Per quanto riguarda il personale, attualmente è costituito da un medico psichiatra (20 ore), uno psicologo (20 ore), due Educatori Professionali a tempo pieno, 1 Infermiere Professionale e 11 OTA.

L’esperienza è stata molto difficile per una serie di ragioni, in particolare:

  • L’invio avviene in ragione pressochè esclusiva di comportamenti fortemente disturbanti, ma senza riferimento a disturbi psicopatologici e tenere in considerazione i tratti di personalità e la capacità del soggetto;

  • Il soggetto spesso non era informato del “progetto” e delle sue motivazioni.

I gestori castiglionesi per proseguire nel progetto hanno proposto di meglio definire le funzioni della struttura come:

  • Osservazione psichiatrica di minori imputati o condannati, inquadramento diagnostico, impostazione del trattamento e invio all’istituto di provenienza;

  • Affidamento in comunità per un tempo non superiore a tre mesi al termine del quale si dovrebbe realizzare la dimissione.

  • Devono essere rispettati criteri di territorialità con l’accoglimento di soli minoori provenienti dal Nord. (finora il 49% dei giovani proviene dal centro-sud, il 13% dalle isole).

La nascita, sia pure come “sperimentazione” di una struttura per minori autori di reato con gravi disturbi mentali collocata in un contesto OPG, pone gravi interrogativi sulle politiche che sta promovendo il ministero della Giustizia. Pare di capire che si intenda costruire un circuito per il trattamento di minori e adulti autori di reato con gravi problemi di salute mentale, che va dal massimo del controllo e dell’internamento in alcuni degli attuali OPG, a strutture sanitarie psichiatriche inserite nei contesti carcerari, a nuovi OPG regionalizzati fruibili anche da pazienti non autori di reato che dovrebbero essere in carico ai DSM, a residenze protette più “leggere”.

Finalità di custodia e trattamento si sovrappongono e intersecano in modo molto confuso, ma non per questo meno allarmante, anche a fronte del cattivo uso delle sempre più scarse risorse finanziarie che il Ministero della Giustizia destina alla salute dei detenuti e degli internati.

La “sperimentazione” castiglionese pare partita più per la difficoltà a gestire alcuni giovani reclusi che per un progetto pensato e ponderato e si va  costruendo per “tentativi ed errori”.

E’ del tutto opportuno che il 2° Forum nazionale salute Mentale si pronunci severamente sulla inquietante vicenda sulla quale devono far sentire la loro voce anche i neuropsichiatri infantili italiani, le comunità che accolgono minori con problemi di tossicodipendenza.

Luigi Benevelli