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Prima
dell’apertura dei lavori, si aggira per la sala un timore. Quanti
verranno? Il Forum nazionale non prevede cartoline precetto, punti
premio, rigorosa organizzazione, acceso proselitismo, ricchi premi e
cotillons. Quanti verranno? La
risposta è: tante e tanti, da
tutt’Italia, più del previsto. Un
familiare dell’ Nel
dibattito, cinque minuti a testa e un paio di volte ci accende un
battibecco tra la presidenza e chi ha superato il tempo concesso, un
vincolo che alcuni sopportano a stento, tanta è l’urgenza delle cose
da dire. Il
tema che più ritorna: uno psichiatra lo definisce la discrasia tra i principi e le pratiche. Un familiare lo chiama un
tiro alla fune e la fune sono le persone. Eppure è la stessa cosa,
descritta con due linguaggi diversi e convergenti. “Il
Forum ormai è consolidato, importante e democratico” dice una
familiare. “Ma adesso come
andiamo avanti?” Pian piano nei tre giorni arrivano
anche le proposte forti, un ventaglio di risposte. “Noi
familiari siamo troppo soli,
nella nostra lotta non siamo sostenuti. Il Forum deve impegnarsi per i
progetti obiettivo: diritti esigibili e partecipazione, che non sia
unicamente il volontariato ma anche il controllo” replica
un’altra mamma. “Sembra
che esistano solo due poli: i servizi e gli utenti” insiste un
padre “manca quasi del tutto il
ruolo della cittadinanza attiva” Clara
Sereni viene dall’Umbria e racconta della propria esperienza con la
Città del Sole, un’associazione. “Ci
occupiamo soprattutto degli adolescenti, dei ragazzi del muretto.
Abbiamo formato dei club, con un
operatore non addetto ai servizi. I ragazzi più difficili vanno ad
aiutare facendo pulizie od
altri lavori. In questo modo loro si inseriscono in un ambiente
cosiddetto normale e i finanziamenti al progetto arrivano a un circolo
per adolescenti e non un luogo di malattia. Poi abbiamo aperto degli
alloggi per studenti, che ospitano due
giovani con problemi abitativi e uno con un disagio mentale. Noi
coordiniamo e i costi sono inferiori a quelli degli appartamenti
protetti. Insomma è possibile dare risposte concrete a costi inferiori
e in contesti normalizzanti. L’obiettivo è ridurre il più possibile
la sanitarizzazione del disagio” Un’operatrice:
“I centri di salute
mentale aperti 24 ore su 24, la centralità della persona e la continuità
dell’equipe. Certo, è un processo di allargamento, difficile,
soggetto a tempeste, a stop, a passi indietro. Ma perché questa
costruzione di servizi 24 su 24 a misura di persona creano così tante
resistenze? Sono i saperi che non vogliono mettersi in gioco nè
contaminarsi abbattendo le barriere, è la paura della sfida della notte
senza la protezione delle mura ospedaliere, è la paura della complessità
del disagio, è l’adagiarsi sul riduzionismo delle spiegazioni facili
e meccaniche” Un
operatore: “Non dobbiamo
accontentarci e adagiarci. Al contrario, dobbiamo sempre sperimentare e
riposizionarci rispetto ai problemi e alle persone” Una
mamma: “Il tempo e la rapidità. E’ un problema centrale: si corre troppo per
i tempi della vita” Un
familiare: “Gli antichi greci parlavano di etos e di nomos, l’intreccio di etica e
di norma. L’ananke, lo stato di necessità, consente di forzare questa
sintesi? Ancora adesso, dopo duemilacinquecento anni, siamo allo stesso
dilemma. La risposta è che dignità della persona è un valore non
negoziabile. La lesione alla dignità umana non è mai giustificata
dallo stato di necessità” Un
infermiere: “E’ importante che
tutti trovino delle ancore a cui agganciarsi. Parole, frasi, episodi
emblematici che diano senso alla nostra lotta” Una
mamma: “Spesso sembra che chi soffre per un disturbo mentale e
ha bisogno di aiuto abbia una qualche colpa da scontare” Un’
infermiera: “Al centro di tutto
metto la cura come presa in carico dell’altro, inteso come persona
singolare” Io
per tre giorni ho staccato la spina di questa orribile campagna
elettorale fatta di menzogne e di ossessiva e compulsiva presenza
televisiva. Ho cambiato canale e mi sono sintonizzato nella politica
vera, nei problemi veri di persone vere. Narrazioni
che diventano testimonianze. Ecco Davide di Trieste che racconta la sua
storia di dolore, quando la fine di un amore lo portò verso il disturbo
mentale e l’intervento dei servizi lo accompagnò verso la rimonta.
