Forum Liguria

 

La Spezia, 17 ottobre, "In direzione ostinata e contraria"

Venerdì 17 Ottobre alle ore 17 e 30 al Centro Allende di La Spezia, Assunta Signorelli ci parlerà del libro “In direzione ostinata e contraria”. Per capire l’importanza di questa manifestazione basta pensare alla storia di Assunta Signorelli, femminista non pentita, collaboratrice e allieva di Basaglia, direttrice a Trieste per un decennio del Centro Salute Mentale Donna, in questo libro, a cui hanno contribuito altre autrici e il fotografo Ugo Panella con 80 foto straordinarie che proietteremo, racconta la vicenda dell’IPG Serra D’aiello, una struttura che di fatto era un manicomio, e che lei e i suoi collaboratori ha risanato, e ci parla di come con la tenacia, con la pratica dell’ascolto e con l’umiltà si possa restituire umanità e cura in luoghi dimenticati da Dio e dalla società, “anche se, o forse proprio perché, in direzione ostinata e contraria al buon senso comune”.

Le mie idee, di Chiara Sbardella

Io sono Chiara Sbardella. Sono andata sul sito del forum alle regioni e alla regione Liguria. Ho trovato tutto il vario dibattito. Ecco nessuno parla SOLAMENTE di persona.

Allora cos’e’ per me il clu, un insieme di persone con un bagaglio vivo di malessere, questo malessere non e’ etichettato es: psicotico o caratteriale. Ogni persona e’ diversa dall’altra ed ha un luogo dove  confrontare il proprio disagio. Esattamente come Lia per cui l’SPDC e’ andato ad hoc come dice lei: non ha mai visto un paziente legato, neanch’io, ma Alice si’ e sulla sua pelle. Nessuno pero’ parla  di cure ad hoc per la propria persona o per quella persona, tutti a vederla da un punto di vista legislativo. OK anche questo serve, ma obiettivamente devo confessarlo io gli operatori gli psicologi e gli psichiatri li vedo dall’altra parte della barricata. Perfino i genitori. Insomma ci lasciate un po’ in pace senza ,come si dice qua in Liguria, leggerci la vita. Tengo moltissimo all’autonomia del coordinamento e all’empowerment del coordinamento che poi vuol dire avere idee da portare da confrontare, metodi, richieste ,affermazioni. L’ho buttata la’ spero di leggere qualcosa su queste mie scrittine.

Genova, 21 giugno

Ho l’incarico di aprire i lavori di questa terza giornata di incontro degli utenti liguri, prima però di illustrare il programma della giornata vorrei fare alcune brevi premesse e un piccolo bilancio della nostra attività.

Da quel 23 Febbraio, data in cui ci siamo riuniti qui in questa sede per la prima volta sono cambiate molte cose, dentro e intorno a noi, ma soprattutto intorno a noi. Intanto parlo di noi. Il gruppo si sta consolidando piano piano, c’è gente che se ne va, gente che viene per la prima volta, gente che resta, per fortuna. Sono passati 4 mesi, a me sembrano volati, un po’ di strada ne abbiamo fatta, si parla di noi anche in altri parti di Italia, la Rete Toscana degli Utenti di Maria Grazia Bertelloni ci segue e auspica che si possa lavorare assieme un giorno, e che nascano coordinamenti come il loro e il nostro nel resto del paese.

Siccome c’è gente nuova o gente che ancora non ha ben chiaro che cos’è il CLU, dico semplicemente che si tratta di un gruppo di utenti liguri, associazioni, gruppi di auto aiuto, utenti non organizzati che hanno deciso di occuparsi finalmente dei propri diritti e della propria salute, senza delegare ai familiari e agli operatori. La scelta di non far parlare ai nostri incontri i familiari e gli operatori non è una scelta razzista o antidemocratica, è una scelta vitale per noi. Per anni familiari e operatori si sono occupati di noi, dimenticando spesso che noi stessi possiamo occuparci di noi stessi. E’ quello che gli inglesi chiamano Empowerment e che noi potremmo tradurre con riprendiamoci la vita. Gli inglesi hanno una lingua più sintetica della nostra. Per fare una breve storia, nel primo incontro ci siamo conosciuti, abbiamo parlato degli obiettivi, abbiamo discusso, siamo arrivati a definire delle linee di lavoro. Nel secondo incontro, quello del 12 Aprile abbiamo cominciato a lavorare dividendoci in gruppi tematici e abbiamo demarcato quel che ci sta bene e quel che non ci va. Nel terzo incontro passeremo a una fase progettuale ma dirò in seguito di cosa si tratta ora voglio dire che cosa è cambiato intorno a noi.

La recente Conferenza Regionale della Salute Mentale ha per me sancito una volta per tutte uno spartiacque tra l’avventurosa, spesso difficile, ma ricca e per me, ma non solo per me, straordinaria stagione basagliana, e la nuova stagione, quella che il professor Castelfranchi chiama del “riduzionismo biologico” e quella che il professor Rossi chiamava in quella conferenza “psichiatria a colori”

