Il mio compito oggi è quello di riprendere a grandi linee quello che è successo in questo anno, dal dicembre del 2004, dopo il Forum di Camaiore.  

Il Forum continua ad essere una “piazza”, un luogo di incontro, di discussione e confronto, luogo di aggregazione e costruzione di connessioni, momento di protagonismo e di autodeterminazione, uscita dalla autoreferenzialità come dall’isolamento che porta alla resa. La piazza, come ogni piazza, è aperta a tutti e vive degli incontri. Ringraziamo quindi tutti quelli che sono oggi qui e che non sono iscritti al Forum.

Il sito del Forum sta divenendo punto di riferimento per molti, operatori, amministratori, giornalisti…. e si arricchisce quasi quotidianamente di informazioni su attività, iniziative a livello locale, nazionale quando non europeo; accende i fari su esperienze esemplari, ma anche su cattive pratiche, mette in rete, avvicina, stimola…. Il lavoro della segreteria, di Michela Rondi, sostanzia il sito, ma è necessario l’intervento di tutti, fare segnalazioni, dare risposte, stare nel dibattito. Leda ha scritto: “Il Forum nazionale sta facendo un grande ed importante lavoro, democratico e culturale di diffusione in tempo reale degli scambi, è come vivere un grande tavolo orizzontale dal Piemonte alla Sardegna, di questo sono molto grata”. E di questo, oggi, come di percorsi trasparenti, sembra esserci molto bisogno nella salute mentale, ma anche nella sanità in generale e nei luoghi in cui si esercita la  democrazia.  

L’organizzazione del Forum e dei Forum regionali è rimasta una organizzazione “debole”; assumendo la definizione di Sergio Piro possiamo dire che il Forum Salute Mentale è una “aggregazione antropica instabile e provvisoria protesa all’interpretazione dell’accadimento sociale  e alle prassi trasformazionali…. una struttura non tradizionale che permette ipotesi diverse sulla qualità del campo e dunque molteplici varianti di prassi sociali”. 

Non abbiamo deciso di passare alla forma-associazione. Questo pone certamente alcuni problemi, ma ci pare meglio preservare da atteggiamenti di delega, di chiusura e di cronicizzazione. Una delle conseguenze di questa scelta, sulla quale forse dovremmo continuare a riflettere, è l’assenza di finanziamenti, ma questa è anche una potente opportunità: non essere neanche avvicinati dalle case farmaceutiche, dovere ogni volta cercare alleanze, e anche risorse economiche, sui contenuti, “inventare” ogni volta come e dove fare….. Questo ci pare sempre un esercizio di grande utilità e di garanzia di partecipazione, di fare lobby su obiettivi condivisi e non individuali, non sul potere ma sull’etica.

Se, poichè non associazione, il Forum non è presente in alcune commissioni istituzionali, abbiamo verificato di essere stati chiamati (dove forse i forum regionali più “tirano”) nei Consigli regionali, nelle commissioni sanità (basta pensare alla regione Abbruzzo, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Sardegna…) e molti di noi sono intervistati e invitati in varie occasioni a rappresentare il Forum. Ancora, l’8 luglio 2005 a Bologna nella giornata sulla Salute Mentale e i Sistemi di welfare organizzata dalla Fabbrica del Programma siamo stati invitati numerosi a rappresentare il punto di vista del Forum, a fare proposte per il programma del Governo.

I Forum  regionali sono costituiti ormai in 14 regioni: Campania, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Lazio, Lombardia, Sicilia, Emilia Romagna, Abruzzo, Sardegna, Veneto e nel 2005 si sono formati i forum in Calabria, Marche e Piemonte ed è già organizzato l’incontro per la costituzione del Forum in Umbria.

Gli aderenti al Forum sono cresciuti e superano i 2500, sono professionali della salute mentale, del sociale, della sanità, operatori di cooperative, di associazioni di volontariato e culturali, familiari, amministratori, politici, intellettuali, sindacalisti…. Il Forum è divenuto luogo elettivo di incontro e confronto dei familiari che in maniera individuale e come associazioni aderiscono al Forum. Sempre più numerose e protagoniste sono diventate le persone che hanno avuto esperienza di sofferenza psichica, che sono state o sono utenti dei servizi; presenti a portare testimonianza, a verificare, denunciare e pretendere rispetto dei diritti. Sembra finita per sempre la situazione del silenzio o della gratitudine……

Tra gli aderenti al Forum ancora oggi si pone, a tratti, la questione di persone, il più delle volte operatori, che aderiscono al Forum pur agendo pratiche  non rispondenti alle linee di indirizzo tracciate nel documento programmatico; premesso che il Forum non può, né vuole valutare/soppesare la “sincerità” dell’adesione,  rimane per ognuno una potente opportunità: porre questioni, discutere nella piazza, avviare confronti, liberi, anche forti, nella trasparenza.  Se  saremo capaci di mantenere alto il livello di confronto, questo sarà un importante valore aggiunto per il Forum.

