IL NOSTRO CONTRIBUTO AI LAVORI DEL III FORUM NAZIONALE SALUTE MENTALE
Milano 2-3-4- febbraio 2006


L’Associazione “180amici - onlus” nasce a Roma il 25.10.2004 da un iniziale nucleo di familiari di utenti psichiatrici. A partire da tale nucleo, si è voluto costituire una associazione di cittadini, utenti, studenti, volontari, amministratori e chiunque mostri sensibilità nei confronti della problematica della salute mentale. Il nome dell’Associazione vuol significare che i suoi soci sono “amici” e sostenitori della “legge 180”.
Il primo obiettivo è, dunque, quello di operare per la completa applicazione della legge 180/78 affinché si attui il PROGETTO OBIETTIVO NAZIONALE PER LA SALUTE MENTALE, ma al contempo intendiamo agire a livello culturale per combattere lo stigma ed il pregiudizio sulla “malattia mentale”.
Per questo riteniamo necessario radicarci nel territorio a partire dal confronto con l’istituzione cittadina rappresentata in prima istanza dal Municipio locale.

Cosa fa l’Associazione

Attività corrente:

  • ci riuniamo mensilmente presso la sede del Municipio Roma XI, non avendo ancora una nostra sede;

  • partecipiamo alla Consulta socio- sanitaria del Municipio XI;

  • partecipiamo con la nostra sezione locale alla Consulta sulla salute mentale della Provincia dell’Aquila;

  • abbiamo aperto uno spazio informativo presso lo sportello del Segretariato sociale del Municipio Roma XI, con il quale vogliamo fornire ascolto, supporto e consulenza, anche legale, ai cittadini sulle problematiche della salute e del disagio mentale. Lo sportello è indirizzato innanzitutto ai familiari di pazienti psichiatrici con la funzione principale di aiutarli ad essere meglio informati sui loro diritti, e consente, tra l’altro, attraverso un lavoro di contatto e di attento ascolto, di individuare e monitorare i bisogni di salute mentale del territorio.

Attività straordinaria:

  • abbiamo organizzato, il 14 febbraio 2005, un riuscito incontro, nella sede del Municipio Roma XI, in ricordo di Franca Ongaro Basaglia, con l’intervento di Mariagrazia Giannichedda, Tommaso Lo Savio, Giovanna del Giudice, Gabriele Palmieri;

  • abbiamo organizzato, in collaborazione con il Laboratorio Permanente di Psicologia dell’Università “La Sapienza” di Roma, Seminari presso la facoltà di Psicologia sulla contenzione e sull’integrazione socio-sanitaria, ai quali è intervenuto, tra gli altri il Dottor Franco Rotelli;

  • abbiamo effettuato visite presso le strutture pubbliche psichiatriche di Trieste, Aversa, Capua, L’Aquila per studiare le “buone pratiche”;

  • abbiamo condotto una campagna contro la contenzione e per gli SPDC a porte aperte, che ha trovato la sua espressione più significativa, ma non finale, con il seminario di cui si è detto;

  • abbiamo organizzato, il 15 novembre 2005, presso la sede D.S. della Garbatella “La Villetta”, la presentazione del libro L’Utopia della realtà, raccolta di scritti di Franco Basaglia, con l’intervento di Mariagrazia Giannichedda;

  • abbiamo partecipato a vari incontri e seminari sul tema del disagio mentale e dell’integrazione socio-sanitaria, collaborando, in particolare, con la CGIL.

Cosa sta preparando l’Associazione

Stiamo organizzando un Corso di formazione/informazione per familiari, cittadini, operatori sociali e sanitari, che è stato elaborato e sarà gestito in collaborazione con la Camera del Lavoro CGIL Roma sud e con gli studenti e gli psicologi del Laboratorio Permanente di Psicologia.
Attraverso il corso si vorrebbe far diminuire la distanza che separa la cittadinanza dalle problematiche inerenti al disagio mentale.

Cosa vorrebbe realizzare, o contribuire a realizzare, l’Associazione

- Progetto di un Centro di accoglienza e di ascolto
Tale progetto prevede la realizzazione di un Centro sperimentale che sappia farsi carico di rispondere ad un bisogno molto sentito da familiari, pazienti, cittadini e rappresentanti delle istituzioni locali: tale Centro infatti dovrebbe offrire un punto di ascolto e di accoglienza ai pazienti con disturbi mentali gravi e/o comunque ad alto carico, ma anche ai loro familiari e a tutti i cittadini.

