Prima dell’apertura dei lavori, si aggira per la sala un timore.

Quanti verranno? Il Forum nazionale non prevede cartoline precetto, punti premio, rigorosa organizzazione, acceso proselitismo, ricchi premi e cotillons. Quanti verranno?

La risposta è: tante e tanti, da tutt’Italia, più del previsto.

 

La parlamentare Rosi Bindi ha un nome da cantante confidenziale ma gli impegni che prende sono precisi e solenni: il programma del centro-sinistra per le elezioni di aprile non dimenticherà la salute mentale, ma le dedicherà una parte significativa. Con lei Maura Cossutta. Il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, il netto rifiuto della contenzione, il ribadito no all’elettroshock, l’impiego di risorse finanziarie e politiche adeguate, la centralità della questione salute. 

 

La Del Giudice racconta com’è cresciuto, il Forum , dal momento in cui mosse i suoi primi passi organizzativi. Racconta dell’incontro recente di Bari, di quanto da quelle giornate si è messo in moto. Si stupisce per come il Forum nel corso di pochi anni ha saputo conquistarsi credibilità  e capacità di farsi ascoltare, come si sta sempre più allargando oltre gli operatori e i familiari, i volontari e le persone con disturbo mentale, interessando anche i cittadini non direttamente coinvolti.

 

Luigi Benevelli entra nel merito dei lavori milanesi con una poderosa relazione, analitica e puntuale sulla situazione della sanità in Lombardia. Un sistema sanitario frammentato che riduce pericolosamente il diritto dei cittadini. E’ un esempio che il popolo del forum vuole cercare di tenere sempre presente.

 

Un familiare dell’ Emilia Romagna , sulla sessantina:  La proposta che troppi fanno di aumentare i posti letto è facile facile e dà risposte altrettanto facili, comprensibili da tutti. Noi non possiamo rispondere solo con enunciazioni di principio”

 

Nel dibattito, cinque minuti a testa e un paio di volte ci accende un battibecco tra la presidenza e chi ha superato il tempo concesso, un vincolo che alcuni sopportano a stento, tanta è l’urgenza delle cose da dire.

 

Il tema che più ritorna: uno psichiatra lo definisce la discrasia tra i principi e le pratiche. Un familiare lo chiama un tiro alla fune e la fune sono le persone. Eppure è la stessa cosa, descritta con due linguaggi diversi e convergenti.

 

Il Forum ormai è consolidato, importante e democratico” dice una familiare. “Ma adesso come andiamo avanti?” Pian piano nei tre giorni  arrivano anche le proposte forti, un ventaglio di risposte.

Noi familiari siamo troppo  soli, nella nostra lotta non siamo sostenuti. Il Forum deve impegnarsi per i progetti obiettivo: diritti esigibili e partecipazione, che non sia unicamente il volontariato ma anche il controllo” replica un’altra mamma.

 

Sembra che esistano solo due poli: i servizi e gli utenti” insiste un padre “manca quasi del tutto il ruolo della cittadinanza attiva

 

Clara Sereni viene dall’Umbria e racconta della propria esperienza con la Città del Sole, un’associazione. “Ci occupiamo soprattutto degli adolescenti, dei ragazzi del muretto. Abbiamo formato dei club, con  un operatore non addetto ai servizi. I ragazzi più difficili vanno ad aiutare  facendo pulizie od altri lavori. In questo modo loro si inseriscono in un ambiente cosiddetto normale e i finanziamenti al progetto arrivano a un circolo per adolescenti e non un luogo di malattia. Poi abbiamo aperto degli alloggi per studenti, che ospitano  due giovani con problemi abitativi e uno con un disagio mentale. Noi coordiniamo e i costi sono inferiori a quelli degli appartamenti protetti. Insomma è possibile dare risposte concrete a costi inferiori e in contesti normalizzanti. L’obiettivo è ridurre il più possibile la sanitarizzazione del disagio

 

Un’operatrice:  I centri di salute mentale aperti 24 ore su 24, la centralità della persona e la continuità dell’equipe. Certo, è un processo di allargamento, difficile, soggetto a tempeste, a stop, a passi indietro. Ma perché questa costruzione di servizi 24 su 24 a misura di persona creano così tante resistenze? Sono i saperi che non vogliono mettersi in gioco nè contaminarsi abbattendo le barriere, è la paura della sfida della notte senza la protezione delle mura ospedaliere, è la paura della complessità del disagio, è l’adagiarsi sul riduzionismo delle spiegazioni facili e meccaniche

