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Ministero della Giustizia - Dip. dell'Amministrazione Penitenziaria - Provveditorato Regionale della Calabria - Catanzaro |
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Progetto
sperimentale GERACE
Centro d’eccellenza psichiatrico forense |
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Istituto a custodia attenuata a trattamento avanzato per disagiati mentali |
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Linee programmatiche 1. Premessa Le complesse
problematiche inerenti la gestione del disagio psichico, diventano
oscure ed inestricabili quando alla malattia mentale o alla
psicopatologia grave si affianchi la pericolosità sociale
dell’esaminato. In questi casi al soggetto autore di reato e
prosciolto, ancorché portatore di sofferenza psichica, verrà applicata
la misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico
giudiziario. Scopo fondamentale
del ricovero è, in linea di principio, la cura dell'internato, a sua
volta condicio sine qua non del reinserimento sociale cui le misure di
sicurezza naturalmente tendono. La ormai nota
pretesa di perseguire la cura del malato psichico reo attraverso la
custodia in ospedali psichiatrici giudiziari, espressione del
determinismo biologico derivato dalla scuola positiva, ha destato e
attualmente desta pareri negativi in campo giuridico e psichiatrico: la
limitatezza della normativa che, in molti aspetti qualificanti, tende ad
equiparare il trattamento degli infermi di mente a quello dei detenuti
e, soprattutto, la semplice ma indubbia constatazione che il fatto
legittimante il ricovero costituisce l'espressione di un disagio più
efficacemente trattabile tramite percorsi terapeutici che favoriscano
occasioni di socializzazione, denotano l’ambiguità del contesto
operativo descritto. Ulteriori e ancora
più radicali critiche all'esistenza stessa degli ospedali psichiatrici
giudiziari sono derivate dalle leggi n. 180 e 833 del 1978 che
sanciscono un profondo mutamento di indirizzo delle concezioni
psichiatriche riconoscendo la mancanza di capacità terapeutiche alle
strutture ausiliarie di qualsiasi tipo e prevedendo quindi
l'utilizzazione più ampia possibile di servizi e presidii extra
ospedalieri per prevenzione cura e riabilitazione del malato psichico. Nonostante le
innovazioni legislative è certo che principi e metodi della legge
Basaglia non siano estendibili ai manicomi giudiziari: il nodo centrale
della pericolosità sociale non può essere semplicemente omesso per
esigenze di semplificazione. Infatti non va dimenticato che i casi
presenti all'interno degli ospedali psichiatrici giudiziari si
riferiscono ad alcune patologie psichiatriche le cui espressioni di
pericolosità sociale si sono già concretizzate con la commissione del
reato e quindi potrebbero ancora ripresentarsi qualora persista il
disturbo psicopatologico o le condizioni psico-sociali che hanno
agevolato la slatentizzazione della malattia.
Semmai il vero
impegno, lontano da ideologismi poco utili, deve essere orientato alla
necessità di conciliare l'esigenza terapeutica del soggetto con le
istanze di difesa sociale, le quali non possono e non devono essere
espresse attraverso un isolamento del malato in un ambiente fittizio è
potenzialmente patogeno, quale spesso è il contesto esecutivo di un
ospedale psichiatrico giudiziario. Ed allora l’esigenza di difesa
sociale, insita nello statuto giuridico delle misure di sicurezza, deve
conciliarsi con l’eguale istanza terapeutica del malato di mente,
autore di reato e pericoloso, il cui diritto alla salute è esplicitato
all’art. 32 della Cost. In tale ottica i
detenuti e gli internati hanno diritto, “al pari dei cittadini in
stato di libertà, alla erogazione delle prestazioni di prevenzione e
diagnosi, cura e riabilitazione, efficaci ed appropriate sulla base
degli obiettivi generali e speciali di salute e dei livelli essenziali
ed uniformi di assistenza individuati nel Piano sanitario nazionale, nei
piani sanitari regionali ed in quelli locali”(D. Lgs. 22.6.1999 n°
230, riguardante il riordino della medicina penitenziaria, che sancisce
all’art.1, comma 2 lett.d, l’impegno istituzionale del Servizio
Sanitario Nazionale ad interventi di prevenzione, cura e sostegno del
disagio psichico e sociale). In definitiva, se
da un lato una eventuale abolizione dell'attuale ospedale psichiatrico
giudiziario richiede inevitabilmente delle modifiche al codice penale e
di procedura penale, peraltro non ancora attuate, appare comunque
inopportuna l'idea della chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari
ed il passaggio di competenze esclusive ai servizi psichiatrici
territoriali, poiché si finirebbe per mettere in circolazione un
potenziale violento di difficile gestione, divenendo così la situazione
ingiusta non solo per la società che la subisce, ma anche per quei
soggetti socialmente pericolosi che hanno il diritto di essere
concretamente curati. Il vero problema
riguarda, dunque, non tanto le funzioni e gli obiettivi istituzionali
dell'ospedale psichiatrico giudiziario -che come di diceva in precedenza
attengono a profili di politica criminale di rilievo legislativo e,
tuttora, all’attenzione del dibattito dottrinale- quanto piuttosto la
fattiva possibilità di conciliare l'attività sanitaria con
l’esigenza custodiale. È indubbio infatti che l’esigenza
dell’ospedale psichiatrico giudiziario affianca accanto al trattamento
ed al recupero, scopi insiti della componente sanitaria, la custodia ed
il controllo, naturali corollari di qualunque istituzione penitenziaria.