Alla fine del suo intervento tutti lo applaudono a lungo. Qui
al Forum gli applausi non sono un rito formale, ma un modo per
accogliere la persona che sta parlando. Una
donna rievoca il disagio di quando cambiava continuamente telefonino,
cercando i modelli più nuovi e aggiornati. “E’
la stessa cosa che fanno i ricchi quando cambiano auto o pelliccia. Se
non è malato uno che ha sette ville perché dovrei esserlo io, che mi
piacciono i cellulari?” Madia
Marangi di Martina Franca ritorna con il ricordo al colloquio con una
psichiatra che, aveva saputo, era malata di tumore: “Non posso parlarti di me, se tu stai così” Ma la dottoressa le
rispose: “Il tuo dolore è
grande quanto il mio, anche se non si può né vedere con gli occhi né
toccare con la mano” E
allora, conclude Madia: “Noi
sottovalutiamo troppo spesso gli altri e la loro capacità di
accoglienza” La
maggioranza dei partecipanti al Forum è fatta da donne, come ogni volta
che si fa politica vera. Si mescolano profumi vanigliati troppo dolci e
freschi odori agrumati, qualche scarpa con tacchi lati e lunghe punte
alla moda ma tantissime scarpe basse e comode, molti capelli corti
oppure tenuti da un fermaglio. Donne belle perché non fanno nulla per
sembrarlo, nulla di diverso dall’essere se stesse. Parla
ancora Madia, e mentre lo fa non si sente volare una mosca, le scappa un
lapsus molto bello: “Non servono
modelli calati dall’altro…volevo dire alto” Un’
infermiera: “Io non incontro mai
modelli ma sempre persone” Una
donna: “Gli operatori devono
essere formati in modo adeguato e stare vicini alle persone. Se non sono
disposti a farlo…che cambino mestiere” Qualche
rapida puntata al bar della Camera del Lavoro che ospita il Forum: un
veloce caffè. “Dobbiamo
riaccendere lo scandalo!” grida una madre. Franca
Caffa è una signora piccola ed energica, che vive e svolge il suo
lavoro politico nella periferia milanese, accusa con forza il degrado
ambientale. “Siamo abbandonati a
noi stessi, proliferano il disagio, la delinquenza, Un
volontario: “La finanziaria 2006
del governo prevede diciotto euro di spese sociali per ogni cittadino.
