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L’Associazione “180amici - onlus” nasce a Roma il 25.10.2004 da un
iniziale nucleo di familiari di utenti psichiatrici. A partire da tale
nucleo, si è voluto costituire una associazione di cittadini, utenti,
studenti, volontari, amministratori e chiunque mostri sensibilità nei
confronti della problematica della salute mentale. Il nome
dell’Associazione vuol significare che i suoi soci sono “amici” e
sostenitori della “legge 180”.
Il primo obiettivo è, dunque, quello di operare per la completa
applicazione della legge 180/78 affinché si attui il PROGETTO OBIETTIVO
NAZIONALE PER LA SALUTE MENTALE, ma al contempo intendiamo agire a
livello culturale per combattere lo stigma ed il pregiudizio sulla
“malattia mentale”.
Per questo riteniamo necessario radicarci nel territorio a partire dal
confronto con l’istituzione cittadina rappresentata in prima istanza
dal Municipio locale.
Cosa fa
l’Associazione
Attività
corrente:
-
ci riuniamo
mensilmente presso la sede del Municipio Roma XI, non avendo ancora
una nostra sede;
-
partecipiamo
alla Consulta socio- sanitaria del Municipio XI;
-
partecipiamo
con la nostra sezione locale alla Consulta sulla salute mentale
della Provincia dell’Aquila;
-
abbiamo aperto
uno spazio informativo presso lo sportello del Segretariato sociale
del Municipio Roma XI, con il quale vogliamo fornire ascolto,
supporto e consulenza, anche legale, ai cittadini sulle
problematiche della salute e del disagio mentale. Lo sportello è
indirizzato innanzitutto ai familiari di pazienti psichiatrici con
la funzione principale di aiutarli ad essere meglio informati sui
loro diritti, e consente, tra l’altro, attraverso un lavoro di
contatto e di attento ascolto, di individuare e monitorare i bisogni
di salute mentale del territorio.
Attività
straordinaria:
-
abbiamo
organizzato, il 14 febbraio 2005, un riuscito incontro, nella sede
del Municipio Roma XI, in ricordo di Franca Ongaro Basaglia, con
l’intervento di Mariagrazia Giannichedda, Tommaso Lo Savio,
Giovanna del Giudice, Gabriele Palmieri;
-
abbiamo
organizzato, in collaborazione con il Laboratorio Permanente di
Psicologia dell’Università “La Sapienza” di Roma, Seminari
presso la facoltà di Psicologia sulla contenzione e
sull’integrazione socio-sanitaria, ai quali è intervenuto, tra
gli altri il Dottor Franco Rotelli;
-
abbiamo
effettuato visite presso le strutture pubbliche psichiatriche di
Trieste, Aversa, Capua, L’Aquila per studiare le “buone
pratiche”;
-
abbiamo
condotto una campagna contro la contenzione e per gli SPDC a porte
aperte, che ha trovato la sua espressione più significativa, ma non
finale, con il seminario di cui si è detto;
-
abbiamo
organizzato, il 15 novembre 2005, presso la sede D.S. della
Garbatella “La Villetta”, la presentazione del libro L’Utopia
della realtà, raccolta di scritti di Franco Basaglia, con
l’intervento di Mariagrazia Giannichedda;
-
abbiamo
partecipato a vari incontri e seminari sul tema del disagio mentale
e dell’integrazione socio-sanitaria, collaborando, in particolare,
con la CGIL.
Cosa sta
preparando l’Associazione
Stiamo organizzando un Corso di formazione/informazione per familiari,
cittadini, operatori sociali e sanitari, che è stato elaborato e sarà
gestito in collaborazione con la Camera del Lavoro CGIL Roma sud e con
gli studenti e gli psicologi del Laboratorio Permanente di Psicologia.
Attraverso il corso si vorrebbe far diminuire la distanza che separa la
cittadinanza dalle problematiche inerenti al disagio mentale.
Cosa vorrebbe realizzare, o contribuire a realizzare, l’Associazione
- Progetto di un Centro di accoglienza e di ascolto
Tale progetto prevede la realizzazione di un Centro sperimentale che
sappia farsi carico di rispondere ad un bisogno molto sentito da
familiari, pazienti, cittadini e rappresentanti delle istituzioni
locali: tale Centro infatti dovrebbe offrire un punto di ascolto e di
accoglienza ai pazienti con disturbi mentali gravi e/o comunque ad alto
carico, ma anche ai loro familiari e a tutti i cittadini.
