L'Unione dei partiti di centro-sinistra ha introdotto nel proprio programma, all'interno del capitolo

sulla salute, una sezione dedicata alla salute mentale, che contiene i seguenti punti:

  • l'applicazione integrale della normativa che va sotto il nome simbolo di Legge 180,
  • il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari e l'abbandono della contenzione fisica e farmacologica,
  • il rispetto effettivo dei diritti della persona,
  • un sistema di servizi integrato con l'area socio-sanitaria,
  • la diffusione in tutte le regioni di forme organizzative che hanno dato risultati d'eccellenza,
  • la valorizzazione delle persone con esperienza di disagio psichico, i1 sostegno alle associazioni di familiari e alle varie forme di auto-aiuto.

 

Tutto ciò rientra in una concezione di welfare delle autonomie locali, municipale, di comunità in cui lo sviluppo dei servizi esalta il protagonismo e le risorse di utenti, reti e legami sociali, concezione che appare agli antipodi del governo lombardo della salute. Formigoni ha ipotizzato come luogo dell'integrazione socio-sanitaria il Distretto, cioè un organo debole e marginale di un’ASL, che può solo comperare e controllare, senza gestire. E in nome della libertà di scelta, inapplicabile nel campo della salute mentale, ha voluto un welfare dei consumatori-utenti, di aziende e organismi erogatori di prestazioni tariffate, numerate, quantificate, acquisibili da soggetti pubblici e privati. La. salute, invece, non è una cosa che si compera, ma un progetto che si. costruisce con la cooperazione di una grande quantità di soggetti.
In particolare, un buon lavoro per la salute mentale richiede risorse adeguate e spese bene, buone norme che favoriscano l'inclusione, una opinione pubblica e una società aperte, attente ai bisogni dei cittadini, un grande impegno contro il pregiudizio. Occorrono gruppi di operatori capaci di lavorare con continuità anche in ambiti non ospedalieri, non-sanitari, non-psichiatrici.

 

E' stato per rispondere a tali situazioni col massimo di efficacia e garantendo il rispetto della dignità della persona che, anche in Italia, con la critica e il superamento del modello manicomiale, è stata introdotta l'organizzazione dei servizi che si rifà alla psichiatria di comunità o territoriale. Un mondo aperto, ricco, complesso e variegato, lontanissimo dal mondo chiuso delle aziende sanitarie e ospedaliere della più ricca regione italiana, nelle quali il potere di gestione e quello professionale sono conferiti sulla base di rapporti fiduciari e di fedeltà: la giunta regionale sceglie i direttori, i manager nell'ambito dell'area politica delle forze che governano la Regione ("spoil system"). La selezione per rapporto fiduciario si perpetua anche nella scelta dei capi dipartimento o dei singoli primari della salute mentale.

 

Una indicazione importante del programma dell'Unione è il progetto obiettivo nazionale "Tutela della salute mentale 1998-2000", che comprende, tra le priorità, gli standard servizi/popolazione, il cui rispetto consente ai Dipartimenti di salute mentale di funzionare. La giunta regionale lombarda ha ignorato tale norma nel Piano socio-sanitario 2002-2004, l’ha appena citata nel Piano salute mentale 2003-2005 e disposizioni successive, col risultato che le persone e le famiglie con basso potere contrattuale, caricate di stigma, quelle che non sanno o non possono scegliere, invece di essere aiutate, sostenute nelle scelte, sono costrette a subirle o vengono abbandonate. Inoltre, la giunta regionale non riconosce alle comunità locali, ai territori l'autonomia nel determinare l'assetto dei servizi. Per i servizi di salute mentale lombardi –che già lavorano con una carenza di organico di oltre il 30 per cento– non vi sono garanzie né a livello locale né a livello regionale, visto che non vi sono vincoli di scopo nei bilanci della Regione, né in quelli dei direttori generali delle aziende sanitarie ed ospedaliere, e, a livello dell'assessorato alla sanità, non c'è una cabina di regia del piano. Così la capacità di operare dei DSM lombardi finisce col dipendere dallo stato del bilancio della singola azienda ospedaliera, mentre agli psichiatri è riconosciuto il potere di decidere del destino, della qualità della vita quotidiana e dell'accesso ai trattamenti di un cittadino paziente. E, potendo ciascun primario fare quello che più ritiene opportuno, accade che anche in Lombardia ci siano isole di buon funzionamento e buone pratiche. Ne è esempio l'eliminazione delle contenzioni e delle porte chiuse, che solo alcuni servizi hanno introdotto, mentre non è fra gli obiettivi di tutti i DSM.  

L'analisi dei provvedimenti adottati dalla più ricca regione italiana in tema di salute mentale e dei riscontri degli utenti e delle famiglie, contenuta nelle relazioni alla giornata inaugurale del Forum lombardo, il 9 ottobre 2004, e approfondita in quella di Luigi Benevelli al Forum nazionale testé svoltosi a Milano, evidenzia dunque un quadro mortificante, una condizione di abbandono, smarrimento, impasse e sofferenza dei servizi di salute mentale pubblici: si arriva al colmo di non poter effettuare le visite domiciliari per non sguarnire di personale il cps.

 

Tenuto conto di tutto ciò, il Forum lombardo per la salute mentale:

  • denuncia la distanza tra enunciazioni e pratiche da parte dei servizi che, pur dichiarando la loro adesione ai principi della riforma di 28 anni fa, tuttavia agiscono in modo assai difforme dai quei principi. Tale difformità dipende oggi, ovviamente, dalla politica sanitaria delle singole regioni;

  • denuncia l' incongruenza del processo che porta a istituire venti sistemi sanitari regionali, come conseguenza della disgregazione costituzionale che viene impropriamente definita devolution;

  • afferma la necessità di dar vita a servizi territoriali forti (il centro di salute mentale, in Lombardia centro psicosociale, con la costellazione di servizi che gli gravitano intorno), che garantiscano la presa in carico e la cura continuative, orientate alla prevenzione, alla continuità della cura, alla riabilitazione sociale della persona con esperienza di sofferenza psichica e non al suo periodico ricovero in ospedale e alla esclusiva somministrazione di farmaci;

  • chiede l’abolizione della contenzione fisica e chimica e dell'intera catena di violenze che si commettono contro le persone sofferenti, a partire dall'applicazione impropria dei trattamenti sanitari obbligatori (il primo passo è l'apertura delle porte dei reparti ospedalieri, oggi troppo simili a un ibrido tra il carcere e il manicomio).

 

Sulla base di tali criteri, contenuti nel documento programmatico del Forum nazionale per la salute mentale, Il Forum lombardo per la salute mentale chiede che tutti i Dipartimenti di salute mentale della Lombardia diano una prima dimostrazione di non essere insensibili all’affermazione della dignità e dei diritti delle persone portatrici di esperienza di disagio psichico, avviando da subito programmi di informazione e riqualificazione degli operatori dei servizi psichiatrici di diagnosi e cura (spdc), tali da consentire di aprire le porte dei reparti e metter fine alla contenzione meccanica e farmacologica, dotando a questo fine i reparti di personale e di risorse indispensabili perché possano operare in condizioni dignitose. La contenzione è umiliante per chi la esercita e per chi la subisce.