona con la quale abbiamo totalmente condiviso gli ideali sui diritti e la dignità dei pazienti psichiatrici ed abbiamo avuto in comune le strategie per il miglioramento delle loro condizioni.

Qualche cenno sulla sua attività:

  • da quando è stato nominato direttore dell'Ospedale Psichiatrico di Gornia Toponica (Nis) in 2001, non solo le condizioni concrete dei ricoverati sono enormemente migliorate, ma il numero di essi è passato da 1200 a 700;

  • solo la sua ferrea volontà di progredire ha permesso di aprire l'unico Centro di Salute Mentale Serbo, nonostante le enormi difficoltà.

Circa un mese fa, alcuni operatori dell'ospedale, in modo del tutto strumentale, hanno organizzato, durante i giorni delle elezioni politiche, uno sciopero della fame contro il direttore, accusato di autoritarismo (loro ignorantemente lo chiamavano "mobbing"). Conosco il dott. Stanojkovic molto bene, come psichiatra e come uomo e so anche che, a volte, per difendere i più deboli, si deve essere autoritari contro chi cerca di agire soprusi contro di loro. E' del tutto evidente l'intenzione di colpire una punta di diamante della giovane riforma Serba. Purtroppo, invece, un malinteso democraticismo, in un momento delicato come quello della formazione delle alleanze di governo, ha convinto il ministro della salute a dimettere il dott. Stanojkovic dalla direzione dell'ospedale. Tutti quelli che lo conoscono sono assolutamente sconcertati da quanto accaduto e, volendo esprimere la propria contrarietà a questa ingiustizia, hanno scritto una petizione, che vi invito a leggere e, se la condividete, a firmare. La troverete qui:   <http://www.petitiononline.com/stanengl/> http://www.PetitionOnline.com/stanengl/

Mario Reali: Ho lavorato come esperto per OMS e Stability Pact per la Salute Mentale, con il dr Milan Stanojkovic. Dopo lo scandalo diffuso dai mass-media serbi, italiani e altri paesi europei circa 5 anni fa è stato nominato Direttore dell'Ospedale Psichiatrico di Nish (Serbia). Rotelli, Dell'Acqua e Mezzina hanno conosciuto Milan Stanojkovic e il suo team durante uno stage a Trieste. Hanno poi seguito il processo di Riforma Psichiatrica supportando lo Stability Pact con il mio lavoro di consulente per costruire un sistema di salute di Comunità. L'area di Nish, per i risultati raggiunti nel processo di umanizzazione dei reparti psichiatrici, è stata scelta come area sperimentale nel contesto dello Stability Pact for Mental Healt (EU, WHO). Milan Stanojkovic, utilizzando le risorse dell'Ospedale, ha istituito due anni or sono un Centro di Salute Mentale nella parte centrale di Nish, chiamata Mediana, aperto dalle 8.00 alle 20.00 che serve un bacino di utenza di 100.000 abitanti. Date supporto a lui e al Project Manager Vladimir  Jovic  firmando, via mail, la petizione al Ministro della Salute della Serbia con : nome, cognome, posizione istituzionale e Istituzioni per le quali lavorate.

(in allegato: il testo della petizione e una lettera a firma del dr. Stanojkovic)

26, 27 ottobre. Un convegno organizzato e indirizzato alle persone
L'associazione Il Mondo di Holden che persegue il fine della solidarietà, culturale e sociale e si pone come obiettivo la finalità di una visione olistica della persona che comprenda non solo il benessere fisico e psicofisico in termini di cure farmacologiche, ma anche l’attenzione costruttiva al vissuto passato e presente di ogni persona, alle sue prime necessità primarie di sopravvivenza (alloggio e nutrimento), e quelle complementari di socializzazione, occupazione, creatività e spiritualità, ha organizzato un convegno. Eccone un breve resoconto: 
  • Qualcosa è cambiato? Il punto interrogativo è d’obbligo dopo due giornate intense e dense di pensieri, emozioni, ma anche di dubbi, di domande senza risposta. La giornata di venerdì è stata per me la giornata più importante e più bella. Gli utenti sono stati protagonisti finalmente di un convegno, hanno dimostrato ancora una volta che i pregiudizi causati dal giudizio psichiatrico non hanno senso.  Mi scusino gli altri, a cui non tolgo nulla, ma l’intervento più forte, più toccante è stato quello di Alice. La sua giovane età non poteva che spiazzare chi confinava racconti di quel tipo nel perimetro del mai troppo biasimato manicomio. Le cose denunciate da Alice accadono oggi, in questa Italia così a posto con la coscienza, grazie alla legge 180. In un convegno in cui al centro dell’attenzione era il mondo dell’auto aiuto alla fine non si poteva non parlare di quei temi che da sempre agitano il dibattito in psichiatria: contenzione e psicofarmaci

Da Diario del 16 marzo 2007

un articolo sui 3 istituti gestiti da enti ecclesiastici: Bisceglie, Foggia e Potenza. "I poveri "matti" del Vaticano" ... "tra i più grandi d'Europa, vi sono rinchiuse circa 2.000 persone a volte non malate ma dimenticate da famiglie ed istituzioni ..."