 

Un operatore: “Non dobbiamo accontentarci e adagiarci. Al contrario, dobbiamo sempre sperimentare e riposizionarci rispetto ai problemi e alle persone”

 

Una mamma:  Il tempo e la rapidità. E’ un problema centrale: si corre troppo per i tempi della vita”

 

Un familiare:  Gli antichi greci parlavano di etos e di nomos, l’intreccio di etica e di norma. L’ananke, lo stato di necessità, consente di forzare questa sintesi? Ancora adesso, dopo duemilacinquecento anni, siamo allo stesso dilemma. La risposta è che dignità della persona è un valore non negoziabile. La lesione alla dignità umana non è mai giustificata dallo stato di necessità”

 

Un infermiere: “E’ importante che tutti trovino delle ancore a cui agganciarsi. Parole, frasi, episodi emblematici che diano senso alla nostra lotta”

 

Una mamma:  Spesso sembra che chi soffre per un disturbo mentale e  ha bisogno di aiuto abbia una qualche colpa da scontare

 

Un’ infermiera: “Al centro di tutto metto la cura come presa in carico dell’altro, inteso come persona singolare”

 

Io per tre giorni ho staccato la spina di questa orribile campagna elettorale fatta di menzogne e di ossessiva e compulsiva presenza televisiva. Ho cambiato canale e mi sono sintonizzato nella politica vera, nei problemi veri di persone vere.

 

Narrazioni che diventano testimonianze. Ecco Davide di Trieste che racconta la sua storia di dolore, quando la fine di un amore lo portò verso il disturbo mentale e l’intervento dei servizi lo accompagnò verso la rimonta. Alla fine del suo intervento tutti lo applaudono a lungo.

Qui al Forum gli applausi non sono un rito formale, ma un modo per accogliere la persona che sta parlando.

 

Una donna rievoca il disagio di quando cambiava continuamente telefonino, cercando i modelli più nuovi e aggiornati. “E’ la stessa cosa che fanno i ricchi quando cambiano auto o pelliccia. Se non è malato uno che ha sette ville perché dovrei esserlo io, che mi piacciono i cellulari?

 

Madia Marangi di Martina Franca ritorna con il ricordo al colloquio con una psichiatra che, aveva saputo, era malata di tumore: “Non posso parlarti di me, se tu stai così” Ma la dottoressa le rispose: “Il tuo dolore è grande quanto il mio, anche se non si può né vedere con gli occhi né toccare con la mano”  E allora, conclude Madia: “Noi sottovalutiamo troppo spesso gli altri e la loro capacità di accoglienza

 

La maggioranza dei partecipanti al Forum è fatta da donne, come ogni volta che si fa politica vera. Si mescolano profumi vanigliati troppo dolci e freschi odori agrumati, qualche scarpa con tacchi lati e lunghe punte alla moda ma tantissime scarpe basse e comode, molti capelli corti oppure tenuti da un fermaglio. Donne belle perché non fanno nulla per sembrarlo, nulla di diverso dall’essere se stesse.

 

Parla ancora Madia, e mentre lo fa non si sente volare una mosca, le scappa un lapsus molto bello: “Non servono modelli calati dall’altro…volevo dire alto

 

Un’ infermiera: “Io non incontro mai modelli ma sempre persone”

 

Una donna: “Gli operatori devono essere formati in modo adeguato e stare vicini alle persone. Se non sono disposti a farlo…che cambino mestiere”

 

Qualche rapida puntata al bar della Camera del Lavoro che ospita il Forum: un veloce caffè.

 

Francesco Maisto è sostituto procuratore generale al Tribunale di Milano. Ha un accento napoletano che aggiunge ironico e appassionato scetticismo  alle sue parole: “In Italia ci sono 61.000 detenuti, 16.000 dei quali con un disturbo mentale. Esiste il processo per i poveri e il processo per i ricchi, il carcere è spesso detenzione sociale, persone che dovrebbero stare altrove. Quando c’è un drammatico scarto tra l’essere e il dover essere, si fanno passi per colmare questo divario. Ebbene, adesso le leggi per la salute mentale  sono scritte e sono precise. Non applicarle significa letteralmente evasione dalla legalità

 

Dobbiamo riaccendere lo scandalo!” grida una madre.