Genova, 12 aprile

Dopo i saluti delle autorità, per fortuna poche, c'è la prima relazione, è pallosissima, sono dati statistici sui servizi erogati dalle 5 asl liguri, gli stessi relatori si affrettano a dire che probabilmente le cose non stanno così, tracciano 5 profili dei dipartimenti liguri che per loro stessa ammissione non hanno alcun valore però sono uno spunto per lavorare. Lavorare di fantasia mi sembra il miglior metodo a questo punto.
Quindi c'è una lezione del professor Rossi che si rivolge a una platea eterogenea di operatori, utenti e familiari, ma lui pensa di essere in un convegno di psichiatri e così cita libri in tedesco accompagnati da "l'avrete sicuramente studiato", "è un testo capitale per chi lavora in questo campo", "sono certamente titoli a voi famigliari" e via dicendo, tra le facce sconcertate di molti che però annuiscono per non fare brutta figura. Cita alcuni autori famosi come Marcuse, Laing, Cooper ecc, ma non cita mai Foucault, forse è troppo anziano, lui, non Foucault.
Va detto che il professore è molto spiritoso e la lezione fila bene anche se all'inizio tutti abbiamo tremato quando ha cominciato a parlare del mito greco della chimera, forse si temeva che il professore ci avrebbe raccontato la storia della psichiatria nei secoli anche se poi, come lui stesso dice, prima degli anni 60 il terreno della salute mentale era occupato unicamente dalla psicoanalisi.
Parla della rivoluzione portata dai farmaci, che sono gli stessi poi che ci somministrano oggi, il Tofranil, il primo farmaco, l'ho preso io stesso fino all'anno scorso, poi cita il prozac ecc.
Ironizza molto sulle magnifiche sorti e progressive della ricerca neuropsichiatrica, dice che la ricerca di cui Cassano e soci sono i massimi sponsor, considera l'uomo come se fosse uno scimpanzé, anche se Darwin non ha mai detto che l'uomo deriva dallo scimpanzé, e che ci sono millenni di storia dell'umanità oltre che un concetto come quello di evoluzione che mina alle basi lo studio dell'uomo come scimpanzé. Dice ironico che le moderne scoperte non sono poi così moderne, ad esempio quella dei neuroni a specchio o della psichiatria a colori

Verbale dell'incontro del 23 febbraio

In seguito alla lettura dei documenti d’apertura da parte degli organizzatori; Chiara Sbardella, Andrea Viacava, Alice Banfi e Nicola Pasa, si apre il dibattito alla presenza di 40 utenti e 7 uditori 

  • Solitudine. Il problema dello stigma emerge nei vari temi proposti dal gruppo, primo il problema della solitudine, dell’emarginazione e la conseguente necessità di aggregazione tra utenti, necessità di creare una rete affettiva. Molti trovano appoggio dai gruppi di auto aiuto (di cui si parla ampiamente), ma raramente si viene a conoscenza di tali gruppi o associazioni di utenti attraverso il d.s.m, ed alcuni utenti non sono a conoscenza ne di gruppi ne di associazioni o cooperative, è necessario che i d.s.m segnalino all’utente le diverse risorse del territorio.

  • Stigma Lo stigma va combattuto prima di tutto in modo personale, ognuno di noi può cominciare dal proprio quartiere, dal vicino di casa, semplicemente mostrando agli altri, a chi ci circonda, chi siamo realmente: persone e liberi cittadini. Poi la lotta allo stigma si può fare come gruppo, scegliendo altri canali.

  • Uso e abuso del t.s.o. In molti denunciano l’abuso del t.s.o vissuto in alcuni casi come un vero e proprio sequestro di persona (contenzione inclusa), ma riconosciuto come mezzo necessario in determinate situazioni. C’è il desiderio di essere tutelati e potersi auto-tutelare dall’abuso del t.s.o,  la possibilità di rivolgersi al giudice secondo la legge è però in contrasto con i tempi di scadenza del mandato, gli utenti vorrebbero potersi rivolgere immediatamente al giudice in caso di t.s.o così da poter eventualmente far ritirare il mandato.

  • La formazione del personale. Viene denunciata la scarsa formazione del personale, infermieri ed operatori dei d.s.m sono spesso privi di una formazione umanistica, gli psichiatri hanno una formazione prevalentemente biologica e il trattamento psicofarmacologico viene privilegiato. Si riceve sostegno soprattutto dai gruppi di auto mutuo aiuto e dai propri psichiatri di riferimento (spesso all’interno di strutture comunitarie).

  • Il problema economico-lavorativo. Questo tema è il più espresso da tutti: la difficoltà ad avere un lavoro “normale”, la difficoltà di essere assunti quando si ha un invalidità psichica, l’assurdità delle borse lavoro che sembrano essere l’unico lavoro possibile per gli utenti e che spesso durano anni, la scarsa retribuzione, si parla di 200-300 euro al mese in certi casi aggiunte alle 250 euro di pensione di invalidità che non permettono certo l’autonomia all’utente.

  • La legge 180. Un intervento importante di un ex-utente sulla sua esperienza in manicomio fa riflettere sull’importanza della 180, sul desiderio comune di poter decidere sulla propria cura, di far valere i propri diritti e poter in qualche modo monitorare gli s.p.d.c e altre strutture di ricovero per tutelare gli utenti da eventuali abusi.

Gli utenti vogliono essere protagonisti, essere il soggetto e non più l’oggetto, vogliono avere la possibilità di far sentire la propria voce sia come singoli che come gruppo.

 

Genova, 23 febbraio: prima riunione per un coordinamento ligure degli utenti

Il 23 Febbraio a Genova presso l'Hotel star Brignole alle 10 si terrà il primo incontro per costituire un coordinamento ligure degli utenti.


Nicola Pasa, Presidente dell’Associazione Mondo di Holden: Esprimo alcune considerazioni sull'incontro.
Gli obiettivi di un coordinamento degli utenti liguri dovrebbero essere i seguenti a mio parere:
a) confrontarsi e scambiarsi idee e progetti;
b) individuazione di progetti comuni da realizzare a livello regionale;
c) cercare di far sentire la voce degli utenti liguri a livello nazionale, cercando anche la mutua collaborazione con le eventuali altre reti regionali, rete degli utenti toscani in primis.
Per realizzare questi obiettivi nel nostro primo incontro bisognerà parlare di un minimo di struttura da darci e di regole. Ad esempio nominare un referente per ogni provincia, stabilire un calendario di incontri da svolgersi nelle province coinvolte, elaborare un manifesto in cui si chiede di aderire ad alcune idee di fondo, ecc.
Spero che l’iniziativa abbia successo e che si riesca a mettere in piedi qualcosa di nuovo nella nostra asfittica regione, grazie a Chiara e ad Alice per averla promossa, mi auguro che i miei consigli siano utili.

