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La Terapia farmacologia in Neuropsichiatria
Infantile. Gli
interventi terapeutici in NPIA, in relazione alla specificità e alla
cultura della Disciplina nonché alla storia dei Servizi di NPIA, si
connotano tipicamente per un approccio globale. Esso
è definito e connotato da una serie di trattamenti, fra quelli
potenzialmente disponibili (psicoterapie, interventi psicoeducativi,
trattamenti riabilitativi integrati e/o mirati, farmaci), interventi
specificatamente modulati e pensati per quel determinato bambino, con
quella particolare malattia, in quel particolare contesto, in quella
particolare fase evolutiva, avendo costantemente presente la qualità di
vita del bambino e della sua famiglia, nel rispetto del rapporto
benefici /costi (= Progetto Personalizzato). In
quest’ ottica la terapia farmacologia, usualmente utilizzata in NPIA
con molta moderazione e per situazioni ben definite e specifiche,
rappresenta uno dei possibili interventi nel contesto di un approccio
terapeutico più ampio e globale. Negli
ultimi anni la terapia farmacologica in età evolutiva è divenuta
oggetto di un crescente interesse e di motivo di confronto sia tra gli
specialisti sia, più in generale, tra quanti (tecnici e non)
prospettano il rischio di un ricorso indiscriminato a sostanze, i cui
effetti a lungo termine spesso non sono totalmente conosciuti ed
adeguatamente valutati. Tali preoccupazioni si moltiplicano laddove
vengono coinvolti i farmaci ad azione psicotropa (= psicofarmaci), visti
come sostanze in grado di modificare “artificialmente” il naturale
percorso evolutivo del bambino. Una
simile preoccupazione, lecita e condivisibile, in molti casi può
facilmente trasformarsi in una demonizzazione irrazionale all’uso dei
farmaci, che rischia di privare lo specialista, e soprattutto chi ne ha
veramente bisogno, di una preziosa risorsa terapeutica. Parallelamente,
questa attenzione esclusiva agli psicofarmaci può finire per oscurare
le problematiche connesse ad altre categorie di farmaci, ed esempio
quelli per l’ epilessia e per i disturbi neurologici del bambino, nei
confronti dei quali sussitono spesso importanti problemi di
prescrivibilità e/o di rimborsabilità, per un’ assenza / una carenza
di normative così come per la sussistenza di normative di riferimento
eccessivamente restrittive. La
Neuropsichiatria dell’ infanzia e dell’ adolescenza, nello specifico
dibattito sull’ uso degli psicofarmaci - dibattito che in molti casi
finisce per assumere le connotazioni di uno scontro ideologico -,
intende riaffermare il proprio ruolo specialistico e la propria
posizione di garante dell’esclusivo benessere somato-psichico del
bambino. In
questa prospettiva la Neuropsichiatria dell’ infanzia e dell’
adolescenza, al pari di ogni altra disciplina medica, afferma la liceità
dell’ uso dei farmaci, ivi compresi quelli ad azione psicotropa: i
neuropsichiatri dell’ infanzia e dell’ adolescenza sono medici e
specialisti, ed in quanto tali hanno il diritto a prescrivere
medicinali, in scienza e coscienza, essendo stati preparati e
autorizzati alla loro prescrizione, così come il dovere deontologico di
ricorrere a tutti quanti gli interventi disponibili nell’ obiettivo di
ridare benessere e salute ai loro pazienti. Lo
scopo della terapia farmacologia, sola o in associazione ad altri
interventi, è quello di ridurre il disagio, la sofferenza o la pena e,
nel contempo, di migliorare il funzionamento somato-psichico dell’
individuo: ogni altro fine legato alle prescrizioni farmacologiche
sarebbe deontologicamente inaccettabile e condannabile (ad esempio
sedare un bambino per renderlo meno disturbante a genitori o
insegnanti). E’
peraltro ormai ampliamente documentato nella letteratura scientifica
internazionale come esistano diverse condizioni morbose nelle quali i
farmaci ad azione psicotropa risultano particolarmente efficaci, ben
tollerati e sicuri: così per le patologie psichiatriche il Disturbo da
Deficit di Attenzione ed Iperattività, il Disturbo Ossessivo Compulsivo,
la Depressione, gli Stati deliranti e/o Allucinatori, i Disturbi d’
Ansia Generalizzati, e per le patologie neurologiche le Epilessie, le
Sindromi Ticcose Complesse, le Insonnie Patologiche. Avendo
sempre ben presente gli scopi di una terapia farmacologica, sono compiti
qualificanti dello specialista neuropsichiatra dell’ infanzia e
dell’ adolescenza una formazione continua mirata alla conoscenza
critica della psicofarmacologia ed il periodico aggiornamento di tutti
gli aspetti connessi all’ uso dei farmaci in età evolutiva: le
indicazioni (in quali situazioni cliniche può essere prevista l’
adozione di un farmaco), le controindicazioni (in quali situazioni non
va presa in considerazione l’ adozione di un farmaco), l’ efficacia
(benefici che un farmaco può dare in studi controllati), l’
efficienza (benefici che il farmaco può dare anche al di fuori di
condizioni controllate), la tossicità (nella duplice prospettiva di
tossicità a breve e lungo termine), le modalità d’ uso (modalità