L’ondivaga realtà tra luogo di ricovero e sito di privazione della
libertà personale rende difficile coniugare cura e controllo, a
discapito del tentativo di recuperare o ripristinare le alterate capacità
psicofisiche comportamentali dei soggetti ricoverati. 2. La
sperimentalità del progetto In attesa di nuove
scelte legislative che modifichino l'attuale prassi ordinaria del
sistema giudiziario, non resta che constatare l’oscillazione, e spesso
la contraddizione, tra il necessario momento terapeutico e quello
custodialistico delle strutture di O.P.G. In questa
incertezza si rischia il latente pericolo del disinteressamento ed
abbandono del malato di mente: questa “scorciatoia” lascerebbe i
soggetti interessati alla mercé dei propri incubi e, privati
dell'assistenza terapeutica o rimessi in libertà, perverrebbero, con
estrema facilità, alla commissione di un nuovo delitto. Ecco allora l'idea
progettuale: nel rispetto dei propri ambiti istituzionali cioè
all'interno del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, creare
una struttura che promuova una riorganizzazione psichiatrico giudiziaria
fondata sul recupero indispensabile della dimensione clinico-terapeutica,
attraverso un sistema a “residenzialità
protetta e aperta al territorio”, cioè con percorsi orientati a
concrete possibilità di socializzazione, nel quale i soggetti vengano
curati e assistiti, ma anche controllati al fine della riabilitazione e
recupero delle competenze sociali.
L’ambito
operativo che si vuole percorrere si propone in termini di assistenza e
cura autentica, di elevato profilo clinico, che includa interventi
terapeutici e trattamentali variamente articolati: dalla
somministrazione di psicofarmaci all'adozione di strumenti psicoterapici
di vario livello e complessità sino ad attività socio-riabilitative.
3. La struttura
di Gerace: centro d’eccellenza psichiatrico forense La città di
Gerace, ricca di tradizioni storiche e rinomato centro culturale della
Locride, sarà sede privilegiata di una iniziativa socio-scientifica di
preminente valore istituzionale e di elevato tenore scientifico e
sperimentale: l’importanza del progetto richiede, infatti, lo studio
costante dei casi, del loro sviluppo e delle possibili evoluzioni per
cui appare indispensabile avviare una intensa e proficua collaborazione
con le Università, prima facie della Regione Calabria. Le medesime
infatti essendo da sempre interessate all’esame antropologico dei
pazienti, al loro mondo esistenziale ed alla responsività al
trattamento, potranno offrire un contributo alla ricerca di nuovi
approcci metodologici, certamente utili agli elevati standard operativi
che questo progetto intende perseguire. Il collegamento
con gli Atenei, unitamente all’impegno istituzionale
dell’Amministrazione Penitenziaria, degli EE.LL e del privato sociale,
assicureranno stimoli ad un rinnovamento culturale che, lontano
dall’angusta visione della rigida difesa sociale, certamente
contribuiranno a rilanciare un sistema alternativo possibile, in cui il
solco stigmatizzante tra l'uomo malato -ancorchè autore di reato- ed il
contesto sociale, verrà sostituito dalla effettività
psichiatrico-trattamentale.