Alice Banfi (collaboratrice): Vogliamo costituire un coordinamento utenti liguri. Credo che molte idee ed obiettivi verranno fuori nell’incontro del 23 febbraio. Perché quest’incontro? Perché siamo convinti che se fino ad ora siamo stati parte importante della storia in modo più che altro passivo, ora tocca a noi essere protagonisti del cambiamento della storia attivamente. “Non esistono liberatori sono i popoli che si liberano da se”… In passato non credevo che questa frase valesse per noi utenti, ma ho dovuto ricredermi nell’incontro con diverse realtà ed utenti. Per anni associazioni, operatori, familiari… in molti si sono battuti per far rispettare i nostri diritti e non si può dire che nulla sia cambiato, hanno fatto molto, ma quel molto non è ancora abbastanza. Gli s.p.d.c sono spesso luoghi disumani, pratiche come la contenzione meccanica  e l’elettrochoc, vengono ancora usate in questi luoghi ed in molte regioni, come la contenzione farmacologica e l’abuso dell’applicazione del T.S.O. I nostri diritti vengono ignorati e calpestati ripetutamente. Credo sia il momento che cominciamo ad occuparci noi di far rispettare i nostri diritti, chi meglio di noi può farlo? Meglio di noi… credo nessuno. E’ una nostra responsabilità, un dovere etico e civile e so che se pur con le nostre difficoltà individuali e le nostre diversità, insieme possiamo muoverci davvero verso un cambiamento che sia radicale.

Chiara Sbardella: Perche’ questo incontro? Le ragioni dell’iniziativa del coordinamento utenti. Organizzaziamo questo primo incontro ligure per noi: “diversi sociali”, sofferenti, disagiati,utenti, malati, caratteriali, deliranti. Perche’ basta solo confrontarci solo con i tecnici: “gli esperti”. E’ ora che ci vediamo faccia a faccia e ci diciamo Anche tu hai provato la stessa cosa? Anche il tuo vicino di casa ti rompe le palle Non ti saluta nessuno? Anche tu sei solo? Ecco questo e’ lo scopo, essere insieme in un…..gruppo/coordinamento/incontro tra amici/tra uguali e diversi e parlare di noi, avere voce organizzare iniziative per no Tutto dipende da quello che ci vogliamo mettere. Gli organizzatori: Gli organizzatori appartengono a situazioni diverse al privato,al pubblico, al volontariato. Ci pare bello unirci nonostante le differenze Facciano riferimento a realta’ diverse

Il blog: http://retedegliutenti.blogspot.com/

Proposte di un coordinamento di utenti, di un forum ligure e di chiusura dei SPDC:

Vorrei aderire al forum e visto che non c'è un forum ligure mi farei avanti per crearlo.

Vorrei poi porre all' attenzione del forum un articolo che ho scritto, credo che potrebbe scatenare un bel dibattito, mi interessano molto le reazioni.

Informo inoltre che io e altri utenti e associazioni liguri ci incontreremo

Ho creato un blog dove ho messo anche il programma: http://retedegliutenti.blogspot.com/

Nicola Pasa, Ass Mondo di Holden

L'articolo: "Gli SPDC: e se li chiudessimo?"

  • Vito In serra (tavolo regionale SM marche): d'accordo, caro pasa, allora trasformate tale "provocazione" in un documento politico, quindi non solo rivendicativo, nella vostra riunione/incontro, ah come vorrei esserci... e chissà, del 23 di febbraio a genova; lo porterete quindi formalmente al prossimo forum nazionale e lì dovrà essere dibattuto, e tutti i nostri amici dovranno pronunciarsi, e verranno rispettati tutti, compresi coloro che non saranno d'accordo sul documento e/o su parti di esso, tranquillamente e con partecipazione, così si fa in democrazia (quando è qualificata dalla partecipazione del cittadino); il forum deciderà, ne sono sicuro, e tale decisione diventerà vincolante per tutti e verrà inviata al legislatore e ai ministri interessati (ricordiamoci infatti che parliamo ormai solo di psichiatria di comunità, non dimentichiamolo); certo, caro pasa, che l'spdc è ormai divenuto il terminal dell'impotenza della psichiatria strabica e che guarda ancora indietro molto, e un pò, solo un pò, avanti; so anche che le cose non sono davvero uguali mediamente a come erano, credo, trent'anni fa; so anche che occorre soprattutto e prima di ogni cosa ridurre la permanenza negli spdc (io ho esperienza di spdc che hanno una media di permanenza di due settimane e più, ma tale discorso è anche collegato alla mancanza di impianti di comunità da una parte, e della mancanza della cultura che il vero centro motore preventivo della strategia è il Centro di Salute Mentale, h24 e tutti i santissimi giorni, e ovviamnente ciò si intende fuori quindi da contesti ospedalieri); certo l'spdc non deve essere il ricettacolo di tutte le fragilità umane,e anche ciò è un fatto di cultura e di lettura della psichiatria in un modo anzichè in un altro; allora, mio caro, lottare, lottare, e ancora lottare e dire a tutti, compresi i nostri cari amici operatori, che non ci può essere lettura coerente se non si mettono in campo almeno gli altri 2,5 miliardi di euro mancanti per la salute mentale; insomma: poco sul territorio...., molto dentro i reparti spdc, è ineludibile tale equazione; ciao,e vai avanti tu, noi, tutti;

  • Alice Banfi:  Caro Nicola, leggendo la tua mail e quella arrivatami subito dopo la tua (sull'apertura di una nuova radio di utenti), come prima cosa mi sono resa conto che davvero qualche cosa sta cambiando. Non ci credevo, non credevo possibile che il cambiamento partisse da noi e mi sbagliavo. L'idea di Chiara Sbardella di creare un coordinamento utenti liguri, la nascita del blog: "amici in rete, la rete degli utenti" e questa tua proposta... "chiudere gli spdc" o cambiarli radicalmente. C'è davvero bisogno di creare questo gruppo di coordinamento, c'è davvero bisogno di confrontarci e decidere insieme cosa fare di concreto affinché le cose cambino. E mi pare che ne io, ne tu, ne altri nella nostra posizione abbiano intenzione di aspettare la "maturazione". Il momento è ora, mi sembra che abbiamo subito e aspettato anche troppo. Un forte abbraccio, Alice.