intese non solo in termini di posologia, ma soprattutto in termini di
integrazione della proposta farmacologica nell’ambito del più
generale progetto terapeutico). Molti
farmaci attualmente utilizzati in neurologia e psichiatria del bambino e
dell’ adolescente non sono stati specificatamente autorizzati dalle
autorità regolatorie nazionali o europee ovvero molti farmaci
autorizzati in una Nazione non lo sono in un’ altra. Parimenti molti
farmaci usati in Neuropsichiatria dell’ infanzia e dell’ adolescenza
sono in commercio con la sola autorizzazione per gli adulti, e/o essi
sono autorizzati per patologie diverse da quelle per cui sono impiegati:
esistono, infatti, tutta una serie di principi attivi, la cui efficacia
e tollerabilità è ben documentata da una serie di studi accreditati,
anche in soggetti in età pediatrica, che però non rientrano nelle
indicazioni autorizzate dal Ministero (= farmaci off-label);
per tali farmaci il neuropsichiatra infantile che ritiene, in scienza e
coscienza, deontologicamente corretta una loro prescrizione, si trova
nella condizione di fare prescrizioni “off-licence”, così
esponendosi a possibili conseguenze medico-legali, in assenza di una
definita e standardizzata norma di comportamento cui riferirsi e che
possa, almeno parzialmente, tutelarlo. Anche
laddove egli ritenesse di dover superare tali vincoli, avendo ottenuto
il consenso informato dei familiari - e, se del caso, del paziente -
sarebbe costretto ad informarli che il farmaco prescritto non potrà,
per i motivi di cui sopra, essere loro rimborsato dal SSN, restando
pertanto a loro totale carico di spesa, determinando così nelle
famiglie un costo aggiuntivo di natura economica alla loro già grande
sofferenza emotiva. I
neuropsichiatri dell’ infanzia e dell’ adolescenza sono peraltro ben
consapevoli ed attenti in relazione ai possibili usi impropri dei
farmaci così come ai rischi, a medio o lungo termine, derivanti della
loro somministrazione, specie se prolungata e/o relativa a quelli ad
azione psicotropa. Sono
questi peraltro i maggiori elementi di opposizione e di critica all’
utilizzo di tali sostanze, sempre più frequentemente presenti sulla
stampa e su altri media da parte di alcune persone che si erigono come
portavoci di pregiudizi ed ideologie contrarie ai farmaci o che sembrano
averne un qualsivoglia tornaconto o che semplicemente non realizzano
l’ incidenza e la gravità dei disturbi psichiatrici in molti bambini
ed adolescenti. E’
certamente motivo di preoccupazione per il neuropsichiatra dell’
infanzia e dell’ adolescenza e per la SINPIA un uso improprio di
psicofarmaci, preoccupazione che li accomuna a tutti coloro che temono,
comprensibilmente ed in assoluta buona fede, tale fenomeno. In quest’
ottica vanno lette le sempre più numerose iniziative scientifiche e gli
specifici Convegni, che la SINPIA organizza o patrocinia, al fine di una
diffusione mirata, completa e razionale di tutte le informazioni e le
conoscenze necessarie ad un “buon utilizzo” dei farmaci ad azione
psicotropa. Nei
fatti, l’ uso di farmaci da parte dei neuropsichiatri dell’ età
evolutiva nel trattamento dei gravi disturbi psicopatologici e/o nella
malattie gravemente invalidanti è sempre meditato, giudizioso e
confortato da un gran numero di esperienze, evidenze e conoscenze. In
psichiatria infantile gli studi scientifici di efficacia per tali
farmaci sono più numerosi di quanto comunemente si creda, superiori a
quelli relativi ad ogni altro tipo di trattamento. Vi
è tuttavia la necessità di ulteriori studi e ricerche sulla sicurezza,
sulla tollerabilità e sull’ efficacia particolarmente laddove si
considerano disturbi che si presentano in modo atipico o complesso. In
relazione a ciò la SINPIA. si rende portavoce dell’ esigenza di tutti
i neuropsichiatri dell’ infanzia e dell’ adolescenza affinché siano
effettuati studi controllati, eticamente corretti ed indipendenti, sulle
indicazioni, sull’ efficacia e sulla tollerabilità dei farmaci
utilizzati “off-licence” in età pediatrica e nel contempo dichiara
il proprio impegno ad intrattenere con le competenti Agenzie
Ministeriali rapporti finalizzati ad una miglior definizioni riguardo
l’ uso degli stessi farmaci in età evolutiva in relazione alle
indicazioni, alla diffusione e alle patologie per le quali essi vengono
nella pratica prescritti. Impegno
questo già peraltro assunto ad esempio nella fattiva collaborazione di
alcuni neuropsichiatri dell’ infanzia e dell’ adolescenza con l’
Istituto Superiore di Sanità e l’ Agenzia del Farmaco al fine di
definire le raccomandazioni, le modalità operative e di controllo per
la prescrizione del Metilfenidato da parte dei Centri individuati a tal
fine dalle Regioni. In
sintesi i neuropsichiatri dell’ Infanzia e dell’ Adolescenza
riaffermano il principio di poter liberamente curare i loro pazienti
anche con psicofarmaci, in scienza e coscienza, sulla base di
presupposti deontologicamente e professionalmente corretti e di scelte
responsabili, ma nel contempo pienamente e legalmente autorizzati a
poterlo fare.
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