Non può sfuggire,
infatti, che solo la diagnosi e la cura della patologia psichiatrica,
nell’accezione sopra rilevata, può risolvere realmente la pericolosità,
la quale è espressione manifesta e sintomatica del disturbo
psicopatologico. 4
. I soggetti Il complesso di
Gerace avrà una capienza di 80 posti equamente distribuiti tra uomini e
donne. La stessa accoglierà soggetti, residenti in Calabria e ristretti
presso istituti penitenziari della Regione o internati a Barcellona
Pozzo di Gotto, competente anche per questa area territoriale, affetti
da: psicopatologie
gravi (soggetti psicotici accertati come non imputabili, quindi privi
della capacità di intendere e volere, prosciolti in sede di cognizione
e riconosciuti pericolosi socialmente e, ove ritenuto necessario,
internati in O.P.G., così come dispone la sentenza della Corte
Costituzionale n.253/2003), in fase di remissione e a trattamento
avanzato (cioè già provenienti e stabilizzati dall’O.P.G. di
Barcellona); infermità
psichica sviluppata dai condannati nel corso della misura detentiva
(art. 111, comma 5, Ordinamento Penitenziario). I disturbi psichiatrici
di cui si discute devono
aver cagionato uno stato di infermità psichica totale o parziale
(tradizionalmente trattato in O.P.G. o casa di cura e custodia)
successivo alla commissione del fatto ed insorto durante l’esecuzione
della pena, sempre che non sia applicabile la seconda parte dell’art.
148, 1 comma, c.p.(ricovero in ospedale civile) o la diversa ipotesi più
favorevole dell’art. 47 ter O.P. (detenzione domiciliare in casi
particolari). Del pari si considereranno i casi di detenuti con diagnosi
di gravi disturbi di personalità in comorbilità con diagnosi multiple
su uno o più assi del D.S.M. (compresi i disturbi correlati all'abuso
di sostanze). La struttura di
Gerace accoglierà poi condannati che, stante le risultanze processuali
e psichiatrico-forensi, cioè in considerazione della tipologia di reato
e delle circostanze oggettive e soggettive nel quale il fatto penalmente
rilevante è stato commesso, necessitino di una più idonea e costante
osservazione medico-psichiatrica anche in vista di un concreto sbocco
terapeutico trattamentale e, si ribadisce, sempre che gli stessi siano
già risultati positivamente reattivi alla somministrazione di
psicofarmaci senza progressione di gravità sulle condotte di scompenso. L'ottica di
accoglienza prosegue poi con attività rivolte anche a soggetti che
abbiano già vissuto l'impatto con l'esterno (titolari di una misura
alternativa alla detenzione), i quali però necessitino di un intervento
psico-terapeutico individuale, anche temporaneo, per rendere effettivo
ed agevole il loro rientro nel contesto sociale. Ovviamente per
ciascuna tipologia di internati, detenuti ed in via residuale ammessi
alle misure alternative, si predisporranno delle “cautele”
trattamentali e terapeutiche rispondenti alle esigenze di cura e di
riabilitazione sociale di ciascuno: si prevede una diversa ubicazione
logistica per ogni categoria e soprattutto diversi livelli e
“sfumature” di trattamento (così ad esempio per i soggetti a
trattamento avanzato che rispondano alle terapie praticate con costante
miglioramento, si stabilirà un percorso terapeutico-riabilitativo con
attento e graduale inserimento all’esterno). In sintesi la
struttura ospiterà soggetti a bassa pericolosità sociale, quindi
internati in fase di trattamento avanzato o detenuti con patologie
psichiatriche sorte durante l’esecuzione della pena e bisognosi di
ulteriori percorsi terapeutico-riabilitativi già iniziati all’interno
dell’istituto penitenziario di provenienza. Allo stesso modo verranno
svolte poi azioni di osservazione e sostegno terapeutico-trattamentale
secondo quanto sopra espresso. 5.
Territorializzazione, riabilitazione-socializzazione: parole chiave
della progettualità Ovviamente lo
sforzo operativo non puoi limitarsi allo stretto contesto della
struttura psichiatrico giudiziaria: occorre un ulteriore impegno, una
fattiva collaborazione tra gli operatori interni e quelli dei Servizi
Psichiatrici Territoriali. L’obiettivo terapeutico riabilitativo va
perseguito sin da subito attraverso trattamenti terapeutici
personalizzati che, lentamente ma inesorabilmente, conducano ed
accelerino il ritorno del soggetto al territorio di appartenenza. Da qui
l’imprescindibile esigenza di “territorializzare” l'esecuzione
della misura di sicurezza: così come i principi di territorializzazione
ed individualizzazione della pena rappresentano il fondamento del nuovo
assetto del Circuito Penitenziario regionale, stessa esigenza deve
essere attuata nei confronti dei “malati di mente” rei, per i quali
un ripristino delle relazioni familiari e sociali e un contatto con
istituzioni comunitarie o con il privato sociale in genere,
rappresenterebbero mezzi riabilitativi d'eccellenza, poiché
impedirebbero l'isolamento patogeno dell’individuo. Il dato
caratterizzante l'attività progettuale in questo specifico ambito
consiste nell’aumentare la permeabilità del sistema verso le realtà
esterne, con interscambi bilaterali: operatori dei servizi psichiatrici
vi potranno accedere frequentemente, così come operatori e pazienti
della struttura si recheranno fuori per contatti con i servizi
territoriali, per la
frequenza a corsi di formazione professionale o ad attività
socio-riabilitative. Accanto alle
azioni trattamentali, rispettose delle caratteristiche personologiche e
del quadro psicopatologico di ogni singolo soggetto ed attuate nel
contesto della struttura, si intende accentuare la programmazione di
interventi di riabilitazione mediante continue sperimentazione “in
esterno”. Il ricorso ai
servizi psichiatrici territoriali, attivati pure previo intervento del
Magistrato di Sorveglianza ex art. 84 Ordinamento Penitenziario, deve
rientrare in una azione programmatica di cura e reinserimento sociale di
questi soggetti, mediante l’impiego delle più avanzate acquisizioni
terapeutiche e con l’ausilio di convenzioni, coinvolgenti diverse
Istituzioni e Privato sociale: Servizi dell’Amministrazione della
Giustizia, DSM,
associazioni e volontariato. In questo senso
appare indispensabile la presenza di volontari, familiari e personale
sanitario che, stemperando la crescente tensione emotiva derivante dal
disagio esistenziale e dall’iniziale internamento in ambienti
restrittivi, agevoleranno il processo di reintegro sociale: la
partecipazione della collettività ai bisogni esistenziali dei soggetti
affetti da patologie mentali può diventare una ulteriore risorsa anche
all’esterno, quale appoggio e sostegno operativo in occasioni di
iniziative come gite o licenze-esperimento per attività lavorative
esterne, culturali e formative. Necessario poi il
supporto di “Case Famiglia” presenti sul territorio il cui
contributo, di concerto con il Dipartimento di Salute Mentale
competente, renderà effettivo l’obiettivo terapeutico e riabilitativo
individuato dal PRAP e dalla Regione Calabria. L’idea
progettuale si estende anche alla fase post esecuzione, stante le
possibili difficoltà di “assestamento riabilitativo e terapeutico”:
l’atavica carenza di strutture intermedie ha condotto sinora a gravi
ritardi nell’inserimento all’esterno di soggetti affetti da
patologie mentali, con conseguente disagio esistenziale per chi abbia
recuperato un compenso psichico-comportamentale tale da escludere la
pericolosità sociale. In questo senso la Struttura di Gerace
“accompagnerebbe” il soggetto nel suo nuovo percorso di
socializzazione, rendendogli familiare il contesto nel quale la sua vita
si svolgerà ed affidandolo alle cure di chi già lo conosce e con cui
in precedenza si è rapportato (volontari, personale ASL.) . 6. Il personale
della struttura L’elevato indice
di “sanitarizzazione”, tipico della struttura di Gerace, si
riscontra non solo per le attività terapeutiche e specificatamente
psichiatrico-riabilitative che in essa