  • Cesare Picco: Ho girato il documento ad una rete di utenti piemontesi. Non faccio commenti, volutamente, perché psichiatra, anche se (come argutamente detto da una persona con esperienza diretta  di malattia) “non più pericoloso”, perché in pensione,  e spero di leggere molti interventi. 

  • Assunta Signorelli: Ho letto molto attentamente il documento di Nicola ed Alice, se mi è permesso alcune osservazioni:

  1. Gli SPDC come descritti nell'articolo sono quelli che la legge prevde, cioè le porte aperte, le stanze con gli armadi, la protezione della privacy delle persone, il ricovero per persone portatrici di patologie psichiatriche sono quanto la legge prevede per i ricoveri per persone con sofferenza psichica sia di tipo volontario (TSV) che d'autorità (TSO)

  2. Dove ciò non avviene si è fuori legge ed allora bisogna decidere come fare per denunciare questo stato di cose senza che ciò si ritorca contro gli, le utenti che denunciano e senza che la denuncia finisca nel dimenticatoio.

  3. la questione della contenzione fisica e,o farmacologica è una questione ancora aperta sotto il profilo legale nel senso che, dal mio punto di vista è contraria non solo alla legge ma all'etica, so però che in proposito esistono pareri legali che rendono leggittima la contenzione che, tanto per non dimenticare, avviene non solo nell'SPDC ma anche in molte RSA, per persone con malattie cronico-degenerative, con handicap neurologici e fisici gravi e così assumendo in molti casi la valenza di misura terapeutica di difesa della persona da sè stessa, per questo forse potremmo chiedere agli esperti ed all'esperte di diritto del Forum di illuminarci in proposito e, nel frattempo, chiedere una "Moratoria della Contenzione" chissà che con un'attenta campagna di comunicazione non si ottenga che diminuisca!

  4. Quando si combatte per i diritti è bene tener sempre conto di tutti e tutte: cosa significano le stanze speciali per i TSO, da nessuna parte la legge prevede che la persona in TSO vada controllata ma, semplicemente, curata contro la sua volontà (non dimentichiamo che un TSO può farsi anche a domicilio e a me è capitato di farlo!) quindi non creiamo proprio noi (scusatemi Alice e Nicola ma non riesco mai a pensarmi come dall'altra parte della barricata, la linea di demarcazione è molto meno netta di quanto sembri e allora concedetemi, in questo caso, il noi)delle stanze speciali, ho lavorato a lungo in SPDC a Trieste e a Siena (dove nel 2006 è stato aperto un SPDC senza chiavi!) e non ho mai avuto bisogno di far chiudere le porte per i TSO!

  5. Io non credo che la richiesta di chiusura dell'SPDC sia una provocazione, anzi penso che sia l'unica cosa seria da fare, certo necessitano servizi sulle 24 hr sul territorio ma in presenza di questi dell'SPDC si può fare tranquillamente a meno migliorando e non peggiorando, anzi, la risposta terapeutica. Quindi forse basta chiederna la chiusura!

  • Alice Banfi: Cara Assunta, d'accordo su tutto. Anche io leggendo il documento di Nicola non ero convinta dell'idea di separare le persone in t.s.o da quelle in t.s.v, come non ero d'accordo nell'uso della parola "rifiuti umani"... Penso però che su questo bisogna fare una riflessione. Sicuramente non ci sono rifiuti umani, piuttosto persone che non andrebbero ricoverate in s.p.d.c, dal novantenne in demenza senile, al ragazzino o ragazzone che si è preso una sbornia e che se non è un alcolista non vedo perchè mai debba essere ricoverato in spdc e non ad esempio in medicina, dove come in psichiatria hanno flebo e metadoxil; così il tossicodipendente, quando questa dipendenza non è un sintomo di un sottostante disagio maggiore ma è il disagio stesso, perchè non viene ricoverato in medicina e poi in un centro crisi e inviato ad un sert? Questo penso intendesse Nicola quando parla di reparti pieni di tutto un po'. Per quel che riguarda stanze separate per le persone in t.s.o. credo che con una breve riflessione Nicola possa cambiare idea, ma in questo caso bisogna tenere conto l'esperienza personale di ognuno. So bene Assunta che tu hai molta esperienza, ma la tua è diversa dalla mia e la mia da quella di Nicola. Non posso parlare di quella di Nicola perchè non la conosco, ma posso parlare della mia, e forse questo spiegherà un pò le motivazioni che hanno portato Nicola a scrivere determinate cose. Sono stata in circa 13 reparti psichiatrici ed ognuno era differente, ognuno con le sue "regole". Reparti misti, dove non c'era nessun controllo, e donne totalmente perse, imbottite di farmaci venivano letteralmente prese e violentate da altri pazienti. Reparti (la gran parte) dove l'unica legge era quella del più forte; quando entravo lì dentro la coscienza dovevo lasciarla fuori, il debole veniva schiacciato in ogni modo, insultato derubato delle sue cose, picchiato. Chi sa quanti la dentro avrebbero voluto che ci fosse un reparto diviso, lontano da loro in cui mettere me e altri, per essere al sicuro da noi. In altri reparti ho spesso slegato, nella notte persone che erano state contenute al letto e negli stessi reparti mi sono lamentata con il personale per le urla insopportabili del vicino di stanza contenuto! E' orribile, è cinico, ed è umano... E' umano quando si è rinchiusi come criceti, quando si sta male e si cercava solo un luogo dove sentirsi protetti, mentre si trova: caos, urla, botte, abusi, contenzione, farmaci, violenza... tutto, si trova tutto quello che non si cercava, si trova l'inferno. Il problema non peso consista nella "qualità" delle persone ricoverate, (nella quantità sicuramente). E della violenza, del cinismo i primi a darcene esempio sono gli operatori dei reparti, con la loro indifferenza, con le loro "battutine", con i quintali di farmaci che ci vengono imposti, con la contenzione fisica. Gli s.p.d.c devo cambiare totalmente, o sarà perfettamente normale che qualcuno come Nicola, scriva che bisogna separare questi da quelli, o che quelli son peggio di questi, ecc. Se non cambiano, davvero l'unica soluzione è chiuderli, perchè nessuno viene curato là dentro, se mai si ammala. P.S. Assunta come si fa a denunciare un reparto senza che la cosa ti torni indietro come un boomerang? Un abbraccio ad Assunta, Nicola e forum tutto. 

