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Apparentemente ciò sembra
corretto: se uno non sapeva quello che faceva, è giusto che non sia
punito. In pratica un tale cittadino viene avviato alla misura di
sicurezza, il ricovero in OPG, venendo punito ben di più che in un
carcere “normale”. Primo. Egli sa quando entra ma non sa quando uscirà.
In carcere si ha una condanna a termine. In OPG la durata della “misura
di sicurezza”, che non è una condanna ma nemmeno una cura, dipende
dalla valutazione della pericolosità. Questa è innanzitutto soggettiva,
dipendendo dal valutatore, poi è relativa, dato che dipende dal contesto,
dalle cure, dalle risorse, dalle reti e via dicendo, e infine è
tautologica, in quanto discende dal fatto che quel cittadino ha infranto
la legge. Secondo: quel cittadino in OPG non gode degli stessi diritti
elementari di rispetto della persona che in carcere. Per esempio il
diritto a non essere toccato o a non essere legato. In realtà la
valutazione dell’incapacità totale non ha senso. Nei casi di madri che
abbiano ucciso un figlio, come in tutti gli altri, la dichiarazione di
incapacità totale vanifica ogni spiegazione
del
delitto. La solitudine, il
sovraccarico emozionale e fisico del puerperio, l’eventuale abbandono da
parte del marito o del padre del figlio, il fatto di avere concepito in
situazione di violenza, oppure di manipolazione, oppure senza consenso,
tutto questo non esiste. L’unico
senso sta nella follia. Indiscriminata e uguale per tutti. Quella madre è
pericolosa per il pericolo di reiterazione
del
reato. Potrebbe uccidere gli altri figli. E se non ha altri figli
potrebbe uccidere altri non si sa mai ……… La realtà è che il
paradigma che regola l’OPG affonda le sue radici in un’utopia
totalizzata. Un’utopia che originariamente si declinò come cura della
Sragione da parte della Ragione, successivamente si sviluppò come utopia
della cura della Sragione in Ospedale, ma ben presto declinò in
un’utopia totalizzata. Lombroso aveva ritenuto che un giorno si sarebbe
riletto tutto il crimine come malattia e tutte le carceri sarebbero
diventate ospedali. Con ciò preconizzando il superamento
del
Libero Arbitirio. In più
l’OPG non permette di elaborare il proprio reato. Il reo folle di cui il
perito psichiatra accerti che abbia commesso un reato in stato di infermità
di mente viene avviato ad interpretare il proprio crimine come frutto
della sua stessa malattia, più che come opera sua. Come si può in
pratica superare l’OPG? Prima di tutto non ricorrendo più al concetto
di incapacità totale. La malattia mentale non porta mai all’abolizione
totale della coscienza, che ha luogo solo con il coma. La malattia mentale
al massimo può ridurre le capacità di intendere, e quindi di volere:
“scemare grandemente” (art.89.c.p.) le capacità di discriminazione.
Si parla di parziale incapacità. In tali casi sono previste delle
riduzioni di pena, ma la condanna resta un diritto e una garanzia per il
reo e per il Pubblico. Sulla condanna si possono inserire poi le misure
alternative già previste dal C.Penitenziario. Tra cui gli arresti
domiciliari da attuare eventualmente presso le strutture residenziali e
riabilitative delle Aziende Sanitarie. Il superamento degli OPG è però
oggi anche una necessità europea. L’Europa si sta avviando alla
chiusura definitiva dei Manicomi. Ci hanno già pensato, oltre
all’Italia, la Svezia, l’Inghilterra, l’Irlanda, buona parte della
Spagna, la
Bosnia
. Ci sta pensando l’Europa
dell’ex Unione Sovietica, sotto lo stimolo e la guida
dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per un’Europa senza pena
di morte e senza manicomi.
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