Ma ne stanzia quattrocentoquaranta, sempre pro capite, per l’acquisto
di undici aerei caccia. Non si poteva destinarli ad altre spese?” Mi
dice Un
ragazzo con la barba, di una cooperativa sociale: “Tra i servizi e le cooperative deve esserci uno scambio continuo e
reciproco. Con due obiettivi centrali: la cura e la tutela dei diritti,
ma anche l’autonomia vera delle persone” Al
sabato, il bar della CGIL è chiuso. Sale
sul palco Ogni
tanto negli interventi serpeggiano polemiche sotterranee, antiche
ruggini, schermaglie di retroguardia. Questa è l’impressione che mi dà
uno psichiatra del Trentino, che parla e si riferisce a Ci
sono altri interventi inutili: Tra
gli uomini, pochissime cravatte. Molte barbe e baffi . Tra i
tre/quattrocento partecipanti, uomini e donne, si mescolano tanti
colori, rosso, arancione, blu, verde, giallo, granata. Un
familiare: “Il Forum deve
fotografare la realtà. Documentare se c’è e dove c’è la
neo-istituzionalizzazione. Segnalarla e denunciarla” I
tre giorni milanesi sono anche un incrocio di accenti e di parlate
provenienti da ogni parte d’Italia. Un
signore sulla sessantina, robusto e barbuto, cura la parte tecnica. Mi
dice che stanno filmando tutti gli interventi e che, dopo un montaggio,
ne verrà tratto un cd-rom. “Salute
e sanità non sono la stessa cosa” ribadisce un sindacalista. “La
salute è un progetto ampio, non si può ridurla a un semplice prodotto” C’è
una grande differenza: chi legge il proprio discorso, chi parla a
braccio, chi inizia leggendo e poi trascinato dall’urgenza di dire
abbandona il testo scritto. Accoglienza è
un termine che torna spesso, carica di significato, di calore e di
progettualità. Mi viene un brivido quando penso a come svilirebbero
questa parola i professionisti della politica. Me la immagino in bocca a
certi e prego che non diventi mai un vuoto modo di dire. Una
mamma denuncia “la barbarie del tempo e delle sue scadenze, che ci riduce tutti a
oggetti” Un
infermiere, che è anche presidente di una cooperativa sociale di tipo
B: “Al piano di sopra ho visto
la mostra fotografica sui cento anni della CGIL. Da decenni, le parole
d’ordine sono emancipazione, potere,
conflitto. Sono le stesse con cui ci confrontiamo noi nel campo della
salute mentale” Un’infermiera:
“E’ un peccato che troppo
spesso il sindacato sia presente solo durante i rinnovi contrattuali o
le singole contrattazioni aziendali e non nel vivo dei processi di
trasformazione” Un
volontario: “Bisogna tornare a
tanti anni fa e saldare di nuovo la psichiatria con la cultura e
l’arte” Il
socio di una cooperativa: “Il
principale diritto delle persone e dei cittadini è potersi occupare
degli altri. Ma quasi sempre questo diritto viene negato a chi ha un
disturbo o un disagio mentale” Antonio
Esposito fa il ricercatore alla facoltà di Filosofia di Napoli e ha
lavorato all’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa. “Un giorno vidi che uno dei ricoverati si occupava delle pecore. Come mai
proprio lui?, chiesi al direttore. Ha forse esperienza di pastorizia?
No, mi rispose il direttore. Faceva forse il contadino? Nemmeno. E
allora perché proprio lui si cura delle pecore? Il direttore mi diede
una risposta assolutamente emblematica dell’istituzione totale che
cancella l’individualità delle persone per incasellarla in categorie.
Infatti mi rispose: perché è sardo” Anche
Gisella Trincas è sarda, nuova presidente dell’UNASAM. E’ lei che
parla per prima alla tavola rotonda dalla tarda mattina di sabato:
colpisce subito che sul palco ci siano sette donne e due uomini. Gisella
attacca quelli che in questi mesi sfruttano il dolore e le
preoccupazioni dei familiari. Non per riorganizzare i servizi attraverso
le politiche regionali ma al contrario per mettere pesantemente mano
alla legge 180 e alle sue conquiste. “Intanto
le forme coercitive peggiorano e tornano a diffondersi. Troppi servizi
non funzionano, danno gli appuntamenti a distanza di un mese, non
rispondono alle chiamate. Questo aggrava le situazioni di partenza,
mentre intanto le persone potrebbero star meglio già con la parola
stessa. Ma ciò può avvenire solo se davanti, meglio sarebbe al fianco,
si ritrovano operatori in grado di capire le loro parole, la loro
espressione” Il ruolo delle associazioni è decisivo: “Dobbiamo
capire la realtà e saper parlare con gli amici, ma anche con i nemici.
Sollecitando le regioni ad azioni concrete. Confrontandoci con i
direttori generali della aziende sanitarie per ottenere buoni servizi
per la salute mentale” Franco
Rotelli è direttore dell’ Asl di Trieste. Descrive la complessità
della situazione e dice che “dobbiamo
prenderne atto, nel bene e nel male, e cercare di privilegiare il bene.