L’attività dei Forum regionali si articola in maniera diversa a secondo delle capacità delle singole realtà di muoversi, rappresentarsi, convincere, allargare il campo, ma in ogni caso sono stati costruiti o ri-costruiti riferimenti, connessioni, possibilità di incontro, aggregazione, riconoscimento. Penso per esempio all’area di Aversa (che conosco bene): l’adesione al Forum in qualche modo è per gli operatori simbolica del cambiamento, della trasformazione culturale ed istituzionale. Penso a Venezia dove il dibattito sulla organizzazione dei servizi di salute mentale avviato dal Forum è diventato momento di discussione pubblica e ha chiamato in causa il Sindaco. Certamente in alcune regioni il Forum fà invece fatica ad andare avanti o deve essere ri-fondato. Penso al Lazio dove la vitalità del Forum sembra principalmente collegata alla operatività culturale e politica del Laboratorio Permanente di Psicologia della Sapienza che sta portando avanti una importante azione formativa avvicinando molti studenti a temi non affrontati nella routinaria  formazione universitaria e all’associazionismo dei familiari. Sono invece lontani altri soggetti, in particolare gli operatori, in una regione dove ci si aspetterebbe un grande cambiamento, dopo la gestione del precedente governo regionale che ha favorito il privato a discapito del servizio pubblico  e spostate le risorse economiche verso le case di cura e le comunità private.

In altre regioni il Forum invece ha ri-proposto questioni non più affrontate da tempo, ha riaperto confronto e dibattito tra soggetti istituzionali diversi, ha spostato contraddizioni. Penso alla Toscana che pur mantenendo il modello organizzativo del Dipartimento di Salute Mentale funzionale, modello  “debole” e quindi subalterno, e un intervento più centrato sul ricovero che sulla domiciliarità, vuole avviare sperimentazioni sul Centro di Salute Mentale sulle 24 ore dotato di posti di accoglienza. Penso alla Campania dove aumentano i Centri di Salute Mentale sulle 24 ore dotati di posti di accoglienza[1] e al recente dibattito sulla contenzione, alla Emilia Romagna che in alcune ASL sta rivedendo significativamente i dispositivi organizzativi…. Anche in Friuli Venezia Giulia il Forum ha messo in evidenza situazioni critiche, in particolare in riferimento alla contenzione, che non erano più all’attenzione collettiva o situazioni ormai sopite da tempo.

Nel 2005 una iniziativa di grande interesse è stato l’incontro nazionale di Bari del 30 settembre “Salute Mentale: diritti, cittadinanza, pratiche, saperi”, promosso dal Coordinamento dei Forum delle regioni meridionali. Nella giornata, a dimostrare il grande bisogno di iniziative e di confronti fluidi e non rigidificati, sono passate più di 500 persone, moltissimi gli interventi, forte il bisogno di protagonismo e collegamenti. Certamente di grande valore è stato il confronto sulle politiche di salute mentale con i “nuovi” governi regionali, e in particolare con gli Assessori alla Salute della regione Puglia, Sardegna, Calabria e con l’Assessore alla Salute e quello al Sociale dell’Abruzzo. Riteniamo, come Coordinamento dei Forum meridionali, che a distanza di un anno da questo incontro dovremmo riconvocarci per verificare gli impegni presi e fare il punto sulle situazioni regionali, per verificare sia sul versante delle politiche che dell’operatività se si è passati “dalle parole ai fatti” se si è raccorciata “la dissociazione tra gli enunciati e le pratiche”, se abbiamo agito una “responsabilità nuova” capace di inventare non solo una pratica ma anche “il suo modo di intendersi evidente, trasparente, comunicabile, storia….” ( Piro).

Ci pare intanto di poter dire che dopo l’incontro di Bari sono avvenute alcune interlocuzioni importanti da parte del Forum in alcune regioni (in particolare, oltre la Sardegna , in Calabria e in Abruzzo), mentre in altre regioni pare ancora che non si sia messo in moto un processo di innovazione nelle politiche di welfare e nella salute mentale o almeno che questo processo non è riuscito a rendersi evidente e comunicabile. Aspettiamo segnali. Ci riferiamo in particolare alla regione Puglia dove si è prodotto un grande mutamento istituzionale che ci porta a guardare con molta attenzione a quello che avviene, non ultimo perché esistono ancora 1000 internati a Bisceglie.

