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Lettera
aperta ai/ alle Presidenti delle Regioni italiane Caro
Presidente, come Lei sa, il Ministro della Sanità
ha annunciato l’intenzione di rivedere la legge 180 del Anche negli anni passati Le sarà
giunta eco di analoghe intenzioni espresse in vario modo, da più soggetti e
con diverse proposte di legge, e avrà rilevato che la maggior parte delle
forze politiche si è sempre opposta alla revisione della 180, difendendone
sia lo spirito che la sostanza. Anche
oggi la legge è sostenuta da un ampio schieramento politico, trasversale a
quasi tutti i partiti. Però notiamo che, a fronte di dichiarazioni
costantemente espresse in difesa della legge, non si registrino comportamenti
altrettanto coerenti. Così,
mentre possiamo comprendere chi critica apertamente la 180 e ne vuole
modificare il testo, non capiamo chi si schiera politicamente,
culturalmente e tecnicamente a favore della legge ma non adotta comportamenti
adeguati, provvedimenti coerenti, politiche organiche e strumenti
amministrativi idonei all’effettiva applicazione della legge. Questa
inadeguatezza offre argomenti non di poco conto agli oppositori della legge
stessa. Noi
dobbiamo constatare che la gran parte delle regioni italiane sono ancora
lontane dall’aver svolto i propri compiti ed esercitato i propri obblighi in
materia. Eppure compete esclusivamente ad esse la titolarità, la
responsabilità e la possibilità di organizzare adeguatamente i servizi
territoriali integralmente sostitutivi dell’ospedale psichiatrico. Invece
in molte regioni, sotto il profilo quantitativo i servizi allestiti sono
complessivamente insufficienti o non equilibrati. Ma il quadro è del tutto
inadeguato soprattutto sotto il profilo della qualità e della appropriata
allocazione delle risorse alle singole strutture. A soffrirne è
l’organizzazione complessiva, i singoli servizi e la loro specifica
rilevanza. a) E’ stato più volte sottolineato,
anche in documenti sottoscritti dalla Conferenza Stato Regioni, che
occorreva destinare ai servizi di salute mentale una quota orientativamente
dell’ordine del 5% dell’intera spesa sanitaria. Ciò sta
accadendo solo in poche regioni e, comunque, quasi sempre con ingiustificabili
differenze anche tra le aree della stessa regione. b) E ancora: la legge 180 non
prevedeva l’utilizzo di cliniche private per il ricovero di
pazienti psichiatrici mentre in molte regioni questo avviene di norma e sotto
le più varie denominazioni. La legge consentiva il ricovero, in ambiente
ospedaliero e in appositi servizi psichiatrici, solo in casi di assoluta
necessità, visto che la cura e la riabilitazione devono avvenire di norma
nelle strutture territoriali. Al contrario, la carenza quantitativa di queste
strutture determina nella gran parte delle regioni un utilizzo indiscriminato,
e inevitabilmente foriero di gravissimo degrado, delle strutture ospedaliere
trasformate in luoghi invivibili che nulla hanno da invidiare, per l’abuso
di contenzione, violenza e antiterapeuticità, agli aspetti più deteriori
degli ospedali psichiatrici. c) Tutti sappiamo da molti anni qual
è il modello adeguato di servizi per la salute mentale. Questo modello
che riteniamo imprescindibile è schematicamente così configurato: 1)
uno strutturato Dipartimento
di salute mentale per ogni Azienda Sanitaria con un' unica responsabilità
di budget e di indirizzo clinico, il cui responsabile risponde direttamente
alla direzione generale dell’ASL e può essere rimosso se non adeguato al
compito. 2)
Centri di Salute Mentale
(CSM) funzionanti ciascuno 24 ore su 24,
7 giorni su 7 e dotati di posti letto nella misura di non più di 1
posto letto ogni 10.0000 abitanti, disposti in aree orientativamente di
50/80.000 abitanti e comunque di regola in proporzione di 1 CSM ogni distretto
sanitario. Oltre a svolgere attività ambulatoriale e domiciliare i CSM devono
garantire la presa in carico e la continuità terapeutica nella comunità. I
Centri di Salute Mentale devono poter rispondere alla crisi e ospitare presso
le proprie sedi persone anche in trattamento sanitario obbligatorio. Ogni
centro deve essere dotato di un numero minimo di 25/30 operatori tra medici,
infermieri, psicologi e altre figure professionali, 3)
un servizio ospedaliero
psichiatrico di diagnosi e cura per ogni 200/300.000 abitanti, con non più
di 15 posti letto (ma possibilmente di meno), che dovrebbe funzionare solo
come pronto soccorso psichiatrico, per poi trasferire quasi immediatamente al
centro di salute mentale dell’area di provenienza chi ha bisogno di
ulteriori trattamenti sulle 24 ore o prolungati, 4)
una rete di appartamenti
protetti atti ad ospitare poche persone ciascuno, supportati da
graduate forme di assistenza: per coloro che per lungo o lunghissimo tempo non
possono vivere in famiglia o da soli, 5)
una rete di cooperative
sociali e di laboratori di attività per favorire opportunità di
formazione e ogni forma di integrazione lavorativa o di occupazione delle
persone coinvolte anche in aziende pubbliche e private, 6)
sostegno alle famiglie,
attraverso servizi domiciliari, supporto alla dimensione associativa,
opportunità di formazione e conoscenze intorno alle esperienze che esse
vivono, 7)
promozione e sostegno alle
associazioni delle persone con disturbo mentale, garantendo la loro
partecipazione a momenti consultivi e decisionali in sedi istituzionali 8)
messa in opera di forme di sostegno
al reddito, alla socialità, ad appropriate politiche per la casa
nell’ambito del rapporto tra aziende sanitarie ed enti locali, 9)
attività di formazione
permanente per gli operatori e il terzo settore coinvolto in azioni
complementari, dentro le linee puntualmente indicate dall’Organizzazione
Mondiale della Sanità come indicazione al più elevato standard di efficacia, 10)
programmi per gli interventi di
diagnosi, consulenza e presa in carico delle persone con disturbo mentale
detenute negli Istituti Penitenziari e per avviare percorsi di riabilitazione
in alternativa all’internamento in ospedale psichiatrico giudiziario. Attraverso
queste azioni coordinate e integrate, come dimostrano numerose esperienze, è
possibile:
Questo
modello organizzativo dei servizi, già presente da anni e con provata
efficacia in alcune aree del paese, è del tutto praticabile e sostenibile,
finanziariamente compatibile e per nulla di difficile attuazione, se
chiaramente voluto e perseguito con adeguata determinazione. Premesso
tutto ciò, noi firmatari, piuttosto che scandalizzarci nei confronti di
coloro che avanzano proposte di legge di contro riforma, auspichiamo che
Lei voglia:
oppure
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