| Secondo Forum Nazionale per la Salute Mentale Lido di Camaiore 16-17 dicembre 2004 - Conclusioni ed indicazioni di lavoro |
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Il Forum Nazionale
per la Salute Mentale si è costituito nell’ottobre 2003 a Roma con
l’impegno di promuovere momenti di discussione, aggregazione, iniziativa
a livello locale, regionale e nazionale ritenendo che
la salute mentale non è riducibile solo a questione specialistica
e che ha grande importanza l’insieme delle politiche e degli interventi
a sostegno dei diritti di cittadinanza Il Forum nazionale
si è riunito per la seconda volta a Lido di Camaiore (Lucca) il 16 e 17
dicembre 2004 ed ha fatto il punto della situazione. Più di 500 persone
hanno testimoniato che le scelte dell’ottobre 2003 hanno messo radici. Il Forum è
cresciuto. Quasi tutte le
Regioni sono state rappresentate da persone che vivono l’esperienza del
disturbo mentale, operatori dei Servizi e della cooperazione sociale,
familiari, politici, amministratori locali, sindacalisti, educatori ed
insegnanti. Il Forum ha
confermato che “Ridurre
l’imbarazzante dissociazione tra pratiche ed enunciazioni teoriche
…” resta la ragione che
fonda il suo operare. Denominatore comune
rimane la questione dell’accesso ai diritti e delle lotte
all’esclusione, alle false inclusioni, al manicomio “diffuso”, allo
svelamento delle contraddizioni e, di nuovo, allo scarto tra gli enunciati
e le pratiche, allo “smog semantico e politico di coloro che
predicano democraticamente bene e legano i pazienti, dei politici che
inneggiano a Basaglia e tagliano le risorse per la salute mentale”. L’eterogeneità e,
spesso, la gravità delle questioni rappresentate invocano un paziente
lavoro per condividere principi e per ricercare strategie e pratiche
comuni. Più volte gli
interventi ed i racconti delle esperienze hanno testimoniato una realtà
drammatica e diffusa. E’ come se esistesse un “piano nazionale” di
svuotamento della riforma per singole regioni, attraverso un quotidiano
lavorio di accantonamento delle persone e dei bisogni che esse portano e
di una silenziosa re-introduzione di culture, pratiche e comportamenti
mortificanti che sembravano ormai superati. Proprio per questo
è assolutamente urgente che il Forum si proponga come luogo di confronto
e iniziativa perchè i temi della salute mentale ridiventino e restino una
questione in primo luogo nazionale, ma anche europea, di interesse quindi
del governo, del Parlamento italiano ed europeo, della Conferenza
Stato-Regioni, delle Città, delle Autonomie locali. In questo anno di
lavoro, i Forum regionali e locali si sono misurati con le fortissime
spinte in atto che rischiano di costruire 20 diversi sistemi di servizi
sanitari, con organizzazioni e modelli operativi necessariamente distanti
e, talvolta, inconfrontabili. Nei nuovi contesti
regionali le indicazioni dei progetti obiettivi nazionali sono stati più
volte ignorati. Fino alle scelte di dirottare il grosso delle
risorse per finanziare la gestione di strutture neomanicomiali come nel
Lazio, alla confusione organizzativa e all’abbandono dei pazienti a più
basso potere contrattuale nei circuiti assistenziali come in Lombardia,
alla frammentazione dei DSM, come
è accaduto in Toscana, alla
proliferazione di progetti di strutture concentrazionarie, nuovi veri e
propri OPG, come in Calabria, o ancora al reparto per adolescenti nell’OPG
di Castiglione delle Stiviere. In diverse aziende sanitarie i DSM languono
spesso abbandonati a se stessi o in condizioni di pesante marginalità
rispetto ad altre attività sanitarie o sociali ritenute più importanti.
Si continua a registrare miseria e frammentazione dei servizi, debolezza o
inconsistenza dei CSM che vanificano la possibilità della “presa in
carico”, che favoriscono il predominio di modelli ambulatoriali e
ospedalieri. O il ricorso improprio a forme residenziali che producono
istituzionalizzazione e deriva sociale. E tutto questo
appare più paradossale quando si consideri che molte regioni hanno
sviluppato al meglio le indicazioni della riforma, favorendo la crescita
di reti di servizi sicuramente appropriati e che, in tutte le regioni, dal
nord al sud, esistono pratiche molteplici sostenute da diversi soggetti
sia istituzionali che associativi che realizzano il pieno diritto di
cittadinanza delle persone e percorsi per la guarigione e di
emancipazione. Dimostrando
che, di fatto, si può. Proprio questa
consapevolezza ha dato corpo, nelle giornate di Camaiore, alla denuncia
della contenzione, della violazione del corpo e dei diritti, che ancora
oggi rischiano di subire e subiscono le persone che fanno l’esperienza
della malattia mentale, nei due terzi dei luoghi di cura, sia SPDC che
cliniche private. Questa evidenza
emerge da una ricerca ministeriale sulle strutture di ricovero che, per
altro, dimostra anche una estesa e radicata presenza di servizi, pur se
talvolta malfunzionanti, in tutte le regioni italiane. E’ un’ evidenza
molto confortante che permette di affermare che, ovunque, esistono
organizzazioni, sistemi di servizi, risorse impegnate e tendenziale
abbandono delle strutture concentrazionarie a favore di servizi
territoriali. In questo quadro
molti sono gli esempi positivi e le testimonianze sentite al forum e le
azioni di molti direttori generali dimostrano che ovunque è possibile