- Creazione di un
Centro di documentazione per utenti, familiari e cittadini che possa
raccogliere quanto più possibile materiale di interesse comune sul
disagio mentale da mettere a disposizione di chi sia interessato ad
approfondire le proprie conoscenze.
- Abbiamo presentato e sollecitato un progetto per la ristrutturazione
ed il potenziamento del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Roma
C.
Oggi è dimostrato che l’accoglienza, la continuità terapeutica, la
presa in carico determinano l’avvio di percorsi sensati di
emancipazione e di guarigioni possibili.
Non vogliamo elencare i motivi per i quali a Roma i Dipartimenti di
Salute Mentale non sono riusciti a rispondere compiutamente al mandato
istituzionale, ne entrare nel merito degli aspetti tecnici, ma vogliamo
sottolineare tra le principali cause l’eccessivo ricorso al privato,
l’utilizzo preferenziale di comunità terapeutiche private e spesso
lontane, lo scarso impegno verso la creazione di un valido circuito di
residenze pubbliche a vario grado di protezione.
A nostro parere è indispensabile che si proceda subito alla creazione
di un valido circuito assistenziale nei luoghi di vita dei cittadini
attraverso un Dipartimento di Salute Mentale veramente a centralità
operativa sul territorio.
Pensiamo che questo Dipartimento di Salute Mentale debba essere
articolato in Unità Operative Complesse (o Moduli) nel numero di una
per Distretto Socio Sanitario (territorio corrispondente ad un
Municipio).
In ogni U.O.C. dovrebbero essere presenti Centri di Salute Mentale,
Centri Diurni, Residenze a vario grado di protezione.
Tipologia minima delle varie strutture:
Centro di Salute Mentale: il bacino di ogni CSM non dovrebbe superare i
50.000/70.000 abitanti.
Il CSM dovrebbe costituire il punto centrale e nodale di tutto il DSM:
è qui che secondo noi andrebbe accolta la domanda, presa in carico
l'utenza, elaborato e verificato il progetto terapeutico individuale e/o
familiare.
Pratica "normale" degli operatori dovrebbe essere quella delle
visite domiciliari ogni qual volta fosse necessario, in particolare
laddove l'utente, per qualsiasi motivazione, non si recasse
spontaneamente al Servizio. Dovrà garantire il sostegno alle famiglie e
la formazione di progetti psicoterapeutico-riabilitativi
individualizzati, che superino l’attuale impostazione quasi
esclusivamente di tipo farmacologico.
Il CSM, dovrebbe essere in grado dì funzionare sulle 24 ore mediante
l'adeguamento delle strutture e del personale.
L'accoglienza andrebbe garantita nelle ore diurne sia per situazioni di
acuzie che per disagi prolungati; dovrebbe essere possibile
l'accoglienza notturna in stanze a due letti per donne e uomini, con
almeno quattro posti per ogni CSM.
All'interno dell'accoglienza dovrebbe essere possibile usufruire del
pasto di mezzogiorno e serale nonché di varie attività di laboratorio,
di socializzazione e terapeutico-riabilitative interne ed esterne.
Centri Diurni: dovrebbero assicurare attività abilitative e
socializzanti nelle 12 ore diurne dei giorni feriali dal lunedì al
sabato; esercitare la pratica dell’accoglienza, in sintonia con il
CSM, incentivare l’esercizio dell’auto-mutuo-aiuto.
Sarebbe necessario che fossero garantiti percorsi di formazione al
lavoro, senza limitarsi però soltanto a questo tipo di intervento Anche
qui andrebbe assicurata la pratica delle visite domiciliari.
Residenze: dovrebbero avere diverso grado di protezione, da quelle sulle
24 ore a quelle per poche ore al giorno, secondo l'autonomia degli
ospiti.
I gruppi non dovrebbero comunque superare le 6 unità.
Per la gestione dei progetti terapeutico riabilitativi individuali
dovrebbe essere messa in campo la collaborazione tra Azienda sanitaria
ed Enti locali come dettato dalla legge 328 sull’integrazione
sociosanitaria.
Sottolineamo che tali richieste sono in linea con quanto previsto dalle
leggi vigenti e dal Progetto obiettivo per la salute mentale e trovano
già riscontro in alcune realtà italiane.
Milano, 02-02-2006
Associazione 180 amici
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