Bisogna impegnare i presidenti di regione nella costruzioni di
servizi adeguati e potenti, seri e organizzati democraticamente. Ma
questo è possibile e in fondo anche facile. L’economicità della
gestione è un obbligo ma non a prezzo del capitale umano: ne
pagherebbero le conseguenze i più deboli. La soggettività degli
operatori va recuperata e salvaguardata se si vuole portare alla luce la
soggettività degli utenti” I
partecipanti al Forum attendevano i politici al varco, attenti a pesare
ogni loro eventuale incertezza ed esitazione. Doris
Lomoro è l’assessore alla sanità in Calabria. E’ una donna molto
energica. “Per anni sono stata
sindaco, Gli
applausi arrivano alla fine, ma anche durante l’intervento. Applausi
di sollievo e di fiducia. Anche
la Sardegna ha un assessore donna, Nerina Dirindin.Una professoressa di
economia sanitaria. E della professoressa il suo intervento ha la
precisione. “Dobbiamo
avere l’umiltà e l’orgoglio di copiare i modelli organizzativi là
dove funzionano. Facendoci accompagnare nel percorso di costruzione dei
servizi da chi è disposto Ezio
Beltrame è assessore alla regione Friuli-Venezia Giulia. “Non bastano le leggi: serve la politica con la sua capacità di formare
alleanze. Le regioni devono sostenere con forza, oltre ai servizi
territoriali, anche le
cooperative sociali e le famiglie. Noi abbiamo dato vita a un fondo e
non abbiamo voluto chiamarlo dell’autosufficienza, ma dell’autonomia
possibile” Betti
Mura è l’assessore al sociale della regione Abruzzo. Racconta il
viluppo di interessi economici e corporativi contro i quali ci si deve
confrontare. “Ci scontriamo con
poteri forti e consolidati, ma ce la possiamo fare. Forza!” Tiziana
Valpiana, parlamentare di Rifondazione Comunista: “Questa maggioranza di governo ha agito contro chi è in vario modo
diverso. Stigma, emarginazione, contenzione. Consegnando la gestione di
queste persone al lucro dei privati. Ma su alcune cose abbiamo
resistito, la bruttissima proposta di legge Burani-Procaccini è stata
fermata. Ma sappiamo che per tutte le leggi esistenti, per la salute
mentale come per ogni altra, è fondamentale avere le risorse
finanziarie. Su questo il nuovo governo dovrà impegnarsi a fondo” Rosanna
Dettori è segretario della CGIL: “Il
ruolo pubblico nella salute è centrale e imprescindibile” Poi
parla anche della cooperazione sociale: “le
regioni devono finirla con lo sfruttamento delle cooperative. Basta con
gli appalti dati solo perché si spende di meno e si sfrutta di più” Sono
le 13.40, i partecipanti danno qualche segno di cedimento, i treni e gli
aerei incalzano. Peppe
Dell’Acqua, direttore del Dsm di Trieste, tenta un’ impossibile
sintesi: “Avevamo un programma
fittissimo che poi in corso d’opera è cresciuto via via e le repliche
e gli approfondimenti devono continuare a lungo. A Camaiore avevamo
preso alcuni impegni. Ricordate? Uno dei principali era promuovere
l’intervento e la partecipazione delle persone con disagio mentale. In
questi tre giorni, quindici o venti di loro hanno avuto la forza, il
coraggio e la capacità di
parlare al Forum, di mettersi in gioco. Un Forum che vive nella totale
disorganizzazione ma che finora ha prodotto voci e attività di
spessore. Tanto, tantissimo resta da fare. La formazione è uno dei
punti cruciali e allora vorremmo organizzare, e noi di Trieste ci
mettiamo a disposizione, una due giorni con i giovani operatori, per
capire come intervenire sulla formazione. Ma sarà importante continuare
a confrontare le esperienze di ogni singola realtà italiana , perché
adesso con la parola csm intendiamo cose diverse l’una dall’altra.
Invece Compito
dei poeti come degli operatori è tenere in volo amore dalle ali
d’oro” luciano.comida@libero.it |