LEGAUTONOMIE, CONSULTA PENITENZIARIA COMUNE DI ROMA, GARANTE DIRITTI DETENUTI REGIONE LAZIO, GARANTE DIRITTI DETENUTI COMUNE DI ROMA, GARANTE DETENUTI COMUNE DI FIRENZE,  ASSESSORATO POLITICHE SOCIALI E PROMOZIONE DELLA SALUTE COMUNE DI ROMA, FONDAZIONE G. MICHELUCCI, CENTRO FRANCO BASAGLIA, CGIL, CGIL-FP, ANCI-FEDERSANITA’, CNCA, CONFERENZA NAZIONALE VOLONTARIATO GIUSTIZIA, NESSUNO TOCCHI CAINO, GRUPPO ABELE, SINDACATO AUTONOMO INFERMIERI

FORUM NAZIONALE

PER LA TUTELA DELLA SALUTE DEI DETENUTI E DELLE DETENUTE ADULTI E MINORI

 PER L’APPLICAZIONE DELLA RIFORMA DELLA MEDICINA PENITENZIARIA

 legge 230/99

Casi sempre più frequenti di “ malasanità” scuotono il sistema penitenziario italiano.

La cronaca ci riporta decessi e suicidi di detenuti dovuti alla carenza di un sistema sanitario non in grado di garantire azioni di prevenzione e cure tempestive e appropriate della malattia.

Tutti sanno che lo scandalo vero, drammatico oltre che dagli eventi clamorosi che finiscono in cronaca è dato da una normalità malata del sistema sanitario penitenziario, ormai anacronistico, frantumato, inattendibile, con vuoti spaventosi, con insufficienze quotidiane.

Si tratta di un servizio sanitario che é nato come pratica aggiuntiva al sistema di controllo dei detenuti, solo in modo residuale per la loro salute.

Questo sistema è rimasto intatto per quaranta anni nelle sue caratteristiche costitutive.

Nel frattempo è nato il Servizio sanitario nazionale, ha fatto passi da gigante la ricerca clinica e farmacologica, la diagnostica e la terapia.

La sanità penitenziaria è rimasta ai margini del rinnovamento. Il danno è vistoso e lacerante.

Migliaia di detenuti seriopositivi, tossico e alcol dipendenti, malati di aids, di tubercolosi, di epatiti, di disturbi mentali, portatori di handicap fisici, uomini e donne, madri e figli da 0 a 3 anni non riescono a usufruire delle prestazioni necessarie per cause strutturali, quali il sovraffollamento, le condizioni  igieniche, ma anche per l’organizzazione del sistema sanitario penitenziario che fa acqua da tutte le parti, fondato com’è su una miriade di rapporti convenzionali, frantumati, incerti per chi cerca una cura efficace, frustranti per chi dovrebbe dare il meglio della medicina e non è messo in condizioni di farlo.

Ormai è provato dall’evidenza che questo Servizio sanitario penitenziario non è emendabile.

La scelta deve essere netta, con il ritorno allo spirito e alla lettera della Costituzione che garantisce il diritto alla salute e alla cura a tutti, a maggior ragione a coloro che si trovano nello stato di detenzione.

La garanzia e la concreta fruizione dei diritti sono il fondamento essenziale perché sia possibile  un progetto di recupero sociale della persona e di uscita dallo stato edittale della pena.

Il contrasto tra la realtà delle carceri e la Costituzione italiana è ancor più clamoroso dal momento che il Parlamento della Repubblica ha approvato nel 1999 il Decreto legislativo n.230 di “ Riordino della Medicina penitenziaria” che dispone il passaggio della competenza sulla salute dei detenuti e sulla sanità penitenziaria dal Ministro della Giustizia al Servizio sanitario nazionale, quindi al Ministero della sanità, alle Regioni, alle Aziende sanitarie e al sistema delle Autonomie locali.

A oltre cinque anni di distanza, solo due funzioni sanitarie, la prevenzione e le tossicodipendenze, sono passate dal Ministero della Giustizia alla competenza regionale, per di più con un trasferimento limitato di risorse finanziarie e professionali.

Cosicché, oggi, nelle carceri italiane il sistema sanitario, sempre più povero di mezzi, è addirittura spezzato in due tronconi che non comunicano tra loro, con il conseguente aumento della precarietà circa il presente e il futuro della salute e della sanità.

A questo si è giunti per l’aperta e spesso ostentata contrarietà del Ministero della Giustizia, ma anche per le reticenze, i silenzi e le omertà di forze politiche, di Istituzioni dello Stato e di Organizzazioni professionali che hanno fatto prevalere gli interessi corporativi sul diritto dei detenuti e sul rispetto della legittimità costituzionale

A sottolineare ancor più questa responsabilità, si aggiunge il fatto che nell’ottobre 2001 è stato approvato il nuovo Titolo V della Costituzione che assegna allo Stato centrale, quindi al Parlamento e al Governo, la definizione dei principi generali del Servizio sanitario nazionale e alle Regioni il compito di legiferare sulle competenze organizzative e gestionali ad esse interamente affidate comprese l’insieme della materie attinenti le politiche di prevenzione e tossicodipendenza che hanno un impatto immediato sulle condizioni di salute dei detenuti e delle detenute.

Da tempo, i principi del Servizio sanitario nazionale sono stati definiti con le leggi n.833/78, n.229/’99 e n 230/’99.

E’ tempo che il Governo faccia la sua parte per attuare il dettato costituzionale e le leggi esistenti..

Spetta alle Regioni, certamente in collaborazione con il Ministero della Giustizia, organizzare e gestire il nuovo Servizio sanitario penitenziario come  articolazione del Servizio sanitario nazionale.

Oggi non solo è possibile, ma è doveroso mettere a disposizione del sistema penitenziario tutto il complesso dei Servizi e dei presidi del SSN per garantire ai detenuti il diritto alla salute e alla cura nella stessa misura e qualità che sono riconosciuti ai cittadini liberi.

Molte sono le voci che in questi anni si sono levate per il rispetto del diritto alla salute dei detenuti e per la qualità umana delle carceri italiane.

I detenuti, in primo luogo, con forti iniziative che sono giunte fino allo sciopero della fame, ma anche parlamentari, amministratori delle Regioni e degli Enti locali, Associazioni delle Autonomie locali, Organizzazioni sindacali, operatori, Associazioni del Volontariato, magistrati e esponenti del mondo della cultura che si sono espressi per un carcere dei diritti di cittadinanza sociale..

Queste voci devono riconoscersi, le forze politiche e sociali democratiche devono poter operare insieme per sviluppare con continuità e con intensità un complesso di iniziative che, collegate alla più generale riforma dell’Ordinamento penitenziario, siano capaci di superare i pregiudizi e le resistenze e di riproporre con forza la questione della qualità della vita in carcere e con essa l’applicazione della riforma della medicina penitenziaria.

A questo scopo si propone di dar vita ad un Forum nazionale del quale facciano parte esponenti e rappresentanti della cultura, della magistratura, delle Istituzioni, del sistema penitenziario, degli operatori, del Sindacato e della società civile 

Roma, 9 febbraio 2005