  • vito inserra: assunta cara, certo che non state "voi" dall'altra parte, ma come spesso ricordo a me stesso e agli "altri", voi vi occupate di disagio mentale, noi lo viviamo: o in modo diretto (nicola, alice..., e tanti altri, tanti davvero ormai), o in maniera indotta (familiari, parenti, amici, vicini di casa, comunità tutta insomma); offenderei la tua intelligenza e il tuo rigore professionale se ti dicessi che a te è necessario ricordare ciò; vedi, cara assunta, a camaiore (primo vero appuntamento "politico" del forum) qualcuno, molto opportunamente e laicamente, disse: attenzione il nostro forum rappresenta solo una parte, piccola per giunta, di ciò che è la rappresentazione totale, e totalizzante aggiungo io, del disagio mentale nel nostro paese;
    allora lo sforzo, nostro cara assunta nostro, deve essere quello di diventare gli attori di confronto istituzionale che riescano a perforare alfine, e che diamine, questa grossa dicotomia che ci trasciniamo dietro e che spesso proprio gli addetti ai lavori non vogliono leggere; ecco perchè una manifestazione politica nazionale e a roma ha un valore di messaggeria coerente e di denuncia verso tutto e tutti coloro che sono decisori e che orientano le cose nel nostro paese, certo con l'intelligenza di affiancare ciò a momenti di lavoro sul territorio che vadano a sostanziare questa nostra "missione"; ecco perchè, insisto, è necessario che ciò che dice nicola, e che diranno in liguria lui e gli altri, si trasformi in impegni politici di questa parte di sensibilità e di voglia di cambiare che rappresenta il nostro forum; certo anch'io sono riuscito, è ovvio con tutti gli altri di Libera.mente, a trasformare il nostro spdc in impianto "quasi" aperto, con un riarredo nuovo, con nuove ritinteggiature, con nuovi mobili, con un giardino e gazebo a disposizione; sapessi quant'è stata dura però far digerire ciò ai tuoi colleghi, medici, operatori, infermieri; sapessi quant'è ancora duro far loro intendere che tutto ciò deve, ripeto deve, far parte ormai della normalità dell'esercizio di tale impianto; pensa solo allora un pò a tutto quello che c'è in giro e che offende quotidianamente le persone ahimè!; lo so, dico a te cose che ben conosci e che pratichi, a proposito ancora prosit e grazie per il lavoro che stai svolgendo in calabria, ma sento la necessità, se vuoi, di ripercorrerle e di ricordarle a me stesso; e qualora avessi dei momenti di defaillance mi ripasso mentalmente la lezione che la nostra alice banfi non smette, saggiamente, mai di riproporci;

  • aldo lotta: un caro augurio perchè questo movimento, col 2008, possa dare dei frutti nuovi: credo che la novità, soprattutto, sia data dalla crescente partecipazione, non solo progettuale, di chi la sofferenza la vive o la ha vissuta sulla propria pelle. In tal senso mi sembra di percepire come cresca la percezione che se non ci si libera da una visione fondata sulle aspettative che tutto cambi dall'alto, tutto continuerà ha ristagnare tra orizzonti di speranze e realtà attuali deludenti. Le forze in gioco sono talmente complesse e contraddittorie! Si pensi solo alla politica sanitaria sempre più centrata sulla “sacralità” del bilancio economico (Drg ospedalieri), sulle “linee guida” o sulla “medicina basata sull’evidenza”, ma tranquillamente vacua sulla prevenzione di fondo del malessere e della miseria umana: ecco che le parole ancora una volta rischiano di coprire interessi “alti” ed altri rispetto all’unico reale interesse concreto che la professione medica deve perseguire: la persona. Non per niente 10 anni fa’ la Convenzione di Oviedo si  è preoccupata di rivendicare “la protezione dei diritti dell’uomo e la dignità dell’essere umano” nei confronti delle “applicazioni  della biologia e della medicina”, sottolineando che “l’interesse e il bene dell’essere umano debbano prevalere sul solo interesse della società e della scienza”.  E così, anche riguardo la questione dei SPDC, ecco, potrebbero sparire o sopravvivere, ma ciò che si dovrebbe volere, da subito, è che nessun luogo possa mai più riproporre al suo interno le espressioni, fisiche, comportamentali, psicologiche, più misere, retrive, dolorose della mente umana.  

  • Gisella Trincas, Presidente Nazionale UNASAM: Personalmente condivido pienamente sia la posizione che la proposta di Nicola, Alice e gli amici Liguri e penso che vada promossa una partecipazione di discussione la più ampia possibile su tale ipotesi (principalmente tra gli utenti dei servizi di salute mentale che pagano sulla loro pelle la inadeguatezza e dannosità di certe pratiche spacciate per terapeutiche). Mi impegno a farla circolare all'interno della rete UNASAM e raccogliere le posizioni. Occorre avere il coraggio di dire fino in fondo da che parte stiamo e agire di conseguenza.

  • Cesare Picco: Cari amici del Forum,avevo girato la lettera di Nicola ad una mailing list di utenti, in prevalenza del Piemonte. E’ stata messa in rete la risposta di Lia, che mi prega di girarla al Forum, cosa che faccio volentieri:

  • Reazione di un utente (Lia): La mia reazione non è una proposta, bensì una testimonianza con commenti. Per primo non scordiamoci che il TSO è una situazione di emergenza che non ha carattere di ospedalizzazione normale e, quindi, va soggetto alla chiusura del reparto, all'uso delle medicine, ad una certa disciplina. Non è stato creato per il divertimento, di nessuno!  Io, da paziente 'schizofrenico paranoide delirante' (tradotto: con un bel delirio di persecuzioni) sono stata ricoverata alla fine del maggio '98 per ben 2 mesi continuati (il massimo, credo) all'interno dell'ospedale San Giovanni Bosco di Torino. Ho avuto il TSO imposto dal mio psichiatra e 2 carabinieri in modo 'gentile', umano, direi. Mi hanno trattenuto i carabinieri fino all'arrivo dello psichiatra, sono stata sedata sul posto con un' iniezione e mi hanno chiesto se venivo 'con le buone o con le cattive', cioè se era necessario mettermi le manette o meno.  Sono venuta senza manette e sono stata portata al repartino di quell'ospedale. A posteriori, da persona in seguito finalmente guarita con una psicoterapia durata anni, sapendo benissimo come stavo allora (costituivo un pericolo per me stessa, in fin dei conti), io concordo in pieno con l'imposizione del TSO in casi come quello mio. Meno male che per legge si poteva intervenire, altrimenti dove sarei finita io allora, a quest'ora e dove sarebbe finito mio figlio, ora quasi 25-enne, che all'epoca era affidato a mio marito? Anche l'esistenza del repartino credo che per me ci volesse, perchè in verità rappresentava per me - credo - un freno fisico e mentale (come se qualcuno dall'alto mi facesse intendere : 'Non devi andare oltre. Ti fai male.'). All'infuori dei miei personali scontri con la psichiatra a capo del repartino sono sempre stata trattata in modo gentile, umano da parte di tutti: personale infermieristico, il personale addetto alle pulizie ed alla cucina, nonché psichiatri all'interno della comunità in seguito. La psichiatra a capo del reparto era una persona dai modi aggressivi ed era oltremodo arrogante, motivo per cui io finivo sempre per contraddirla durante i nostri colloqui. Non ricordo più il contenuto esatto dei nostri dialoghi, ma credo che il mio TSO si sia prolungato proprio tanto perchè lei mi prendeva sempre 'di petto' (se non ricordo male mi buttava in faccia direttamente l'inconsistenza dei miei deliri...!!! Era proprio il metodo ottimale! Per fortuna mia non fu ripetuto da nessuno degli altri in seguito).  Quelli con cui più mi scontravo soprattutto erano le persone pure ricoverate. La promiscuità è una cosa che io personalmente non sopporto granchè, ma cosa vogliamo pretendere: stanze singole magari imbottite contro i rumori esterni? A parte il fatto che per alcuni casi è pure necessario il continuo possibile controllo a vista, chi ne sopporterebbe i costi?  Io ero sistemata, all'interno del repartino, in uno stanzone di ca. 8 letti. La maggior parte dei TSO allora imposti erano di durata molto minore di quello mio e, quindi, era un continuo avvicendarsi di donne e uomini. Personalmente ho visto all'interno della mia stanza tante donne dal comportamento volgare, anche molto offensivo verbalmente, con cui certo non era possibile alcun dialogo. E meno male che, sotto l'effetto delle medicine, si riusciva a riposare bene!   