Si è dato avvio alla sottoscrizione del la lettera ai Presidenti delle Regioni, una campagna per: 

  • stimolare consapevolezza a livello locale / 180 sì, 180 no: un falso problema, 

  • indicare le cose da fare, che sono sostanzialmente semplici ed economicamente compatibili, 

  • lanciare un dibattito ed una campagna d’informazione anche attraverso un’ulteriore elaborazione della lettera (sottoforma di video clip, poster, spot …), 

  • dare in mano alle associazioni ed alle istituzioni locali uno strumento programmatico semplice ed agevole.

  • promuovere incontri e audizioni con presidenti e assessori regionali consegnando loro la lettera a termine della campagna di raccolta di firme.

A partire dalle giornate del Forum la lettera chiede di essere sottoscritta dal maggior numero di persone possibili.

per la sottoscrizione

hanno sottoscritto 

Ansa: SANITA': LETTERA A GOVERNATORI SU ATTUAZIONE LEGGE 180 PROMOSSA DA ALLIEVI BASAGLIA IN OCCASIONE FORUM SALUTE MENTALE

(ANSA) - 30 GEN - Una lettera aperta, promossa da due allievi di Franco Basaglia – il direttore generale dell'Azienda per i servizi sanitari Triestina, Franco Rotelli, e il direttore del Dipartimento di salute mentale della stessa, Giuseppe Dell' Acqua - sara' inviata ai presidenti delle Regioni italiane, perche' valutino se finora la loro Regione si e' fatta carico dei propri compiti in materia di assistenza psichiatrica, e loro stessi delle loro responsabilita' nel settore, oppure dichiarino apertamente che la legge 180 del 1978 va cambiata. L'iniziativa e' stata assunta in occasione del forum di Milano sulla salute mentale, che si svolgera' dal 2 al 4 febbraio. Nella lettera Rotelli e Dell' Acqua, facendo riferimento all' annuncio del ministro delle Sanita', Francesco Storace, di voler rivedere la legge 180, sottolineano di non capire ''chi si schiera politicamente, culturalmente e tecnicamente a favore della legge, ma non adotta comportamenti adeguati, provvedimenti coerenti, politiche organiche e strumenti amministrativi idonei all' effettiva applicazione della legge'', offrendo cosi' ''argomenti non di poco conto agli oppositori della 180''

il testo della lettera:

 

Lettera aperta ai/ alle  Presidenti delle Regioni italiane

Caro Presidente,  

come Lei sa, il Ministro della Sanità ha annunciato l’intenzione di rivedere la legge 180 del 1978 in materia di assistenza psichiatrica.

Anche negli anni passati Le sarà giunta eco di analoghe intenzioni espresse in vario modo, da più soggetti e con diverse proposte di legge, e avrà rilevato che la maggior parte delle forze politiche si è sempre opposta alla revisione della 180, difendendone sia lo spirito che la sostanza.

Anche oggi la legge è sostenuta da un ampio schieramento politico, trasversale a quasi tutti i partiti. Però notiamo che, a fronte di dichiarazioni costantemente espresse in difesa della legge, non si registrino comportamenti altrettanto coerenti.

Così, mentre possiamo comprendere chi critica apertamente la 180 e  ne vuole modificare il testo, non capiamo chi si schiera politicamente, culturalmente e tecnicamente a favore della legge ma non adotta comportamenti adeguati, provvedimenti coerenti, politiche organiche e strumenti amministrativi idonei all’effettiva applicazione della legge. Questa inadeguatezza offre argomenti non di poco conto agli oppositori della legge stessa.

Noi dobbiamo constatare che la gran parte delle regioni italiane sono ancora lontane dall’aver svolto i propri compiti ed esercitato i propri obblighi in materia. Eppure compete esclusivamente ad esse la titolarità, la responsabilità e la possibilità di organizzare adeguatamente i servizi territoriali integralmente sostitutivi dell’ospedale psichiatrico.

Invece in molte regioni, sotto il profilo quantitativo i servizi allestiti sono complessivamente insufficienti o non equilibrati. Ma il quadro è del tutto inadeguato soprattutto sotto il profilo della qualità e della appropriata allocazione delle risorse alle singole strutture. A soffrirne è l’organizzazione complessiva, i singoli servizi e la loro specifica rilevanza.