 

Franca Caffa è una signora piccola ed energica, che vive e svolge il suo lavoro politico nella periferia milanese, accusa con forza il degrado ambientale. “Siamo abbandonati a noi stessi, proliferano il disagio, la delinquenza, la droga. Da anni protestiamo eppure le amministrazioni comunali non hanno  fatto nulla”

 

Un volontario: “La finanziaria 2006 del governo prevede diciotto euro di spese sociali per ogni cittadino. Ma ne stanzia quattrocentoquaranta, sempre pro capite, per l’acquisto di undici aerei caccia. Non si poteva destinarli ad altre spese?”

 

Mi dice Gary Belkin psichiatra americano vice direttore del Bellevue Hospitall di NY: “Magari negli USA avessimo un Forum così e associazioni dei familiari fatte in questo modo. Da noi si occupano solo dei farmaci”

 

Un ragazzo con la barba, di una cooperativa sociale: “Tra i servizi e le cooperative deve esserci uno scambio continuo e reciproco. Con due obiettivi centrali: la cura e la tutela dei diritti, ma anche l’autonomia vera delle persone”

 

Al sabato, il bar della CGIL è chiuso.

 

Sale sul palco Roberto Colapietro . E’ presidente di una cooperativa sociale. Racconta la storia di Franco, che è stato male, poi conclude: “Qualcuno si chiede se adesso Franco è guarito. Ma è importante altro, avergli offerto un percorso di vita. Chiudo con le parole che cito a memoria di Franco Basaglia. Molto abbiamo fatto e molto ancora c’è da fare. Ci riusciremo. Se avremo la forza e la furia dei matti

 

Ogni tanto negli interventi serpeggiano polemiche sotterranee, antiche ruggini, schermaglie di retroguardia. Questa è l’impressione che mi dà uno psichiatra del Trentino, che parla e si riferisce a Psichiatria Democratica , a storie di fallimenti, alleanze e altro. Dopo un po’ fatico a seguirlo, mi sembra un discorso astratto e sterile.

 

Ci sono altri interventi inutili: il Forum è una piazza, uno spazio aperto  a tanti soggetti individuali e collettivi che vogliono parlare ma il Forum ha anche scopi e finalità concreti. Quelli che lo sanno meglio di tutti sono gli utenti, come vengono chiamati con una definizione in se e per se burocratica e asettica che però qui riesce ad acquistare un sapore di autenticità.

 

Tra gli uomini, pochissime cravatte. Molte barbe e baffi . Tra i tre/quattrocento partecipanti, uomini e donne, si mescolano tanti colori, rosso, arancione, blu, verde, giallo, granata.

 

Un familiare: “Il Forum deve fotografare la realtà. Documentare se c’è e dove c’è la neo-istituzionalizzazione. Segnalarla e denunciarla”

 

I tre giorni milanesi sono anche un incrocio di accenti e di parlate provenienti da ogni parte d’Italia.

 

Un signore sulla sessantina, robusto e barbuto, cura la parte tecnica. Mi dice che stanno filmando tutti gli interventi e che, dopo un montaggio, ne verrà tratto un cd-rom.

 

Salute e sanità non sono la stessa cosa” ribadisce un sindacalista. “La salute è un progetto ampio, non si può ridurla a un semplice prodotto

 

C’è una grande differenza: chi legge il proprio discorso, chi parla a braccio, chi inizia leggendo e poi trascinato dall’urgenza di dire abbandona il testo scritto.

 

Accoglienza è un termine che torna spesso, carica di significato, di calore e di progettualità. Mi viene un brivido quando penso a come svilirebbero questa parola i professionisti della politica. Me la immagino in bocca a certi e prego che non diventi mai un vuoto modo di dire.

 

Una mamma denuncia  la barbarie del tempo e delle sue scadenze, che ci riduce tutti a oggetti

 

Un infermiere, che è anche presidente di una cooperativa sociale di tipo B: “Al piano di sopra ho visto la mostra fotografica sui cento anni della CGIL. Da decenni, le parole d’ordine sono emancipazione,  potere, conflitto. Sono le stesse con cui ci confrontiamo noi nel campo della salute mentale

 

Un’infermiera: “E’ un peccato che troppo spesso il sindacato sia presente

solo durante i rinnovi contrattuali o le singole contrattazioni aziendali e non nel vivo dei processi di trasformazione”

Un volontario: “Bisogna tornare a tanti anni fa e saldare di nuovo la psichiatria con la cultura e l’arte”

 

Il socio di una cooperativa: “Il principale diritto delle persone e dei cittadini è potersi occupare degli altri. Ma quasi sempre questo diritto viene negato a chi ha un disturbo o un disagio mentale”

 

Antonio Esposito fa il ricercatore alla facoltà di Filosofia di Napoli e ha lavorato all’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa. “Un giorno vidi che uno dei ricoverati si occupava delle pecore. Come mai proprio lui?, chiesi al direttore. Ha forse esperienza di pastorizia? No, mi rispose il direttore. Faceva forse il contadino? Nemmeno. E allora perché proprio lui si cura delle pecore? Il direttore mi diede una risposta assolutamente emblematica dell’istituzione totale che cancella l’individualità delle persone per incasellarla in categorie. Infatti mi rispose: perché è sardo

 

Anche Gisella Trincas è sarda, nuova presidente dell’UNASAM. E’ lei che parla per prima alla tavola rotonda dalla tarda mattina di sabato: colpisce subito che sul palco ci siano sette donne e due uomini.

Gisella attacca quelli che in questi mesi sfruttano il dolore e le preoccupazioni dei familiari. Non per riorganizzare i servizi attraverso le politiche regionali ma al contrario per mettere pesantemente mano alla legge 180 e alle sue conquiste. “Intanto le forme coercitive peggiorano e tornano a diffondersi. Troppi servizi non funzionano, danno gli appuntamenti a distanza di un mese, non rispondono alle chiamate. Questo aggrava le situazioni di partenza, mentre intanto le persone potrebbero star meglio già con la parola stessa. Ma ciò può avvenire solo se davanti, meglio sarebbe al fianco, si ritrovano operatori in grado di capire le loro parole, la loro espressione” Il ruolo delle associazioni è decisivo: “Dobbiamo capire la realtà e saper parlare con gli amici, ma anche con i nemici. Sollecitando le regioni ad azioni concrete. Confrontandoci con i direttori generali della aziende sanitarie per ottenere buoni servizi per la salute mentale

 

Franco Rotelli è direttore dell’ Asl di Trieste. Descrive la complessità della situazione e dice che “dobbiamo prenderne atto, nel bene e nel male, e cercare di privilegiare il bene.  Bisogna impegnare i presidenti di regione nella costruzioni di servizi adeguati e potenti, seri e organizzati democraticamente. Ma questo è possibile e in fondo anche facile. L’economicità della gestione è un obbligo ma non a prezzo del capitale umano: ne pagherebbero le conseguenze i più deboli. La soggettività degli operatori va recuperata e salvaguardata se si vuole portare alla luce la soggettività degli utenti

 

I partecipanti al Forum attendevano i politici al varco, attenti a pesare ogni loro eventuale incertezza ed esitazione.

 

Doris Lomoro è l’assessore alla sanità in Calabria. E’ una donna molto energica. “Per anni sono stata sindaco, sindaco di sinistra e vicina alle persone, ma ho firmato vari tso. Ne ricordo uno in particolare, quello di un giovane che non poteva credere che io, proprio io, avessi sottoscritto quel suo trattamento obbligatorio. Ma il mio ruolo non si fermava alla firma: cercavo di seguire tutto il percorso terapeutico. E allora anche adesso, come assessore, voglio essere vicina alla gente. E impegno su questo l’intera giunta. In Calabria la legge 180 è totalmente sconosciuta, la chiusura dei manicomi ha portato ad altri  manicomi, diversi, privati e forse per questo ancora più inaccessibili. Faremo di tutto per cambiare le cose

Gli applausi arrivano alla fine, ma anche durante l’intervento. Applausi di sollievo e di fiducia.