Versione scannarizzata: pagina 1; pagina 2; pagina 3

Comunicato di Psichiatria Democratica sulla proposta di legge Cancrini e altri sull'uso di psicoterapeuti privati nei servizi pubblici 

La proposta di legge Cancrini e altri (N° 439, presentata il 4 maggio 2006) intende offrire agli utenti dei servizi psichiatrici sedute di psicoterapeuti e interventi di centri di psicoterapia privati, pagati con i fondi del servizio pubblico. Tra le motivazioni che troviamo nella premessa, si sostiene che:

  1. "la maggior parte delle strutture pubbliche non può permettersi di offrire interventi psicologici strutturati";
  2. l'accesso alla psicoterapia è proposto come alternativo al farmaco e al ricovero ben più costosi;
  3. il servizio pubblico offre una privacy minore di quello privato; 

Queste considerazioni sono a nostro avviso molto discutibili

Il testo della Proposta di Legge

  • vito inserra Libera.mente: perchè così ipercritici?; la nostra associazione ha fatto recenti esperienze di integrazione tra psichiatria pubblica e prestazioni di psicoterapia da noi organizzate su nostri progetti, ed ha funzionato; comunque intendiamo confrontarci con laicità e senza barriere ideologiche; siamo nel xxi secolo e non più nel 1904; chiedo di parlarne formalmente nel prossimo forum in calabria; i servizi pubblici sul territorio lasciano molto a desiderare, e non è solo un caso isolato, ma è la realtà che di norma viviamo in quasi tutto il paese; ve lo diciamo noi che siamo i diretti interessati e viviamo la questione; sarà utile, non sarà utile il tentativo della proposta cancrini?; non lo so, e perciò intendo verificarlo, e se ciò dovesse passare attraverso le prestazioni di mercato si vedrà; è pur sempre meglio delle reclusioni domestiche conseguenti all'abuso del solo farmaco, oppure del sogno ideologico del niente farmaco; per favore un poco di umiltà!

  • Fulvio Aurora, responsabile nazionale sanità Rifondazione Comunista: Concordo in pieno con Paolo Tranchina, il PRC non può firmare una proposta di legge di questo genere

  • Alessandro Sirolli: Esprimo condivisione sul documento di Paolo Tranchina sulla proposta di legge Cancrini e condivido anche la posizione di Fulvio Aurora nel merito politico. Non ritengo utile dissertare ulteriormente su quanto il privato "possa offrire meglio del pubblico" , tanto meno  sull'efficacia della psicoterapia , o meglio della sola psicoterapia negli interventi sui disastri della psichiatria. Il problema potremmo liquidarlo tornando al concetto del riduzionismo biologico che trascina soluzioni di altro riduzionismo, quale quello psicoterapeutico, altrettanto inutile e dannoso.La questione va comunque ricondotta ad un servizio pubblico che ancora  in troppi luoghi è colpevolmente incapace di dare risposte soddisfacenti e sensate alle persone e altrettanto colpevolmente incapace di porre rimedio ai danni creati in quasi 30 anni di mancata applicazione della legge 180

  • Francesco Colacicco: Ho letto il comunicato di Tranchina e sono rimasto di sasso. Non capisco dove nasce tutta questa rabbia, dove si genera questa aggressività verso chi fa psicoterapia e chi tenta di insegnarla. Si offrono immagini caricaturali di un mondo che forse non si conosce abbastanza: psicoterapeuti assetati dal Dio Denaro, che insensibili al grido di dolore dei pazienti ne sfruttano i disagi per arricchirsi, per edificare cliniche private; psicoterapeuti chiusi nella loro stanza di terapia in totale alienazione sociale, che rifuggono da ogni sforzo di coordinamento con gli altri operatori del sistema sanitario; scuole di psicoterapia dove si insegna solo a far quattro chiacchiere con i pazienti meno gravi (quelli che se la caveranno comunque), che producono psico-cosi utilizzabili solo in facoltosi studi privati; insegnamenti e pratiche, quelli della psicoterapia, privi di validità scientifica e di dubbia utilità

Le parole ritrovate

Mi chiamo Alice Banfi, ho 28 anni, ho un diploma d'arte di illustratrice e designer, sono una pittrice e sono una paziente psichiatrica. Soffrivo di disturbo borderline di personalità, ora continuo a soffrirne ma cerco di conviverci. Il primo ricovero a vent'anni: entrata nel reparto psichiatrico dell'ospedale, ho capito che ero all’inferno e che non mi sarei mai salvata; che l’unica via di fuga era la morte.Mi sentivo circondata da veri matti, i medici, che chiamavano cura le torture che mi infliggevano di continuo: contenzioni fisiche, psicologiche e farmacologiche. Lì nessuno mi ha mai spiegato il perché, nessuno mi ha mai spiegato cos’avevo, nessuno mi ha mai spiegato veramente come guarire

Comunicato stampa UNASAM: Il punto di vista di pazienti-familiari sull’assistenza psichiatrica: un progetto di ricerca su scala nazionale.

