Per il disagiato mentale è molto importante avere a disposizione punti di riferimento in caso di crisi. Ed è altrettanto importante avere un punto di riferimento 24 ore su 24, e soprattutto poter fruire dei servizi di salute mentale anche nei festivi: la malattia non va in ferie!

Attualmente, al contrario, i servizi di salute mentale non assicurano all'utenza un servizio idoneo perché rimangono chiusi la notte, nei festivi e durante il periodo di ferie. Nei suddetti periodi aumenta il disagio e non abbiamo alcun punto di riferimento, se non la guardia medica che offre un servizio generico e non specialistico secondo il fabbisogno degli utenti di salute mentale. Chi fruisce di questo servizio finisce spesso facilmente ricoverato senza alternative.

Lo stesso accade durante il periodo di ferie estive, durante il periodo natalizio e durante il periodo pasquale in cui gli psichiatri devono sobbarcarsi il lavoro dei colleghi e possono permettersi solo di assicurare le emergenti necessità.

Tale fatto riduce le prestazioni a carico degli utenti meno gravi.

Un altro problema grave a carico degli utenti, non assistiti in case protette, è il problema "casa" per l'alto costo dei fitti a L'Aquila Centro.

Non esiste una politica dignitosa per il problema casa nella nostra città che si faccia carico di chi dispone di un basso reddito "e" in situazione di disagio mentale, e questo crea innumerevoli disagi poiché gli utenti di salute mentale, con una fascia di reddito bassissimo, sono costretti a vivere spesso fuori dalla città, dove i costi sono più sostenibili, ma essi, sprovvisti di mezzi di trasporto e di patente – anche a causa degli psicofarmaci – spesso vengono ghettizzati fuori città  raramente raggiunti dai servizi del Dipartimento.

In questo modo, tanti sforzi riabilitativi vengono neutralizzati, dando luogo a cronicizzazione.

Bisognerebbe attivare, dallo stesso Dipartimento, una idonea politica della casa meno costosa, meno complessa, e meno burocratica  a favore degli utenti, che li reinserisca in città, dove è più facile provvedere al proprio fabbisogno e dove si sentono maggiormente inseriti con utili servizi a disposizione: farmacie, bar, negozi, cinema, ecc. Altro grave problema da affrontare è un vero reinserimento lavorativo che assicuri un idoneo introito per pagarsi da vivere. Al contrario, non si può parlare di guarigione, non si ha un futuro dignitoso, non ci si può permettere una propria famiglia, una propria casa né tanto meno la propria realizzazione e questo, certamente, non assicura salute all'utente depresso.

Insieme a queste gravi difficoltà dobbiamo affrontare spesso il grave problema della solitudine: gli utenti senza famiglia, o non sostenuti da essa, vivono momenti drammatici che si acutizzano soprattutto durante i periodi festivi; sorge, quindi, la necessità di avere a disposizione un locale facilmente raggiungibile, dove incontrarsi, socializzare, istruirsi, fare riunioni e, perché no, anche cucinarsi qualcosa da consumare in compagnia, almeno per superare crisi passeggere.

Sono anni che ci riuniamo in gruppi di self-help (auto-muto-aiuto) nel Centro Diurno Psichiatrico, ma non abbiamo una sede stabile dove poterci aiutare e sostenere a vicenda col reciproco aiuto anche concreto. Bisogna che le Autorità sociali competenti ci consentano di poterci aiutare reciprocamente, mettendoci a disposizione un locale idoneo e confacente ai bisogni; altrimenti, dovremmo privarci di questo beneficio.

Per la risoluzione di questo problema chiediamo anche l'aiuto del Dipartimento, a cui sono ben noti i risultati e le conquiste di altre regioni in questo campo.

Non ci possiamo lagnare dei cambiamenti avvenuti nel nostro Dipartimento, ma riteniamo che per soddisfare il bacino d'utenza del servizio dipartimentale c'è bisogno di continuare a cambiare certe vecchie abitudini non più tollerabili, come la contenzione fisica e farmacologica.

L'utente, più spesso, ha bisogno di "sicurezze" e non di repressione.

Ci auguriamo di poter tranquillamente entrare nei servizi ospedalieri e dar sostegno agli amici ricoverati senza trovare "porte chiuse", e che gli stessi servizi, insieme ad un idoneo trattamento, offrano il sostegno morale che le persone ricoverate si aspettano in situazioni di grave disagio.

 Solo così possiamo dire che veramente le cose stanno cambiando a beneficio degli utenti, dei propri familiari, degli operatori e della stessa società, poichè guarendo i disagiati, impegnano meno risorse anche di tipo economico.