|
Contributo di
Costanza Fanelli, Presidente Legacoopsociali,al Forum della Salute
mentale |
|
Legacoopsociali,
l’associazione nazionale delle cooperative sociali aderente a Legacoop,
costituita di recente per potenziare, in questa fase complessa per il
welfare del nostro paese, iniziativa e visibilità
di un importante pezzo della cooperazione sociale italiana,
chiede di aderire al Forum della salute mentale, ritenendo questo un
luogo di grande importanza per rimettere al centro dell’attenzione
della politica e delle pratiche degli attori sociali la questione della
salute mentale. Già in molto territori cooperative sociali nostre e
nostri dirigenti partecipano alla costituzione e alle attività dei
Forum locali. Ma utilizzando l’iniziativa di Milano vogliamo inviare
alcuni messaggi a voce più alta su questioni e nodi che toccano
l’essenza del senso e della storia
della cooperazione sociale Legacoop . Ce lo impone la
fase e l’ulteriore tentativo di mettere in discussione la legge180.
Una legge che sentiamo ancora nostra, per il messaggio di libertà che
emana, per la visione di un sociale che si costruisce con e non sui
soggetti, soprattutto se più deboli. Una legge da applicare e
sviluppare in tutte le sue facce e che ha trovato
conferma e non indebolimento dall’impianto della L328. Per la
comune visione territoriale dei processi e dei servizi, per la cultura
dell’integrazione tra soggetti e interventi, tra dimensione sociale e
dimensione sanitaria,per la visione di autopromozione sociale che
richiama. Ma ce lo chiede anche il bisogno di fare emergere in questa
fase tutti gli elementi di distintività, anche rispetto ad altri
soggetti, di una esperienza che ha voluto misurarsi nelle politiche
sociali con due leve: quella della capacità imprenditoriale di
organizzare sui territori
formule e risposte ai bisogni reali
delle persone,in una visione
di sviluppo della cittadinanza; quella del lavoro non solo come astratto
diritto da affermare ma come condizione di autonomia e libertà delle
persone( soprattutto se più fragili) come
espressione di capacità, di
iniziativa professionale e sociale, di partecipazione allo sviluppo
delle comunità. Più in generale,
a differenza di altre esperienze di privato sociale la cooperazione
sociale ha tra le prime praticato
e collocato come centrale per una strategia davvero inclusiva ( nella
società, nel mercato,nel mondo del lavoro) la presenza di politiche
attive del lavoro mirate alle persone, ai loro bisogni,alle loro attese
di vita. Non quindi semplici politiche verso categorie speciali ma
interventi e percorsi, che passano anche attraverso il fare insieme
impresa, che rimuovano le cause sociali e soggettive di dipendenza, i
rischi e le situazioni di marginalità, oggi sempre più frequenti.
Riteniamo che oggi il ruolo della cooperazione sociale di tipo B è
quanto mai attuale e innovativo per questa visione globale che ha
dell’idea dei diritti di cittadinanza, visione che non può né deve
accontentarsi di qualche immediato quanto a nostro avviso marginale
spazio concesso o riconosciuto, ad esempio sulla base di quanto previsto
dall’art.14 della Legge 30. Dobbiamo però
dire che continuare a svolgere oggi questo mestiere nelle politiche di
inclusione sociale e lavorativa sta diventando sempre più difficile. La
percezione della utilità di sostituire
interventi assistenzialistici con interventi di politiche attive
del lavoro per fasce in difficoltà è molto bassa, sempre più debole la
convinzione da parte di istituzioni, pubbliche amministrazioni, del
mondo della politica in genere che sia produttivo anche la creazione di
lavoro per fasce che altrimenti vivrebbero in meccanismi di assistenza.
Ancora più difficile è portare avanti questa strada per quelle
esperienze di coop B,soprattutto quelle di minori dimensioni, che
continuano a misurarsi sul
territorio con le persone in
sofferenza mentale o psichica. Eppure abbiamo
delle importanti pratiche da diffondere e fare crescere. Ecco allora
l’esigenza di uno scatto e un impegno nuovo per rilanciare il senso di
questa esperienza. Esperienza che si misura con tanti aspetti : da un
lato, e il problema riguarda la cooperazione sociale tutta,di
correttezza e qualità nella gestione dei percorsi di inserimento e di
sviluppo delle professionalità delle persone, correttezza qualità che
dovrebbero dare per scontato il rispetto dei livelli contrattuali
anche per le persone anche svantaggiate; di capacità di
sviluppare di più e meglio settori e spazi di attività e di mercato
che non siano,come oggi lo sono in prevalenza, coincidenti con i
settori più poveri o marginali nella scala dei servizi e della
produzione; lo sviluppo di regole migliori per gli affidamenti di
servizi di pubblica utilità che riconoscano l’utilità sociale (in
forma di riserve di quote di affidamenti o di clausole sociali ben
costruite e monitorate nei risultati) di
chi, accanto al servizio o all’attività, fa inclusione e
valorizzazione lavorativa di persone in difficoltà o ai margini
sociali. Noi riteniamo che
debba ridefinirsi un piano per una intesa forte tra servizi e coop B
sulla base di reciproco e chiaro riconoscimento di ruolo. I servizi
hanno bisogno di una coop b forte come impresa che produce autonomie
vere delle persone;la coop sociale vuole
e ha bisogno di servizi pubblici che svolgano un ruolo indispensabile di
riferimento, snodo, garanzia non solo di assistenza e cura ( che sono
pure fondamentali in questo settore) ma di costruzione di percorsi di
dignità e tutela dei diritti delle persone, in qualunque fase e
condizione di difficoltà si trovino. Più in concreto
come Legacoopsociale intenderemmo operare nei prossimi mesi per: ricollocare con più
forza, all’interno delle iniziative politiche e azioni che stiamo
promuovendo a livello nazionale e territoriale per rilanciare in
generale il ruolo della
cooperazione sociale di tipo B e l’importanza delle esperienze e delle
buone pratiche condotte sul campo con e nei confronti di persone con
disagio mentale e psichico. Pensiamo di creare forme e occasioni per
uno scambio e una relazione più forte tra soggetti che operano in
diverse condizioni e territori. Sviluppare e
sostenere progetti innovativi dal punto di vista dei settori e della
capacità di commercializzazione di prodotti e servizi Produrre azioni di
comunicazione sui territori , interagendo con la presenza e le
iniziative dei Forum
territoriali per la salute mentale |