Secondo quanto annunciato nell’invito rivolto alle maggiori testate nazionali, nella conferenza stampa convocata da UNASAM (Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale) a Cagliari il 14 novembre u.s.,  è stato presentato e discusso il progetto nazionale di ricerca (coordinato tecnicamente dal Consorzio Mario Negri Sud) sulla qualità delle cure e l’epidemiologia degli effetti indesiderati degli psicofarmaci. “L’iniziativa di UNASAM ha caratteristiche di assoluta originalità sia a livello nazionale che internazionale: per la prima volta i familiari e/o i pazienti non sono “oggetto” di ricerca ma ne diventano i soggetti e i protagonisti”, dice Gianni Tognoni, Direttore del Consorzio Mario Negri Sud

Riccardo Ierna scrive una lettera aperta a Sergio Piro:

Caro dott. Piro,

Chi le scrive è uno psicologo di Roma (adesso anche psicoterapeuta! Potenza della specializzazione!). Rimarrà sorpreso da questa missiva non meno di quanto lo sia io nel scriverla. Ma qualche settimana fa sono uscito da un convegno su Basaglia (il convegno si teneva ad Arezzo ed aveva come titolo: Pensiero ed azione in Franco Basaglia per la Salute Mentale oggi) pieno di inquietudine ed un certo senso di smarrimento. Ero venuto al convegno accompagnato da una mia cara amica e collega con la quale abbiamo condiviso in questi ultimi anni molte delle battaglie un po’ pratiche, un po’ teoriche sulla questione dei diritti delle persone emarginate e senza diritti che ancor oggi esistono in quell’universo ribattezzato “Salute Mentale”

Risponde Peppe Dell'Acqua: 

Caro Riccardo, quanto più conosco in dettaglio le realtà italiane (in dettaglio intendo molto da vicino, mettendoci anche le mani dentro), tanto più mi rendo conto di quanto i rilievi che tu fai sul funzionamento dei servizi, ovvero sulla mancanza di possibilità di presenza dei giovani, di formazione, di innovazione è assolutamente vera. I servizi, anche dove si riferiscono a radici storiche e culture che condividiamo, sono il più delle volte mortificanti per gli operatori e assolutamente distanti per i cittadini. Al meglio forme di autoreferenzialità e auto-organizzazione di buoni operatori riescono a dare qualche risposta in più

Condannata una psichiatra per lesioni gravi

Il Gruppo antipsichiatrico di Pisa segnala:

non abbiamo fiducia nella giustizia italiana e non ce lo aspettavamo ma oggi 24 novembre 2005, presso il tribunale di Monsummano Terme la corte di primo grado presieduta dal giudice Buzzecoli ha condannato per lesioni volontarie la psichiatra Marazziti Donatella a 6 mesi con il beneficio della condizionale tramutati in pena pecuniaria, cioè la psichiatra dovrà pagare 6140 euro + 7000 euro circa per le spese processuali..  il risarcimento di una parte dei danni fisici provocati dalla psichiatra verrà stabilito in futuro nel processo civile ..  è la prima volta che si condanna una psichiatra..  ci sembra una sentenza importante..  speriamo che la sentenza sia da precedente e che nessuno venga più usato come cavia dalla psichiatria speriamo che in seguito si possa arrivare a processare anche i "mandanti" della marazziti ovvero coloro che le hanno permesso di fare la sperimentazione illegale Cassano (direttore del dipartimento di psichiatria di pisa) e Masi (direttore dell'istituto neuropsichiatrico infanitile Stella Maris di pisa )

Gli antefatti: La dottoressa Marazziti, dell’equipe psichiatrica di Cassano, è stata accusata di lesioni gravi e volontarie e sperimentazione illegale ai danni di una bambina. Nel 1999 le prescrisse per dimagrire due farmaci in sperimentazione e senza aver correttamente informato la famiglia sulle possibili conseguenze: il Topamax, farmaco aggiuntivo per la cura dell’epilessia, e il Fevarin, un antidepressivo. Entrambi i farmaci non erano ancora nel prontuario farmaceutico e sul Topamax esistevano solo tre studi, fatti negli USA, di cui due sugli animali e uno su una donna di 37 anni. La dottoressa prescrisse tali farmaci a dosaggi elevatissimi proprio con lo scopo di causare gli effetti collaterali, tra i quali appunto la perdita di peso