Vogliamo ancora ricordare come la denuncia fatta al Forum di Camaiore di apertura presso l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario (OPG) di Castiglione delle Stiviere di un reparto per minori,  tutti extracomunitari, sia rimbalzata alle cronache nazionali, ha prodotto interpellanze di parlamentari e l’intervento dell’allora sottosegretario Guidi con la chiusura del reparto. Sempre in questo ambito va ricordato che non è andato avanti in Calabria il progetto di costruzione a Gerace di un Centro sperimentale Psichiatrico Forense (=OPG), come la già avvenuta revoca da parte della Giunta Regionale della Sardegna della apertura di un analogo Centro ad Ussana.  Su queste questioni il Forum si è fortemente speso e vuole continuare a spendersi.

L’OPG  e le strategie per il superamento dello stesso rimangono per il Forum una priorità, come le questioni della sicurezza e della pericolosità. Su questo tema va mantenuta sempre alta la vigilanza e insieme vanno avviate pratiche che nei fatti sostanzino il superamento dell’OPG.

Ci preoccupa il tentativo di una parte di magistratura di ritornare a collegare la cura al controllo, di riportare al centro la questione della “naturale” pericolosità della persona con disturbo mentale e di collegarla in maniera indissolubile alla risposta farmacologica. Si fa riferimento in particolare alla sentenza della Corte  di Cassazione (aprile 2005)  che giustifica la contenzione nei casi di Trattamento Sanitario Obbligatorio dove si legge: “a fronte di una situazione di gravità estrema e di mancata collaborazione del soggetto che non aderisca ad un trattamento volontario, la tutela del paziente ed eventualmente di terzi non può non effettuarsi che attraverso la custodia del soggetto, e se del caso attraverso la contenzione”. Si vuole ancora ricordare la condanna di Euro Pozzi, medico psichiatra di Imola a fronte di un omicidio commesso da un paziente, dove in un obsoleto e semplicistico ragionamento di causalità lineare viene messo in relazione il gesto omicida con la interruzione della terapia iniettiva depot!

Ci pare da ultimo importante ricordare l’incontro di Helsinki del gennaio 2005 dove per la prima volta nell’agenda dei governi degli Stati membri della regione europea è stata messa la Salute Mentale come parte integrante delle politiche in quanto “componente centrale del capitale umano, sociale ed economico delle nazioni”, dove è stata ribadita la necessità di abbandonare progressivamente le grandi istituzioni manicomiali, di superare ogni forma di psichiatria restrittiva a favore della costruzione e il rafforzamento di servizi territoriali, aperti alla comunità, accessibili, integrati, raccomandando l’uso dei posti letto ospedalieri come ultima risorsa. Va ricordato che all’incontro, come esperti, hanno partecipato operatori del Centro Collaboratore di Trieste impegnati significativamente nel Forum.

Per concludere. Non avremmo voluto come Forum tornare a parlare della Legge 180, ma dopo anni di governo che hanno minato fortemente i fondamenti della democrazia di questo paese, le garanzie costituzionali e i diritti sociali, messo a rischio alcune conquiste di libertà e di autodeterminazione, il ministro Storace nell’ultimo mese ha  ri-proposto “di mettere le mani” sulla Legge 180, in particolare propone pericolosamente di “mettere mano” al Trattamento Sanitario Obbligatorio con uno “snellimento delle procedure” (=diminuzione delle garanzie) e al trattamento di medio e lungo periodo.

Dice Benedetto Saraceno, responsabile del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di sostanze dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: “Va certamente riconosciuto che la Legge 180, che in Italia è oramai veterana in quanto ha quasi trenta anni, continua a rappresentare un punto di riferimento per tutto il mondo. Limiti e difetti sono spesso troppo enfatizzati nei dibattiti italiani e non si coglie più la ancora attualissima forza innovativa della legge e delle esperienze innovative, iniziate trenta anni fà e venutesi evolvendo nel tempo, che fanno della psichiatria pubblica italiana un riferimento di eccellenza per la Oms. Altre priorità sanitarie prevalgono ma ci si deve rendere conto che non c'è salute se non c'è salute mentale.”