investire risorse per la realizzazione di servizi sensati per la salute
mentale. In ogni azienda
sanitaria è possibile utilizzare le esperienze e le conoscenze ormai
acquisite. I CSM 24 ore, 7 giorni
su 7, sono presenti in più regioni ed un recente rapporto del
Ministero ne conta più di 60. Analogamente SPDC, con buone qualità
“abitative” e modalità di funzionamento adeguate e con efficaci
legami con il territorio, sono presenti in molte regioni: da
Merano ad Aversa, a Trieste, a Pozzuoli, a Mantova, a Campobasso, a
Matera. E ancora, sono evidenti esperienze di programmi residenziali e di
inserimenti lavorativi strettamente connessi alle reti dipartimentali e
gestiti da cooperative sociali e associazioni. Il Forum deve
prendere atto della necessità di “allargare”
e di ricercare continue connessioni e contaminazioni con tutti gli altri
attori presenti sulla scena della salute mentale. Agire nello
specifico del lavoro terapeutico-riabilitativo assumendo le domande ed i
problemi che le persone pongono, ricercando risposte che attivino al
meglio percorsi di crescita e di emancipazione. E’
la domanda di guarigione, che
assume sempre maggior consistenza, che
deve essere finalmente considerata. Nell’immediato, i
forum locali dovranno individuare come interlocutori privilegiati i
governi regionali, i Comuni, le forme organizzate e istituzionali del
territorio. Le scadenze
elettorali dovranno sempre essere il banco di prova per verificare l’
aderenza delle proposte del forum alle esigenze dei cittadini. Proposte,
programmi, indirizzi culturali devono diventare programma politico di chi
queste posizioni intende condividere. Vale qui la pena
ricordare l’azione messa in atto dal forum sardo sia nel caso delle
elezioni regionali che, ora, con la nuova giunta. La costruzione dell’OPG
di Ussana è stata bloccata, per la prima volta l’assessore ha convocato
una commissione per la salute mentale includendo le associazioni dei
familiari ed i sindaci, dando avvio ad un articolato piano per la
riorganizzazione delle politiche di salute mentale in Sardegna. Gli assessorati del
Friuli Venezia Giulia e della Toscana hanno prescritto, nelle linee di
gestione per le aziende sanitarie per il 2005, l’abolizione
del ricorso a qualsiasi forma di contenzione. Nel ribadire il
punto di vista nazionale contro la frammentazione dei modelli
organizzativi, delle culture regionalistiche, il Forum dovrà cercare
interlocuzioni sia con le Commissione Affari Sociali che con la Conferenza
Stato Regioni e impegnarsi a rendere sempre più visibili le questioni che
il Forum ha posto. I DSM dovranno
sempre più operare per rendere concreta la “presa in carico” delle
persone e dei loro bisogni, per costruire reti e procedure che
garantiscano la continuità terapeutica e per ridurre la soglia
d’accesso, migliorando l’accoglienza, rafforzando e radicando le forme
della domiciliarità. Dovranno operare per arginare la prepotenza del paradigma
medico-biologico e dei conseguenti modelli operativi ambulatoriali
ed ospedalieri. Il problema
dell’uso degli psicofarmaci nei bambini, negli adolescenti e negli
anziani suscita sempre più apprensione e allarme e deve essere costante
oggetto di dibattito. Non è solo l’abuso del farmaco che il Forum
intende denunciare, quanto la supremazia dilagante del modello
farmacologico che finisce per invadere e contaminare qualsiasi pratica
sensata, centrata sulle persone, sulle relazioni, sui bisogni. Non solo le persone
con disturbo mentale, ma anche gli anziani con difficoltà, i bambini, gli
adolescenti e le famiglie problematiche vanno sostenuti nel loro ambiente
di vita. Bisognerà
sviluppare CSM sulle 24 ore in grado di ospitare persone e confrontarsi
con tutte le forme del lavoro terapeutico-riabilitativo, costruire
percorsi individuali e opportunità d’accesso ai diritti, ricercare e
valorizzare gli attori e le risorse della comunità locale. L’adesione al
Forum pretende una “sincerità” assoluta che nasce dalla persuasione,
dal convincimento che non è più accettabile, per nessuna ragione, la
pratica della violazione del corpo e della sopraffazione dell’altro,
l’abbandono che rischiano di subire le persone con disturbo mentale e le
loro famiglie, la miseria dei servizi e dei programmi. Aderire al Forum
significa anche sviluppare attenzione critica alla questione del potere
istituzionale , delle gerarchie, delle autonomie, della valorizzazione
delle persone impegnate a qualsiasi titolo nel lavoro della salute
mentale. Forme diverse di
organizzazione del lavoro, riduzione e trasgressione delle distanze
gerarchiche sono il senso del cambiamento che la Legge di riforma ha
inteso produrre. “Abbiamo
dimostrato che si può assistere una persona folle in altra maniera. E
questa testimonianza è fondamentale”. L’adesione al
Forum pretende il quotidiano esercizio del convincere noi stessi e gli
altri che è possibile fare diversamente. La “sincerità”
dell’adesione impone, ancora, agli operatori la rielaborazione del
concetto di responsabilità all’interno di una rinnovata cultura della
consapevolezza del ruolo. Non, naturalmente, responsabilità
istituzionale, giuridica o penale soltanto, ma sapere che ogni gesto,
ogni sguardo, ogni parola che costruisce la minima e banale quotidianità,
comporta conseguenze di inaudita profondità. (gennaio-maggio 2005) |