La Gazzetta di Mantova, 20 febbraio 2005

 

Giudico molto positivamente la chiusura della Comunità per minori aperta lo scorso anno nell’area dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere.

La riforma della psichiatria “civile” del 1978 è partita dalla denuncia dei danni prodotti dall’internamento manicomiale e dalle ospedalizzazioni prolungate e così i manicomi pubblici sono stati chiusi. Gli OPG, invece, sono rimasti attivi perché funzionali alle esigenze del Codice Penale e dell’amministrazione penitenziaria più che a quelle di buone cure per pazienti psichiatrici autori di reati. Oggi “buone cure” si possono offrire a queste persone responsabilizzando e facendo collaborare fra di loro le Regioni, i Dipartimenti di salute mentale, gli OPG e l’amministrazione penitenziaria, occupandosi seriamente della salute mentale dei cittadini detenuti  anche attraverso misure di pena alternative alla carcerazione e all’internamento. Insomma, la strada da fare è quella del superamento della separazione che esiste e resiste fra amministrazione penitenziaria e la psichiatria di comunità.

L’OPG di Castiglione delle Stiviere gode di una situazione eccezionalmente favorevole, unica rispetto agli altri 5 OPG italiani gestiti direttamente dal Ministero della Giustizia, perché è parte di un’azienda sanitaria pubblica della Regione Lombardia. Perché l’OPG della Ghisiola allora tarda a integrarsi col  Dipartimento di Salute Mentale della sua stessa azienda “Carlo Poma”?

L’OPG della Ghisiola è la gemma più preziosa della sanità castiglionese, è una struttura di interesse nazionale, è noto per il valore delle sue esperienze e se gli si vuole bene bisogna dargli ossigeno, aprirlo alle relazioni con la “psichiatria civile” a partire dalla Lombardia. Certo il percorso è difficile, il recente piano salute mentale della giunta Formigoni non aiuta perché ha designato l’assessorato alla Famiglia a occuparsi di queste tematiche, ma non si può vivere alla giornata, bisogna con coraggio affrontare la questione dell’utilità della struttura OPG e mettere a disposizione quanto di buono si sa fare.

La vicenda della comunità per minori ha avuto molta risonanza perché è apparso evidente che non si possono curare bene ragazze e ragazzi che soffrono di gravi disturbi e provenienti da tutta Italia rinchiudendoli in un OPG, separati da una rete di recinzione dagli altri adulti che vi sono internati.

Oggi a Castiglione vi è chi lamenta che la chiusura della comunità per minori comporterà la perdita dei posti di lavoro per chi vi operava. Chi si lamenta sappia che fare salute mentale fuori dai manicomi richiede professionalità, competenze molto ricche e  crea opportunità di lavoro solide e utili.

Luigi Benevelli,  Forum Salute Mentale Lombardia