 

- Creazione di un Centro di documentazione per utenti, familiari e cittadini che possa raccogliere quanto più possibile materiale di interesse comune sul disagio mentale da mettere a disposizione di chi sia interessato ad approfondire le proprie conoscenze.

- Abbiamo presentato e sollecitato un progetto per la ristrutturazione ed il potenziamento del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Roma C.
Oggi è dimostrato che l’accoglienza, la continuità terapeutica, la presa in carico determinano l’avvio di percorsi sensati di emancipazione e di guarigioni possibili.
Non vogliamo elencare i motivi per i quali a Roma i Dipartimenti di Salute Mentale non sono riusciti a rispondere compiutamente al mandato istituzionale, ne entrare nel merito degli aspetti tecnici, ma vogliamo sottolineare tra le principali cause l’eccessivo ricorso al privato, l’utilizzo preferenziale di comunità terapeutiche private e spesso lontane, lo scarso impegno verso la creazione di un valido circuito di residenze pubbliche a vario grado di protezione.
A nostro parere è indispensabile che si proceda subito alla creazione di un valido circuito assistenziale nei luoghi di vita dei cittadini attraverso un Dipartimento di Salute Mentale veramente a centralità operativa sul territorio.
Pensiamo che questo Dipartimento di Salute Mentale debba essere articolato in Unità Operative Complesse (o Moduli) nel numero di una per Distretto Socio Sanitario (territorio corrispondente ad un Municipio).
In ogni U.O.C. dovrebbero essere presenti Centri di Salute Mentale, Centri Diurni, Residenze a vario grado di protezione.
Tipologia minima delle varie strutture:
Centro di Salute Mentale: il bacino di ogni CSM non dovrebbe superare i 50.000/70.000 abitanti.
Il CSM dovrebbe costituire il punto centrale e nodale di tutto il DSM: è qui che secondo noi andrebbe accolta la domanda, presa in carico l'utenza, elaborato e verificato il progetto terapeutico individuale e/o familiare.
Pratica "normale" degli operatori dovrebbe essere quella delle visite domiciliari ogni qual volta fosse necessario, in particolare laddove l'utente, per qualsiasi motivazione, non si recasse spontaneamente al Servizio. Dovrà garantire il sostegno alle famiglie e la formazione di progetti psicoterapeutico-riabilitativi individualizzati, che superino l’attuale impostazione quasi esclusivamente di tipo farmacologico.
Il CSM, dovrebbe essere in grado dì funzionare sulle 24 ore mediante l'adeguamento delle strutture e del personale.


L'accoglienza andrebbe garantita nelle ore diurne sia per situazioni di acuzie che per disagi prolungati; dovrebbe essere possibile l'accoglienza notturna in stanze a due letti per donne e uomini, con almeno quattro posti per ogni CSM.
All'interno dell'accoglienza dovrebbe essere possibile usufruire del pasto di mezzogiorno e serale nonché di varie attività di laboratorio, di socializzazione e terapeutico-riabilitative interne ed esterne.
Centri Diurni: dovrebbero assicurare attività abilitative e socializzanti nelle 12 ore diurne dei giorni feriali dal lunedì al sabato; esercitare la pratica dell’accoglienza, in sintonia con il CSM, incentivare l’esercizio dell’auto-mutuo-aiuto.
Sarebbe necessario che fossero garantiti percorsi di formazione al lavoro, senza limitarsi però soltanto a questo tipo di intervento Anche qui andrebbe assicurata la pratica delle visite domiciliari.
Residenze: dovrebbero avere diverso grado di protezione, da quelle sulle 24 ore a quelle per poche ore al giorno, secondo l'autonomia degli ospiti.
I gruppi non dovrebbero comunque superare le 6 unità.
Per la gestione dei progetti terapeutico riabilitativi individuali dovrebbe essere messa in campo la collaborazione tra Azienda sanitaria ed Enti locali come dettato dalla legge 328 sull’integrazione sociosanitaria.
Sottolineamo che tali richieste sono in linea con quanto previsto dalle leggi vigenti e dal Progetto obiettivo per la salute mentale e trovano già riscontro in alcune realtà italiane.

Milano, 02-02-2006

Associazione 180 amici