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U.
N. A. SA. M. (UNIONE
NAZIONALE ASSOCIAZIONI SALUTE MENTALE) A.S.A.R.P.(O.N.L.U.S.) Associazione
Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica
Reg.Vol.
n°354 DPGR N°178 del 25.07.95
Sede Regionale: Quartu S.Elena via A.Diaz n°109 tel/fax 070/8630382 - E-mail: asarp@tiscalinet.it |
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Quartu S.Elena 24.03.2004 |
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Al
Ministro della Sanità Dott.
Girolamo Sirchia Al
Presidente della Conferenza Permanente
delle Regioni All’Assessore
Regionale alla Sanità Dott.Roberto
Capelli Al
Presidente della Giunta Regionale Dott.Italo
Masala Al
Presidente dell’Unione Nazionale Associazioni
Salute Mentale – Roma Dott.
Ernesto Muggia Al
Presidente della Società Italiana di
Psichiatria – Roma Dott.Carmine
Munizza Alla
Dott.ssa Giovanna Del Giudice Portavoce
del Forum Nazionale Salute
Mentale - Roma Al
Presidente di Psichiatria Democratica Dott.
Emilio Lupo -
Roma Alla
Presidente della Fondazione Franco
Basaglia – Roma Dott.ssa
Franca Ongaro Basaglia Al
Dott. Massimo Cozza Portavoce
della Consulta Nazionale Salute
Mentale – Roma e
p.c. Al
Dott.Efisio Aste Direttore
Generale Asl N°8 – Cagliari Al
Ministro della Giustizia On.le
Castelli – Roma Al
Dott.Francesco Massidda Provveditorato
Regionale Amm.ne Penitenziaria -
Cagliari OGGETTO:
APERTURA STRUTTURA NEL TERRITORIO DI USSANA Una delegazione di rappresentanti dell’Associazione Sarda per
l’Attuazione della Riforma Psichiatrica ha incontrato, in data
odierna, il Direttore Generale dell’Azienda U.SL. n°8 della Regione
Sardegna per conoscere quali siano i riferimenti di legge e le
motivazioni a sostegno dell’iniziativa riguardante l’apertura di una
struttura destinata ad accogliere 100 persone, cittadini sofferenti
mentali, già inseriti nel circuito penitenziario all’interno degli
O.P.G. del territorio nazionale. Il
Dott. Aste, non ha assunto, in merito a questa iniziativa, alcuna
responsabilità diretta (pur condividendola) che competerebbe al suo
ruolo istituzionale, sostenendo che lui è obbligato ad eseguire le
disposizioni impartitegli dall’Assessorato Regionale alla Sanità. Ha
dichiarato inoltre che “vi erano dei finanziamenti da spendere e se la
nostra Associazione non è favorevole le persone possono anche restare
ad Aversa”. Abbiamo
spiegato al Dott.Aste il nostro punto di vista rispetto a questo tipo di
scelte (punto di vista ampiamente condiviso da un grande movimento
nazionale) e l’incongruenza di tale progetto rispetto alle leggi in
vigore. Gli abbiamo inoltre chiesto quale sarebbe il riferimento
legislativo che consentirebbe alla nostra Regione di far nascere questa
tipologia di struttura (domanda alla quale non ha risposto) che non ha
riscontri in altre regioni e che non risponde alle esigenze dei
cittadini affetti da disturbo mentale e delle loro famiglie. Noi
pensiamo che non si possa saltare la programmazione sanitaria nel campo
della salute mentale, nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza,
del progetto obiettivo nazionale salute mentale, del piano regionale per
la psichiatria, e delle stesse leggi 180/78 e 833/78: e quindi attivare
con ogni urgenza residenze per la salute mentale di piccole dimensioni,
centri diurni, day-hospital, centri di salute mentale aperti 24 ore su
24, laboratori culturali, progetti di integrazione sociale e quanto
altro ancora utile per intraprendere percorsi di ripresa individuali (in Sardegna la situazione è
gravissima). Scegliendo di sostituire tutto ciò con una grande
struttura sanitaria-carceraria in cui accogliere tutte le persone
attualmente rinchiuse negli O.P.G. del continente per “agevolare le
famiglie sarde che così hanno i loro familiari vicini”. La nostra
esperienza ci dice che tante persone vanno negli OPG perché nei loro
(nostri) territori non vi sono strutture di appoggio ai centri di salute
mentale che, quindi, non
sono in grado di farsi carico di situazioni così complesse. La nostra
esperienza ci dice anche che tante volte i Giudici sono costretti a
“rinnovare” il provvedimento di “osservazione” negli OO.PP.GG.
per la indisponibilità/impossibilità
di riaccogliere nei territori di provenienza le persone
sottoposte a misura di sicurezza e
che dovrebbero essere considerate a tutti gli effetti cittadini liberi
pur bisognosi di cure e sostegno. E sappiamo anche che l’assenza di
interventi preventiti adeguati ai casi “a rischio” cronicizza
situazioni che altrimenti potrebbero evolversi positivamente. Non
possiamo accettare l’idea che le persone sofferenti mentali debbano
ancora oggi rischiare di venire rinchiusi in luoghi (qualunque nome ad
essi si voglia dare) che ripropongano l’esclusione sociale e
l’emarginazione. Abbiamo tanto lottato per chiudere i manicomi
(pubblici e privati) e siamo impegnati insieme a tante altre
organizzazioni locali e nazionali nel processo di definitivo superamento
degli ospedali psichiatrici giudiziari e per l’abrogazione del
concetto di non imputabilità riferito alle persone con disturbo
psichico. Non possiamo accettare passivamente di vedere rinchiusi i
cittadini malati di mente negli OO.PP.GG. perché ciò si traduce di
fatto nella negazione del loro diritto ad essere curati con l’avvio
irrimediabile verso la cronicizzazione della malattia. Per
quanto sopra esposto, la scrivente Associazione invita i Rappresentati
Istituzionali e le Organizzazioni in indirizzo
ad assumere tutte le
iniziative che si rendessero necessarie per bloccare la nascita di tale
struttura nella nostra terra e dare pratica e immediata attuazione alla
riforma psichiatrica e ai Progetti Obiettivo Salute Mentale. Distinti
saluti. LA PRESIDENTE Gisella
Trincas
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