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Da
allora Peppe Dell’Acqua svolge con incredibile caparbietà il
durissimo lavoro di consulente tecnico dell’Assessore e, tra
l’altro, ha quasi ultimato la conoscenza diretta della realtà dei
servizi di salute mentale dell’intera regione, cosa che mai prima era
stata fatta da alcuno psichiatra per conto della regione. L’Assessorato
Regionale ha avviato numerose ed importanti iniziative tra cui:
l’istituzione della commissione regionale salute mentale; una
convenzione con l’amministrazione penitenziaria per garantire ai
detenuti l’assistenza da parte dei Centri di Salute Mentale; la
costituzione di un gruppo di lavoro, con relativi fondi, per la
riqualificazione dei locali dei servizi di salute mentale. Nel novembre 2005
la Giunta ha approvato in via definitiva il Piano Sanitario Regionale
(scaricabile dal sito ufficiale della regione) attualmente all’esame
della commissione sanità. La Salute Mentale costituisce una delle 5
priorità indicate dal piano e ricalca complessivamente tutti i principi
e gli obiettivi del documento programmatico del Forum, quindi è il
miglior piano possibile che potevamo sperare di avere e perciò lo
condividiamo perfettamente. Come Forum, comunque, abbiamo chiesto
un’audizione alla commissione sanità del Consiglio Regionale, perché
vorremmo che il piano fosse completato in questi 3 aspetti: la spesa per la
salute mentale deve essere almeno
il 5% della spesa sanitaria; i Centri di Salute
Mentale devono essere dimensionati ad un massimo di 80.000 abitanti; i Dipartimenti di
Salute Mentale devono essere dimensionati ad un massimo di 250.000
abitanti. È facile
prevedere enormi difficoltà nell’applicazione di questo Piano di
Salute Mentale, che entro pochi o pochissimi mesi sarà approvato dal
Consiglio Regionale. La Regione
Sardegna non è mai stata all’avanguardia nel campo della salute
mentale, anzi, è documentato come fino a prima
dell’attuale governo regionale essa non abbia mai svolto un
ruolo di guida ed indirizzo, testimoniato dal fatto che il livello di
assistenza è alquanto disomogeneo ed è prevalente il modello
clinico-ambulatoriale, con centralità del momento ospedaliero. Quanto
fatto dalla Regione in così poco tempo è quindi eccezionale,
paragonabile ad una terapia d’urto che, ovviamente, ha provocato forti
reazioni sia da parte dell’opposizione politica sia da parte di molti
operatori. Il ritornello maggiormente usato solletica l’orgoglio dei
sardi che non hanno bisogno che degli stranieri vengano nell’isola per
insegnare cosa fare e per imporre i loro modelli; un altro ritornello di
moda dice che in sardegna non ci sono le risorse di cui dispone Trieste
e perciò non si può fare nulla; naturalmente non mancano coloro che
s’indignano perché ritengono che qualcuno ardisca negare
l’esistenza della malattia mentale. Esistono anche i convinti fautori
della svolta in atto, ma sicuramente non sarà impresa da poco fare
decollare il piano regionale: le risorse sono effettivamente scarse e le
resistenze ideologiche, culturali e la difesa di interessi corporativi e
personali costituiranno dei grossi ostacoli. Il Forum in
Sardegna solo recentemente sta cercando di organizzarsi per giocare un
ruolo importante nella sfida che ci attende e la partecipazione alla
prima assemblea regionale svoltasi ad Oristano il 20/01 fa ben sperare. Il movimento delle
associazioni dei familiari è un fondamentale fattore di forza ed in
questo contesto dovrebbe ulteriormente potenziarsi e quindi far sentire
tutto il suo peso. Il progetto di
formazione regionale, che ha preso l’avvio nell’ottobre 2005 e si
prolungherà per tutto il 2006 e che prevede numerosi momenti formativi
sia a Trieste e sia in tutte le 8 ASL sarde, costituisce sicuramente uno
straordinario strumento per favorire il decollo del piano. Ritengo, comunque,
che l’arma migliore per favorire la diffusione sull’intero
territorio regionale di buoni servizi, capaci cioè di prendersi
adeguatamente cura delle persone nel rispetto della loro dignità,
difendendo i loro diritti, attivando reali percorsi d’inclusione e di
ripresa, sia quella di fare il possibile perché quanto prima nasca
almeno uno di questi servizi. Ciò permetterebbe, tra l’altro, di
spostare il dibattito dalla teoria sui modelli alla pratica dei servizi
e sui risultati ottenuti. Alessandro
Montisci
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