Non ricordo neanche più per quale motivo le donne della mia stanza fossero dentro, perchè avevo ben altro per la mente, ma sicuramente alcune donne erano dentro per risse o aggressioni. Con una sola ragazza anoressica sui 26-27 anni, tranquillissima, ho fatto amicizia nell'ultimo mese. Con lei si poteva tranquillamente dialogare e girare per il giardino e tutto l'ospedale. Sì, perchè, eccetto i primissimi giorni di ricovero, io giornalmente (all'inizio di sera) incontravo fisso fuori dal repartino per ca. 1 ora mio figlio e mio marito, ma pian piano potevo lasciare il reparto prima per ca. 15-20 minuti, ma alla fine anche per 1 ora, credo sia al mattino che di pomeriggio. Io non mi sentivo mica tanto prigioniera, né ero soggetta a 'ricatti' per uscire. Si girava tutto il giardino e tutto l'ospedale, per esplorarli o per andare in un locale con le macchinette per brioches vari e bevande calde, dove tanti fumavano finalmente le loro sigarette. All'interno delle nostre stanze ognuno aveva 1 armadietto metallico, nonchè il comodino. Nicola asserisce: 'Nelle stanze dell’SPDC non ci sono armadietti e le stanze sono vuote, spoglie.' Ma guarda che all'interno di qualsiasi ospedale non stai mica a casa tua: è così dappertutto. E ci mancherebbe altro. Tutte queste pretese.... Vorresti magari pure l'impianto stereo, il computer ed un personale tv a colori? E magari il menu a piacimento tutto tuo, come la cucina di 'mamma'. Nel nostro reparto c'era una grande sala con una televisione, un biliardo, sedie e qualche rivista, ma eccetto qualche furtiva notizia di un telegiornale quell'apparecchio era monopolizzato da certi utenti. Ma non mi interessava mica granchè. Il cellulare io non l'ho mai avuto, né allora, né lo posseggo ancora ora (anzi per me spesso costituisce una invadenza alla mia privacy di quiete/silenzio, per quanto lo vedo usare a sproposito in giro, dappertutto). Per le telefonate indirizzate a me io venivo chiamata all'interno di una stanza e per telefonare a mio figlio facevo uso di un apparecchio telefonico nei corridoi. Non ho mai visto - nell'arco di 2 mesi - usare la contenzione fisica, eccetto 1 giorno, quando un'uomo molto aggressivo nel comportamento fisico (non so se rompeva mobili oppure se aggrediva il personale) e verbale è stato messo a letto in una stanza singola con la cinghie ai polsi ed alle caviglie, ma solo per alcune ore. Le medicine, sì che c'erano e, meno male per me, perchè finalmente per me ebbe fine - dopo qualche giorno - la tempesta di 'voci interiori' che io percipivo all'infinito. Vorrei far notare che quello che per me era considerata come una normale disciplina necessaria alla gestione del reparto (o Comunità in seguito), da un'altra persona l'ho sentita definire 'dittatura'.  Precisiamo allora pure che io sono cresciuta in una famiglia di 11 figli, in un paese (l'Olanda), dove la disciplina all'interno dell'educazione è prassi ben più diffusa di quanto non lo sia all'interno dell'Italia. Quante persone '(super)viziate', 'tiranniche' escono da questa prassi educativa! Se ne incontrano dappertutto con i loro commenti ed atteggiamenti: nelle strade, nelle scuole, negli uffici pubblici, negli ospedali: sempre pronti a pretendere i loro cosiddetti diritti, quando spesso i 'doveri' manco vengono considerati.  Tutto è loro dovuto, mentre loro non devono niente. Tutto l'universo finisce per dover stare ai loro piedi, ai loro desideri. La convivenza diventa più difficile, così, soprattutto all'interno di certe strutture come quelli del ricovero, fra cui anche gli ospedali normali. Non so voi, ma io ho una personale esperienza di 2 ricoveri personali e 3 di accompagnamento di mio figlio all'interno degli ospedali torinesi. Quanta gente ha sempre da protestare per quello che non sempre è dovuto, anche per il vitto che io ho sempre trovato di ottima qualità!  L'educazione dei figli che in tante famiglie italiane è spesso un 'via libera' ai desideri del 'bambino-re' non lo prepara mica tanto come cittadino alla convivenza con gli altri!  Il mondo esterno non sta mica ai tuoi piedi. Un'educazione deve preparare l'essere umano non solo a 'disciplinare' se stesso al proprio interno (finisce per diventare una guida interiore), ma anche al rispetto degli altri ed alla realtà. Purtroppo quello che tanti qui - ed altrove - si trascinano dietro nella loro vita 'adulta' sono le conseguenze di questa mancata buona educazione/autoeducazione. Ma, poi, mi chiedo: con tutte le proposte da parte di Nicola per l'abbellimento e 'miglioramento' delle stanze all'interno del repartino: chi paga tutto questo?......... Paga anche Nicola, o i suoi genitori ..... in eterno? Ha forse - egli stesso - intenzione di entrare ed uscire all'infinito da quei repartini? Quando è che veramente cerca di farsi curare (???) per risolvere la propria problematica con l'aiuto di psicologi e/o psicoterapeuti? 