 

Anche la Sardegna ha un assessore donna, Nerina Dirindin.Una professoressa di economia sanitaria. E della professoressa il suo intervento ha la precisione.  Dobbiamo avere l’umiltà e l’orgoglio di copiare i modelli organizzativi là dove funzionano. Facendoci accompagnare nel percorso di costruzione dei servizi da chi è disposto a mettere in rete la propria esperienza. Il Dipartimento di Trieste ci sta aiutando in questo cammino e già si vedono i primi risultati”

 

Ezio Beltrame è assessore alla regione Friuli-Venezia Giulia. “Non bastano le leggi: serve la politica con la sua capacità di formare alleanze. Le regioni devono sostenere con forza, oltre ai servizi territoriali, anche  le cooperative sociali e le famiglie. Noi abbiamo dato vita a un fondo e non abbiamo voluto chiamarlo dell’autosufficienza, ma dell’autonomia possibile

 

Betti Mura è l’assessore al sociale della regione Abruzzo. Racconta il viluppo di interessi economici e corporativi contro i quali ci si deve confrontare. “Ci scontriamo con poteri forti e consolidati, ma ce la possiamo fare. Forza!

 

Tiziana Valpiana, parlamentare di Rifondazione Comunista: “Questa maggioranza di governo ha agito contro chi è in vario modo diverso. Stigma, emarginazione, contenzione. Consegnando la gestione di queste persone al lucro dei privati. Ma su alcune cose abbiamo resistito, la bruttissima proposta di legge Burani-Procaccini è stata fermata. Ma sappiamo che per tutte le leggi esistenti, per la salute mentale come per ogni altra, è fondamentale avere le risorse finanziarie. Su questo il nuovo governo dovrà impegnarsi a fondo

 

Rosanna Dettori è segretario della CGIL: “Il ruolo pubblico nella salute è centrale e imprescindibile” Poi parla anche della cooperazione sociale: “le regioni devono finirla con lo sfruttamento delle cooperative. Basta con gli appalti dati solo perché si spende di meno e si sfrutta di più”

 

Sono le 13.40, i partecipanti danno qualche segno di cedimento, i treni e gli aerei incalzano.

 

Giuliano Scabia è uomo di teatro, tra i creatori di Marco Cavallo, il cavallo azzurro, simbolo della fine dei manicomi. “Cosa succede alle nostre menti quando ci facciamo esplodere come kamikaze alle fermate degli autobus? O quando dal cielo buttiamo ordigni di morte sulle città? Cosa resta da fare ai curatori della parola, teatro e poesia? E ai curatori della mente, gli operatori della salute mentale? Devono allearsi, ma per fare cosa?

 

Peppe Dell’Acqua, direttore del Dsm di Trieste, tenta un’ impossibile sintesi: “Avevamo un programma fittissimo che poi in corso d’opera è cresciuto via via e le repliche e gli approfondimenti devono continuare a lungo. A Camaiore avevamo preso alcuni impegni. Ricordate? Uno dei principali era promuovere l’intervento e la partecipazione delle persone con disagio mentale. In questi tre giorni, quindici o venti di loro hanno avuto la forza, il coraggio  e la capacità di parlare al Forum, di mettersi in gioco. Un Forum che vive nella totale disorganizzazione ma che finora ha prodotto voci e attività di spessore. Tanto, tantissimo resta da fare. La formazione è uno dei punti cruciali e allora vorremmo organizzare, e noi di Trieste ci mettiamo a disposizione, una due giorni con i giovani operatori, per capire come intervenire sulla formazione. Ma sarà importante continuare a confrontare le esperienze di ogni singola realtà italiana , perché adesso con la parola csm intendiamo cose diverse l’una dall’altra. Invece il csm di Gorizia non è il cms di Cuneo o di Lecce, però ognuno di noi quando dice csm pensa al proprio. E allora dobbiamo scambiarci visite per capire ognuno la realtà dell’altro. Senza mai tollerare le cattive pratiche. Ormai il Forum ha dato spazio e visibilità ai singoli e ai collettivi, i più diversi tra loro. Ma adesso? Come procedere? Ripetere questi incontri? Con quali obiettivi?”

Giuliano Scabia passa un foglietto a Peppe, che lo legge, sorride e poi lo scandisce al microfono. “ Con le parole di Giuliano possiamo salutarci:

Compito dei poeti come degli operatori è tenere in volo amore dalle ali d’oro”

 

 

luciano.comida@libero.it