In un bilancio, se pur superficiale, di cosa è avvenuto in Italia in questi anni dopo la Legge 180 possiamo dire con certezza che:

  • è stato definitivamente abrogato lo statuto speciale per le persone con malattia mentale

  • i manicomi pubblici sono stati definitivamente chiusi,

  • il diritto di cittadinanza è stato riconosciuto alle persone con disturbo mentale,

  • il tradizionale rapporto tra psichiatria e giustizia è mutato,

  • un sistema di servizi di salute mentale è ormai diffuso su tutto il territorio nazionale, anche se è necessario discutere sulla qualità degli stessi,

  • è cambiato il destino di migliaia di uomini e donne con sofferenza (e dei loro familiari) che sempre più si declina nei percorsi della  “normalità”,

  • i familiari sono divenuti soggetto individuale e collettivo autonomo ed autorevole, interlocutori dei servizi, dei governi locali e di quello nazionale, soggetti attivi nella costruzione di cultura e di opportunità,

  • sempre più emerge il protagonismo, diviene autonoma la voce delle persone che hanno avuto ed hanno esperienza di disturbo mentale,

  • si allarga la rete delle associazioni, delle cooperative sociali, dei soggetti che partecipano alla costruzione di azioni di salute mentale.

E’ per tutto questo che è avvenuto che non vogliamo più parlare di L.180.

Vogliamo e dobbiamo invece sempre più parlare di percorsi di cura, di abilitazione e di emancipazione, di sviluppo locale, di pratiche di inclusione, di sostegno al reddito, di un abitare decoroso, di allargamento dei confini e delle opportunità per le “vite di scarto”. Vogliamo parlare di soggetti, di partecipazione e di protagonismo. Vogliamo parlare di diritti, di trasparenza e condivisione, di etica ed estetica. Vogliamo costruire reti, sostegno, connessioni, contaminazioni e reciprocità. Tutto questo a partire dalle forme di organizzazione che una comunità si dà, dalle istituzioni e dai servizi che la sostanziano.

Per questo il Forum in queste giornate vuole presentare una lettera aperta, e promuovere una raccolta di firme, ai Presidenti delle Regioni e agli Assessori alla Salute perché all’interno dei loro compiti istituzionali promuovano politiche di costruzione di servizi e programmi, che oggi sappiamo con certezza possibili e sostenibili, quale segno reale di adesione e sostegno alla Legge 180.

I servizi  e i programmi di cui parliamo sono:

  •  Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) strutturali con budget almeno del 5% del bilancio delle ASL  e chiari progetti di riconversione dei fattori produttivi, dalla psichiatria alla salute mentale

  • Centri di Salute Mentale aperti sulle 24 ore e dotati di posti letto per l’accoglienza delle persone anche in crisi

  • la garanzia della cura nel rispetto della dignità e dei diritti. Impegno e lotta contro la contenzione e il sistema dei servizi con le porte chiuse

  • gruppi di convivenza, fino a 6 persone, in case di civile abitazione  per le persone con disturbo mentale che necessitano temporaneamente di un abitare sostenuto, protetto ed emancipativo

  • attivazione di programmi individuali  di abilitazione, formazione e inserimento lavorativo per le persone con disturbo mentale

  • attivazione di programmi e sostegno dei familiari

  • attivazione di programmi di presa in carico e di dimissione dei pazienti dagli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e estensione da parte dei Dipartimenti della cura e riabilitazione detenuti con problemi di salute mentale

  • lo sviluppo di pratiche di co-gestione tra pubblico e privato.  

 

Il Forum ribadisce che azione prioritaria per la cura, l’accesso ai diritti e alle opportunità dei soggetti è il rafforzamento, la costruzione e la ri-qualificazione del servizio pubblico, di cui è necessario affermare nei fatti, nei dispositivi organizzativi e nelle risorse assegnate la centralità, la responsabilità e il governo verso la salute dei cittadini di un territorio. Il servizio pubblico territoriale di cui parliamo e nel quale molti di noi operano, è aperto verso la comunità, non seleziona la  domanda e ha come priorità la persona con disturbo severo o che necessita di assistenza a lungo termine, è servizio al domicilio delle persone, integrato nella comunità e in rapporto con le altre istituzioni sociali e sanitarie, che opera nella strada, nei luoghi di lavoro o di aggregazione.

Sappiamo che il primo diritto per una persona con disturbo mentale, per una persona che necessita di lunga assistenza, per un soggetto vulnerabile, per una famiglia, per una comunità locale è l’esistenza e la possibilità di utilizzo di un servizio pubblico qualificato.



[1] E’ della scorsa settimana l’attivazione “provvisoria” del CSM di Eboli (ASL Salerno 2) sulle 24 ore per accogliere un ragazzo con cui gli operatori avevano lavorato per molte ore nella giornata e che necessitava di vicinanza. Il suo “trasferimento” al SPDC avrebbe determinato una interruzione del rapporto fiduciario così gli operatori hanno così deciso di ospitarlo presso il CSM e sono rimasti con lui nelle 24 ore.