  • Alice Banfi: Rispondo volentieri a Lia. Prima di tutto non posso che essere felice per gran parte di quel che racconti, hai avuto due esperienze di ricovero positive, non traumatiche ed ora stai meglio. Bene. Credo di parlare anche per Nicola nel dirti che abbiamo un po' più esperienza di te. Io non ho fatto 2 ricoveri, ne dieci, ne cento, ho perso il conto. Io non sono stata in un reparto, ma in due comunità, tre cliniche convenzionate, di cui in una in due reparti psichiatrici differenti, una clinica privata e circa otto spdc, di cui di due non ricordo nemmeno in che località fossero tanto ero imbottita di farmaci. In un reparto c'era stata la sala con il tavolo per giocare a ping pong, ma l'hanno tolto e ci hanno sbattuto dentro cinque letti, così un reparto da 18 posti letto è diventato un reparto da 23 posti più una branda in corridoio di tanto in tanto ed un letto nella sala fumatori, molto spesso il mio letto. Così potevo godermi il rumore delle ventole per aspirare il fumo e se urlavo perchè ero legata non rompevo i coglioni a nessuno, bastava chiudere la porta. Nella stessa sala c'era la televisione, ma era rotta da anni, qualcuno la fissava... ma era rotta. Dopo circa quattro anni di proteste l'hanno aggiustata. Però per me sarebbe stato meglio se fosse rimasta rotta, visto che quando sono andata a chiedere il telecomando, durante la consegna degli infermieri, e l'ho chiesto e richiesto, fino a farli esaurire... mi hanno legata al letto...Famoso stato di necessità! (rompevo le palle). Non so quante volte mi hanno legata al letto in quel reparto, ho perso il conto anche di quelle. Non so nemmeno quante volte hanno legato al letto i miei amici, ma so con certezza che di rado c'era un giorno e una notte in cui nessuno di noi fosse legato al letto. Ricordo una volta, arrivò un ragazzo in tso. Era agitato, dicevano che era fatto di cocaina e ne aveva l'aria. Stava in piedi, spalle al muro e tremante diceva: "non voglio i farmaci, solo questo, non faccio niente, giuro sto tranquillo". Non uno psichiatra che provò a convincerlo. Venne circondato da una decina di infermieri, sembrava volesse sparire nel muro, era terrorizzato, gli saltarono addosso e in un attimo era legato mani e piedi, il suo letto lì nel corridoio, e una puntura nel sedere senza nemmeno tirargli giù i pantaloni. -Niguarda, spdc Grossoni III, Milano. Circa dal 99 al 2004 sono entrata e uscita da quel reparto, ero sempre lì. -Ma sono stata anche al Grossoni II, che non è da meno. -All'spdc di Vercelli, un bunker allucinante. -All'spdc di Rivoli, disastroso. -All'spdc di Cuneo...... non ricordo niente, vuoto totale... forse non mi davano i buoni farmaci che hanno dato a te, Lia e grazie a Dio a te non li avranno dati nelle dosi in cui li davano a me. -All'spdc dell' ospedale S.Martino di Genova reparto 11, un buco... ero sempre con il letto nel corridoio assieme a qualche altro letto e relativa disgraziata, e un personale infermieristico da piangere tanto erano inadeguati, ignoranti, violenti e offensivi. -E nella clinica psichiatrica dello stesso ospedale, Persone che erano ricoverate lì da anni! -Alla clinica convenzionata Villa Cristina in Piemonte in provincia di Torino, fantastica! Un manicomio in piena regola con tanto di filo spinato sui muri di cinta, donne che giravano con la cuffietta causa pidocchi... e c'era la televisione ma mancavano le coperte! -Nel reparto alcolisti di Ville Turro a Milano, schifoso ma meno degli altri. -Nel reparto per i disturbi alimentari di Ville Turro, splendido! Ma sul serio, regole ferree ma un ambiente meraviglioso, colorato, con quadri, piante, sala tv con divani comodi e puliti, gli psichiatri sempre in reparto, sempre a disposizione, riscaldamento a palla, ecc.. -Nella clinica privata di Albese, del dottor Drago che mi ha salvato la vita togliendomi tutti i farmaci che mi erano stati precedentemente prescritti in spdc, (un centinaio di gocce di entumin al giorno, più altro...). -Nell'spdc di Novara... Miracolo! le porte aperte! Non mi legavano al letto in nessun caso! E io davo proprio i numeri... ma mi mettevano un infermiere in camera e lui se ne stava lì a parlare con me, a guardarmi far collanine per ore... (gli avrà dato i soldi il mio amico Nicola!). Per non parlare della rianimazione. Quella per me era la suite imperiale! Aprivo gli occhi e vedevo il muro azzurro con dipinti aironi e altri animali... Gli infermieri ti parlano sia sei ancora in coma, sia se sei intubato e gesticoli e loro si impegnano per capirti, per risponderti....e tu sei lì che guardi gli aironi sul muro della rianimazione dell'ospedale di Niguarda e sai che presto ti troverai in psichiatria, dove ti prenderanno di nuovo a calci nel culo! Scusa Lia, perchè se passo dieci giorni in rianimazione e per due giorni quando apro gli occhi mi posso godere gli aironi che alleviano il mio malessere, e quando mi passo una VITA! in psichiatria con gli occhi aperti devo vedere muri scrostati, orologi che segnano l'ora sbagliata, sporcizia, e via dicendo? Perchè quando sono in coma mi fanno sentire la musica e mi parlano con dolcezza e quando sono in psichiatria mi trattano come l'ultima merda sulla terra, mi sento dire mentre dormo, da due infermieri "oh, questa qui sembra quasi normale!" e l'altro, "si, ma ricordati che di queste qui nessuna è normale". Perchè? Perchè questi infermieri senza un minimo di formazione aprono la bocca? Perchè non hanno un minimo di formazione? Perchè ho avuto un intossicazione del midollo da farmaci? ed ora ho la formula leucocitaria invertita? Sono viziata? Sono viziata perchè non voglio essere legata ad un letto per nessun motivo? (articolo 13 della costituzione italiana "la libertà della persona è inviolabile"). Sono viziata perchè non voglio essere picchiata dal personale infermieristico? Sono viziata perchè non voglio che le mie amiche vengano stuprate dagli operatori? Sono viziata perchè voglio un cavolo di telecomando a portata di mano? Sono viziata perchè voglio che io e gli altri passino i loro lunghi o brevi giorni di ricovero con una coperta addosso, in una stanza e non in corridoio o nel salone fumatori e in un ambiente con i muri intatti, pulito e si grazie anche colorato, perchè sono viziata! Cara Lia, ripeto, sono contenta che tu abbia avuto un esperienza positiva e che ce ne parli, dandomi la possibilità di spiegarti la nostra posizione. Ma ne io, ne Nicola, ne altri che pretendono queste cose sono viziati. Personalmente sono incazzata nera, perchè per la gran parte i reparti di psichiatria sono disumani. (perdonatemi l'enfasi, ma la questione mi sta particolarmente a cuore!)

26, 27 ottobre. Un convegno organizzato e indirizzato alle persone

A fine ottobre, l'ass. Mondo di Holden ha organizzato un convegno. Ecco un breve resoconto:

Qualcosa è cambiato? Il punto interrogativo è d’obbligo dopo due giornate intense e dense di pensieri, emozioni, ma anche di dubbi, di domande senza risposta. La giornata di venerdì è stata per me la giornata più importante e più bella. Gli utenti sono stati protagonisti finalmente di un convegno, hanno dimostrato ancora una volta che i pregiudizi causati dal giudizio psichiatrico non hanno senso.  Mi scusino gli altri, a cui non tolgo nulla, ma l’intervento più forte, più toccante è stato quello di Alice. La sua giovane età non poteva che spiazzare chi confinava racconti di quel tipo nel perimetro del mai troppo biasimato manicomio. Le cose denunciate da Alice accadono oggi, in questa Italia così a posto con la coscienza, grazie alla legge 180. In un convegno in cui al centro dell’attenzione era il mondo dell’auto aiuto alla fine non si poteva non parlare di quei temi che da sempre agitano il dibattito in psichiatria: contenzione e psicofarmaci