si svolgeranno, ma anche per il cospicuo numero di personale medico e
paramedico (oltre 100) presente insieme con gli operatori di polizia
penitenziaria. Questa scelta che
in parte ricalca l’assetto organico degli O.P.G risponde agli
obiettivi della progettualità sinora esposta: un congruo percorso di
compensazione dei disturbi psicopatologici nella logica della
concretizzazione di opportunità esistenziali (attività lavorative e
culturali.) su soggetti a trattamento avanzato ed a bassa pericolosità
sociale, per i quali, quindi, la risposta istituzionale contempera
esigenze di cura e tutela della persona, da un lato, e controllo e
contenimento dall'altro. Il recupero sociale ed esistenziale degli
internati e detenuti con problemi psichiatrici, sarà poi garantito dal
connubio operativo con i DSM territoriali che, istituzionalmente
interessati alla problematica, integreranno l’azione terapeutica
all’interno e all’esterno della struttura di Gerace. Si ricorda,
difatti, che l'intervento delle strutture territoriali psichiatriche in
prossimità delle future dimissioni da Istituti Penitenziari o O.P.G.,
previa concertazione programmatica ed in ossequio a quanto disposto
dall’art.2 lett. c del Protocollo d'intesa, impegna le parti
istituzionali alla individuazione della sede esterna più idonea al
reinserimento del paziente (famiglia residenza autonoma, comunità
terapeutica...); all'accertamento delle sue risorse socioeconomiche,
all'ipotesi progettuale che egli potrà attuare; ed infine alle concrete
possibilità dei servizi territoriali di seguire il paziente sia per il
trattamento farmacologico che per quello riabilitativo-risocializzante. 7. Formazione,
ricerca e monitoraggio Il carattere
sperimentale del progetto richiede, per sua stessa natura, un ulteriore
passaggio propositivo: formare il personale che andrà ad operare nel
complesso di Gerace e predisporre una rete di monitoraggio dei percorsi
terapeutici adottati, finalizzata ad un adeguamento “a scalare” dei
singoli trattamenti sino a giungere gradualmente ad opportunità
riabilitative sul territorio.
In riferimento
all’azione formativa, stante la specificità e la delicatezza delle
problematiche, occorre sollecitare e sensibilizzare tutti gli operatori,
istituzionali e non, alla comprensione delle peculiarità organizzative
e metodologiche della struttura di Gerace. È noto infatti
che l'approccio riabilitativo, capace di stimolare le affievolite
capacità psichiche comportamentali del reo, già difficoltoso per i
componenti dell'équipe sanitaria e trattamentale, diventa ancor più
complesso per il personale di custodia che, abituato prevalentemente a
modalità di controllo - tipiche dei penitenziari ordinari e degli
stessi O.P.G.-, non sempre riesce ad operare con soggetti sofferenti di
disturbi psichici, ancorché rei. Ecco allora la
necessità di una formazione specialistica atta non solo ad allargare le
conoscenze nel campo della psicopatologia, ma anche ad educare alla
collaborazione con le varie figure del corpo sanitario nell'opera
trattamentale e riabilitativa. Stesso impegno formativo si offrirà ai
volontari affinché il loro operato sul territorio, mosso da notevole
sensibilità e preziosa disponibilità, sia ancor più utile e congruo
agli obiettivi di reintegro sociale di questa particolare categoria di
individui. Questo percorso di formazione, visto il crescente problema
dei disturbi psichici fra internati, detenuti o soggetti in esecuzione
penale esterna, risponde alla necessità di approntare uno strumento
cognitivo capace di agevolare la comprensione del disagio
psicopatologico in ambito penitenziario e psichiatrico giudiziario, così
da rendere più efficiente l’azione terapeutica e, ancor più, gli
interventi “esternalizzati”nell’ottica di una effettiva
risocializzazione. Estensori del Progetto Dott. Paolo QUATTRONE - Provveditore della Calabria Dott.ssa Letizia DE LUCA - Direttore dell’Ufficio del Trattamento Intramurale PRAP Rag. Giuseppe GIUSTA - Funzionario delegato PRAP Dott. Luciano LUCANÌA - Responsabile del Servizio Sanitario PRAP Dott. Mario NASONE - Direttore dell’Ufficio dell’Esecuzione Penale Esterna PRAP Dott.ssa Patrizia SURACE - Consulente - Avvocato - Criminologo |