      

a) E’ stato più volte sottolineato, anche in documenti sottoscritti dalla Conferenza Stato Regioni,  che occorreva destinare ai servizi di salute mentale una quota orientativamente dell’ordine del 5% dell’intera spesa sanitaria. Ciò sta accadendo solo in poche regioni e, comunque, quasi sempre con ingiustificabili differenze anche tra le aree della stessa regione.

b) E ancora: la legge 180 non prevedeva  l’utilizzo di cliniche private per il ricovero di pazienti psichiatrici mentre in molte regioni questo avviene di norma e sotto le più varie denominazioni. La legge consentiva il ricovero, in ambiente ospedaliero e in appositi servizi psichiatrici, solo in casi di assoluta necessità, visto che la cura e la riabilitazione devono avvenire di norma nelle strutture territoriali. Al contrario, la carenza quantitativa di queste strutture determina nella gran parte delle regioni un utilizzo indiscriminato, e inevitabilmente foriero di gravissimo degrado, delle strutture ospedaliere trasformate in luoghi invivibili che nulla hanno da invidiare, per l’abuso di contenzione, violenza e antiterapeuticità, agli aspetti più deteriori degli ospedali psichiatrici.  

c) Tutti sappiamo da molti anni qual è il modello adeguato di servizi per la salute mentale. Questo modello che riteniamo imprescindibile è schematicamente così configurato:

1)        uno strutturato Dipartimento di salute mentale per ogni Azienda Sanitaria con un' unica responsabilità di budget e di indirizzo clinico, il cui responsabile risponde direttamente alla direzione generale dell’ASL e può essere rimosso se non adeguato al compito.

2)        Centri di Salute Mentale (CSM) funzionanti ciascuno 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e dotati di posti letto  nella misura di non più di 1 posto letto ogni 10.0000 abitanti,  disposti in aree orientativamente di 50/80.000 abitanti e comunque di regola in proporzione di 1 CSM ogni distretto sanitario. Oltre a svolgere attività ambulatoriale e domiciliare i CSM devono garantire la presa in carico e la continuità terapeutica nella comunità. I Centri di Salute Mentale devono poter rispondere alla crisi e ospitare presso le proprie sedi persone anche in trattamento sanitario obbligatorio. Ogni centro deve essere dotato di un numero minimo di 25/30 operatori tra medici, infermieri, psicologi e altre figure professionali,

3)        un servizio ospedaliero psichiatrico di diagnosi e cura per ogni 200/300.000 abitanti, con non più di 15 posti letto (ma possibilmente di meno), che dovrebbe funzionare solo come pronto soccorso psichiatrico, per poi trasferire quasi immediatamente al centro di salute mentale dell’area di provenienza chi ha bisogno di ulteriori trattamenti sulle 24 ore o prolungati,

4)        una rete di appartamenti protetti atti ad ospitare poche persone ciascuno, supportati da graduate forme di assistenza: per coloro che per lungo o lunghissimo tempo non possono vivere in famiglia o da soli,

5)        una rete di cooperative sociali e di laboratori di attività per favorire opportunità di formazione e ogni forma di integrazione lavorativa o di occupazione delle persone coinvolte anche in aziende pubbliche e private,

6)        sostegno alle famiglie, attraverso servizi domiciliari, supporto alla dimensione associativa, opportunità di formazione e conoscenze intorno alle esperienze che esse vivono,

7)        promozione e sostegno alle associazioni delle persone con disturbo mentale, garantendo la loro partecipazione a momenti consultivi e decisionali in sedi istituzionali

8)        messa in opera di forme di sostegno al reddito, alla socialità, ad appropriate politiche per la casa nell’ambito del rapporto tra aziende sanitarie ed enti locali,

9)        attività di formazione permanente per gli operatori e il terzo settore coinvolto in azioni complementari, dentro le linee puntualmente indicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come indicazione al più elevato standard di efficacia,

10)    programmi per gli interventi di diagnosi, consulenza e presa in carico delle persone con disturbo mentale detenute negli Istituti Penitenziari e per avviare percorsi di riabilitazione in alternativa all’internamento in ospedale psichiatrico giudiziario.

 

Attraverso queste azioni coordinate e integrate, come dimostrano numerose esperienze, è possibile:

  • superare l’utilizzo di cliniche private, di residenze ad elevata concentrazione di utenti, di posti letto non accreditati o non sensatamente accreditabili,
  • abolire ogni forma di contenzione fisica,
  • azzerare l’invio di pazienti fuori del territorio di competenza delle rispettive aziende sanitarie,
  • eliminare di fatto il ricorso all’ospedale psichiatrico giudiziario,
  • dare ai cittadini un adeguato sostegno sociosanitario 

 

Questo modello organizzativo dei servizi, già presente da anni e con provata efficacia in alcune aree del paese, è del tutto praticabile e sostenibile, finanziariamente compatibile e per nulla di difficile attuazione, se chiaramente voluto e perseguito con adeguata determinazione.  

Premesso tutto ciò, noi firmatari, piuttosto che scandalizzarci nei confronti di coloro che avanzano  proposte di legge di contro riforma, auspichiamo che Lei voglia:

  • misurato lo scarto tra gli enunciati e le realtà esistenti nel territorio che amministra e alla luce della griglia che abbiamo indicato valutare se finora la Sua Regione si è davvero fatta carico dei propri compiti e Lei delle sue responsabilità in materia

oppure

  • dichiarare apertamente che la legge 180 va cambiata (il che peraltro non dovrebbe comunque assolvere i governi regionali dal dovere di applicarla fin tanto che legge sia).

(per la sottoscrizione)

Hanno già sottoscritto la lettera: