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Vorrei aderire al forum e visto che non c'è un forum ligure mi farei
avanti per crearlo.
Vorrei
poi porre all' attenzione del forum un articolo che ho scritto, credo
che potrebbe scatenare un bel dibattito, mi interessano molto le reazioni.
Informo inoltre
che io e altri utenti e associazioni liguri ci incontreremo
Ho
creato un blog dove ho messo anche il programma:
http://retedegliutenti.blogspot.com/
Nicola Pasa, Ass
Mondo di Holden
L'articolo:
"Gli SPDC: e se li chiudessimo?"

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Vito In serra
(tavolo regionale SM marche):
d'accordo, caro pasa, allora trasformate tale "provocazione"
in un documento politico, quindi non solo rivendicativo, nella
vostra riunione/incontro, ah come vorrei esserci... e chissà,
del 23 di febbraio a genova; lo porterete quindi formalmente al
prossimo forum nazionale e lì dovrà essere dibattuto, e tutti
i nostri amici dovranno pronunciarsi, e verranno rispettati tutti,
compresi coloro che non saranno d'accordo sul documento e/o su
parti di esso, tranquillamente e con partecipazione, così si fa
in democrazia (quando è qualificata dalla partecipazione del cittadino);
il forum deciderà, ne sono sicuro, e tale decisione diventerà
vincolante per tutti e verrà inviata al legislatore e ai ministri
interessati (ricordiamoci infatti che parliamo ormai solo di psichiatria
di comunità, non dimentichiamolo); certo, caro pasa, che l'spdc
è ormai divenuto il terminal dell'impotenza della psichiatria
strabica e che guarda ancora indietro molto, e un pò, solo un
pò, avanti; so anche che le cose non sono davvero uguali mediamente
a come erano, credo, trent'anni fa; so anche che occorre soprattutto
e prima di ogni cosa ridurre la permanenza negli spdc (io ho esperienza
di spdc che hanno una media di permanenza di due settimane e più,
ma tale discorso è anche collegato alla mancanza di impianti di
comunità da una parte, e della mancanza della cultura che il vero
centro motore preventivo della strategia è il Centro di Salute
Mentale, h24 e tutti i santissimi giorni, e ovviamnente ciò si
intende fuori quindi da contesti ospedalieri); certo l'spdc non
deve essere il ricettacolo di tutte le fragilità umane,e anche
ciò è un fatto di cultura e di lettura della psichiatria in
un modo anzichè in un altro; allora, mio caro, lottare, lottare,
e ancora lottare e dire a tutti, compresi i nostri cari amici
operatori, che non ci può essere lettura coerente se non si mettono
in campo almeno gli altri 2,5 miliardi di euro mancanti per la
salute mentale; insomma: poco sul territorio...., molto dentro
i reparti spdc, è ineludibile tale equazione; ciao,e vai avanti
tu, noi, tutti;
-
Alice Banfi: Caro
Nicola, leggendo la tua mail e quella arrivatami subito dopo la
tua (sull'apertura di una nuova radio di utenti), come prima cosa
mi sono resa conto che davvero qualche cosa sta cambiando.
Non ci credevo, non credevo possibile che il cambiamento partisse
da noi e mi sbagliavo. L'idea di Chiara Sbardella di creare un
coordinamento utenti liguri, la nascita del blog: "amici
in rete, la rete degli utenti" e questa tua proposta... "chiudere
gli spdc" o cambiarli radicalmente. C'è davvero bisogno di
creare questo gruppo di coordinamento, c'è davvero bisogno di
confrontarci e decidere insieme cosa fare di concreto affinché
le cose cambino. E mi pare che ne io, ne tu, ne altri nella nostra
posizione abbiano intenzione di aspettare la "maturazione".
Il momento è ora, mi sembra che abbiamo subito e aspettato
anche troppo. Un forte abbraccio, Alice.
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Cesare Picco: Ho
girato il documento ad una rete di utenti piemontesi. Non faccio
commenti, volutamente, perché psichiatra, anche se (come argutamente
detto da una persona con esperienza diretta di malattia)
“non più pericoloso”, perché in pensione, e spero di leggere
molti interventi.
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Assunta Signorelli:
Ho letto
molto attentamente il documento di Nicola ed Alice, se mi è permesso
alcune osservazioni:
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Gli SPDC come descritti nell'articolo sono quelli
che la legge prevde, cioè le porte aperte, le stanze con gli armadi,
la protezione della privacy delle persone, il ricovero per persone
portatrici di patologie psichiatriche sono quanto la legge prevede
per i ricoveri per persone con sofferenza psichica sia di tipo
volontario (TSV) che d'autorità (TSO)
-
Dove ciò non avviene si è fuori legge ed allora
bisogna decidere come fare per denunciare questo stato di cose
senza che ciò si ritorca contro gli, le utenti che denunciano
e senza che la denuncia finisca nel dimenticatoio.
-
la questione della contenzione fisica e,o farmacologica
è una questione ancora aperta sotto il profilo legale nel senso
che, dal mio punto di vista è contraria non solo alla legge ma
all'etica, so però che in proposito esistono pareri legali che
rendono leggittima la contenzione che, tanto per non dimenticare,
avviene non solo nell'SPDC ma anche in molte RSA, per persone
con malattie cronico-degenerative, con handicap neurologici e
fisici gravi e così assumendo in molti casi la valenza di misura
terapeutica di difesa della persona da sè stessa, per questo forse
potremmo chiedere agli esperti ed all'esperte di diritto del Forum
di illuminarci in proposito e, nel frattempo, chiedere una "Moratoria
della Contenzione" chissà che con un'attenta campagna di
comunicazione non si ottenga che diminuisca!
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Quando si combatte per i diritti è bene tener sempre
conto di tutti e tutte: cosa significano le stanze speciali per
i TSO, da nessuna parte la legge prevede che la persona in TSO
vada controllata ma, semplicemente, curata contro la sua volontà
(non dimentichiamo che un TSO può farsi anche a domicilio e a
me è capitato di farlo!) quindi non creiamo proprio noi (scusatemi
Alice e Nicola ma non riesco mai a pensarmi come dall'altra parte
della barricata, la linea di demarcazione è molto meno netta di
quanto sembri e allora concedetemi, in questo caso, il noi)delle
stanze speciali, ho lavorato a lungo in SPDC a Trieste e a Siena
(dove nel 2006 è stato aperto un SPDC senza chiavi!) e non ho
mai avuto bisogno di far chiudere le porte per i TSO!
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Io non credo che la richiesta di chiusura dell'SPDC
sia una provocazione, anzi penso che sia l'unica cosa seria da
fare, certo necessitano servizi sulle 24 hr sul territorio ma
in presenza di questi dell'SPDC si può fare tranquillamente a
meno migliorando e non peggiorando, anzi, la risposta terapeutica.
Quindi forse basta chiederna la chiusura!
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Alice Banfi: Cara Assunta,
d'accordo su tutto. Anche io leggendo il documento di Nicola non
ero convinta dell'idea di separare le persone in t.s.o da quelle
in t.s.v, come non ero d'accordo nell'uso della parola "rifiuti
umani"... Penso però che su questo bisogna fare una riflessione.
Sicuramente non ci sono rifiuti umani, piuttosto persone che non
andrebbero ricoverate in s.p.d.c, dal novantenne in demenza senile,
al ragazzino o ragazzone che si è preso una sbornia e che
se non è un alcolista non vedo perchè mai debba essere ricoverato
in spdc e non ad esempio in medicina, dove come in psichiatria
hanno flebo e metadoxil; così il tossicodipendente, quando questa
dipendenza non è un sintomo di un sottostante disagio maggiore
ma è il disagio stesso, perchè non viene ricoverato in
medicina e poi in un centro crisi e inviato ad un sert? Questo
penso intendesse Nicola quando parla di reparti pieni di tutto
un po'. Per quel che riguarda stanze separate per le persone in t.s.o.
credo che con una breve riflessione Nicola possa cambiare idea,
ma in questo caso bisogna tenere conto l'esperienza personale
di ognuno. So bene Assunta che tu hai molta esperienza, ma la
tua è diversa dalla mia e la mia da quella di Nicola. Non posso
parlare di quella di Nicola perchè non la conosco, ma posso parlare
della mia, e forse questo spiegherà un pò le motivazioni che
hanno portato Nicola a scrivere determinate cose. Sono stata in
circa 13 reparti psichiatrici ed ognuno era differente, ognuno
con le sue "regole". Reparti misti, dove non c'era nessun
controllo, e donne totalmente perse, imbottite di farmaci venivano
letteralmente prese e violentate da altri pazienti. Reparti (la
gran parte) dove l'unica legge era quella del più forte; quando
entravo lì dentro la coscienza dovevo lasciarla fuori, il debole
veniva schiacciato in ogni modo, insultato derubato delle sue
cose, picchiato. Chi sa quanti la dentro avrebbero voluto che
ci fosse un reparto diviso, lontano da loro in cui mettere me
e altri, per essere al sicuro da noi. In altri reparti ho spesso
slegato, nella notte persone che erano state contenute al
letto e negli stessi reparti mi sono lamentata con il personale per
le urla insopportabili del vicino di stanza contenuto! E'
orribile, è cinico, ed è umano... E' umano quando si è rinchiusi
come criceti, quando si sta male e si cercava solo un luogo dove
sentirsi protetti, mentre si trova: caos, urla, botte, abusi, contenzione,
farmaci, violenza... tutto, si trova tutto quello che non si cercava,
si trova l'inferno. Il problema non peso consista nella
"qualità" delle persone ricoverate, (nella quantità
sicuramente). E della violenza, del cinismo i primi a darcene
esempio sono gli operatori dei reparti, con la loro indifferenza,
con le loro "battutine", con i quintali di farmaci che
ci vengono imposti, con la contenzione fisica. Gli s.p.d.c devo cambiare
totalmente, o sarà perfettamente normale che qualcuno come
Nicola, scriva che bisogna separare questi da quelli, o che quelli
son peggio di questi, ecc. Se non cambiano, davvero l'unica soluzione
è chiuderli, perchè nessuno viene curato là dentro, se mai si
ammala. P.S. Assunta come si fa a denunciare un reparto senza
che la cosa ti torni indietro come un boomerang? Un abbraccio
ad Assunta, Nicola e forum tutto.
-
vito inserra:
assunta
cara, certo che non state "voi" dall'altra parte, ma
come spesso ricordo a me stesso e agli "altri", voi
vi occupate di disagio mentale, noi lo viviamo: o in modo diretto
(nicola, alice..., e tanti altri, tanti davvero ormai), o in maniera
indotta (familiari, parenti, amici, vicini di casa, comunità tutta
insomma); offenderei la tua intelligenza e il tuo rigore professionale
se ti dicessi che a te è necessario ricordare ciò; vedi, cara
assunta, a camaiore (primo vero appuntamento "politico"
del forum) qualcuno, molto opportunamente e laicamente, disse:
attenzione il nostro forum rappresenta solo una parte, piccola
per giunta, di ciò che è la rappresentazione totale, e totalizzante
aggiungo io, del disagio mentale nel nostro paese;
allora lo sforzo, nostro cara assunta nostro, deve essere quello
di diventare gli attori di confronto istituzionale che riescano
a perforare alfine, e che diamine, questa grossa dicotomia che
ci trasciniamo dietro e che spesso proprio gli addetti ai lavori
non vogliono leggere; ecco perchè una manifestazione politica
nazionale e a roma ha un valore di messaggeria coerente e di denuncia
verso tutto e tutti coloro che sono decisori e che orientano le
cose nel nostro paese, certo con l'intelligenza di affiancare
ciò a momenti di lavoro sul territorio che vadano a sostanziare
questa nostra "missione"; ecco perchè, insisto, è necessario
che ciò che dice nicola, e che diranno in liguria lui e gli altri,
si trasformi in impegni politici di questa parte di sensibilità
e di voglia di cambiare che rappresenta il nostro forum; certo
anch'io sono riuscito, è ovvio con tutti gli altri di Libera.mente,
a trasformare il nostro spdc in impianto "quasi" aperto,
con un riarredo nuovo, con nuove ritinteggiature, con nuovi mobili,
con un giardino e gazebo a disposizione; sapessi quant'è stata
dura però far digerire ciò ai tuoi colleghi, medici, operatori,
infermieri; sapessi quant'è ancora duro far loro intendere che
tutto ciò deve, ripeto deve, far parte ormai della normalità dell'esercizio
di tale impianto; pensa solo allora un pò a tutto quello che c'è
in giro e che offende quotidianamente le persone ahimè!; lo so,
dico a te cose che ben conosci e che pratichi, a proposito ancora
prosit e grazie per il lavoro che stai svolgendo in calabria,
ma sento la necessità, se vuoi, di ripercorrerle e di ricordarle
a me stesso; e qualora avessi dei momenti di defaillance mi ripasso
mentalmente la lezione che la nostra alice banfi non smette, saggiamente,
mai di riproporci;
-
aldo lotta: un
caro augurio perchè questo movimento, col 2008, possa dare dei
frutti nuovi: credo che la novità, soprattutto, sia data dalla
crescente partecipazione, non solo progettuale, di chi la sofferenza
la vive o la ha vissuta sulla propria pelle. In tal senso mi sembra
di percepire come cresca la percezione che se non ci si libera
da una visione fondata sulle aspettative che tutto cambi dall'alto,
tutto continuerà ha ristagnare tra orizzonti di speranze e realtà
attuali deludenti. Le forze in gioco sono talmente complesse e
contraddittorie! Si pensi solo alla politica sanitaria sempre
più centrata sulla “sacralità” del bilancio economico (Drg ospedalieri),
sulle “linee guida” o sulla “medicina basata sull’evidenza”, ma
tranquillamente vacua sulla prevenzione di fondo del malessere
e della miseria umana: ecco che le parole ancora una volta rischiano
di coprire interessi “alti” ed altri rispetto all’unico reale
interesse concreto che la professione medica deve perseguire:
la persona. Non per niente 10 anni fa’ la Convenzione di Oviedo
si è preoccupata di rivendicare “la protezione dei diritti
dell’uomo e la dignità dell’essere umano” nei confronti delle
“applicazioni della biologia e della medicina”, sottolineando
che “l’interesse e il bene dell’essere umano debbano prevalere
sul solo interesse della società e della scienza”. E così,
anche riguardo la questione dei SPDC, ecco, potrebbero sparire
o sopravvivere, ma ciò che si dovrebbe volere, da subito, è che
nessun luogo possa mai più riproporre al suo interno le espressioni,
fisiche, comportamentali, psicologiche, più misere, retrive, dolorose
della mente umana.
-
Gisella
Trincas, Presidente Nazionale UNASAM:
Personalmente condivido pienamente sia la posizione che la proposta
di Nicola, Alice e gli amici Liguri e penso che vada promossa
una partecipazione di discussione la più ampia possibile su tale
ipotesi (principalmente tra gli utenti dei servizi di salute mentale
che pagano sulla loro pelle la inadeguatezza e dannosità di certe
pratiche spacciate per terapeutiche). Mi impegno a farla circolare
all'interno della rete UNASAM e raccogliere le posizioni. Occorre
avere il coraggio di dire fino in fondo da che parte stiamo e
agire di conseguenza.
-
Cesare
Picco: Cari amici del Forum,avevo girato la lettera di Nicola
ad una mailing list di utenti, in prevalenza del Piemonte. E’
stata messa in rete la risposta di Lia, che mi prega di girarla
al Forum, cosa che faccio volentieri:
-
Reazione di un utente (Lia): La mia reazione non è una proposta,
bensì una testimonianza con commenti. Per primo non scordiamoci
che il TSO è una situazione di emergenza che non ha carattere
di ospedalizzazione normale e, quindi, va soggetto alla chiusura
del reparto, all'uso delle medicine, ad una certa disciplina.
Non è stato creato per il divertimento, di nessuno! Io,
da paziente 'schizofrenico paranoide delirante' (tradotto: con
un bel delirio di persecuzioni) sono stata ricoverata alla fine
del maggio '98 per ben 2 mesi continuati (il massimo, credo) all'interno
dell'ospedale San Giovanni Bosco di Torino. Ho avuto il TSO imposto
dal mio psichiatra e 2 carabinieri in modo 'gentile', umano, direi.
Mi hanno trattenuto i carabinieri fino all'arrivo dello psichiatra,
sono stata sedata sul posto con un' iniezione e mi hanno chiesto
se venivo 'con le buone o con le cattive', cioè se era necessario
mettermi le manette o meno. Sono venuta senza manette e
sono stata portata al repartino di quell'ospedale. A posteriori,
da persona in seguito finalmente guarita con una psicoterapia
durata anni, sapendo benissimo come stavo allora (costituivo un
pericolo per me stessa, in fin dei conti), io concordo in pieno
con l'imposizione del TSO in casi come quello mio. Meno male che
per legge si poteva intervenire, altrimenti dove sarei finita
io allora, a quest'ora e dove sarebbe finito mio figlio, ora quasi
25-enne, che all'epoca era affidato a mio marito? Anche l'esistenza
del repartino credo che per me ci volesse, perchè in verità rappresentava
per me - credo - un freno fisico e mentale (come se qualcuno dall'alto
mi facesse intendere : 'Non devi andare oltre. Ti fai male.').
All'infuori dei miei personali scontri con la psichiatra a capo
del repartino sono sempre stata trattata in modo gentile, umano
da parte di tutti: personale infermieristico, il personale addetto
alle pulizie ed alla cucina, nonché psichiatri all'interno della
comunità in seguito. La psichiatra a capo del reparto era una
persona dai modi aggressivi ed era oltremodo arrogante, motivo
per cui io finivo sempre per contraddirla durante i nostri colloqui.
Non ricordo più il contenuto esatto dei nostri dialoghi, ma credo
che il mio TSO si sia prolungato proprio tanto perchè lei mi prendeva
sempre 'di petto' (se non ricordo male mi buttava in faccia direttamente
l'inconsistenza dei miei deliri...!!! Era proprio il metodo ottimale!
Per fortuna mia non fu ripetuto da nessuno degli altri in seguito).
Quelli con cui più mi scontravo soprattutto erano le persone pure
ricoverate. La promiscuità è una cosa che io personalmente non
sopporto granchè, ma cosa vogliamo pretendere: stanze singole
magari imbottite contro i rumori esterni? A parte il fatto che
per alcuni casi è pure necessario il continuo possibile controllo
a vista, chi ne sopporterebbe i costi? Io ero sistemata,
all'interno del repartino, in uno stanzone di ca. 8 letti. La
maggior parte dei TSO allora imposti erano di durata molto minore
di quello mio e, quindi, era un continuo avvicendarsi di donne
e uomini. Personalmente ho visto all'interno della mia stanza
tante donne dal comportamento volgare, anche molto offensivo verbalmente,
con cui certo non era possibile alcun dialogo. E meno male che,
sotto l'effetto delle medicine, si riusciva a riposare bene!
Non ricordo neanche più per quale motivo le donne della mia stanza
fossero dentro, perchè avevo ben altro per la mente, ma sicuramente
alcune donne erano dentro per risse o aggressioni. Con una sola
ragazza anoressica sui 26-27 anni, tranquillissima, ho fatto amicizia
nell'ultimo mese. Con lei si poteva tranquillamente dialogare
e girare per il giardino e tutto l'ospedale. Sì, perchè, eccetto
i primissimi giorni di ricovero, io giornalmente (all'inizio di
sera) incontravo fisso fuori dal repartino per ca. 1 ora mio figlio
e mio marito, ma pian piano potevo lasciare il reparto prima per
ca. 15-20 minuti, ma alla fine anche per 1 ora, credo sia al mattino
che di pomeriggio. Io non mi sentivo mica tanto prigioniera, né
ero soggetta a 'ricatti' per uscire. Si girava tutto il giardino
e tutto l'ospedale, per esplorarli o per andare in un locale con
le macchinette per brioches vari e bevande calde, dove tanti fumavano
finalmente le loro sigarette. All'interno delle nostre stanze
ognuno aveva 1 armadietto metallico, nonchè il comodino. Nicola
asserisce: 'Nelle stanze dell’SPDC non ci sono armadietti e le
stanze sono vuote, spoglie.' Ma guarda che all'interno di qualsiasi
ospedale non stai mica a casa tua: è così dappertutto. E ci mancherebbe
altro. Tutte queste pretese.... Vorresti magari pure l'impianto
stereo, il computer ed un personale tv a colori? E magari il menu
a piacimento tutto tuo, come la cucina di 'mamma'. Nel nostro
reparto c'era una grande sala con una televisione, un biliardo,
sedie e qualche rivista, ma eccetto qualche furtiva notizia di
un telegiornale quell'apparecchio era monopolizzato da certi utenti.
Ma non mi interessava mica granchè. Il cellulare io non l'ho mai
avuto, né allora, né lo posseggo ancora ora (anzi per me spesso
costituisce una invadenza alla mia privacy di quiete/silenzio,
per quanto lo vedo usare a sproposito in giro, dappertutto). Per
le telefonate indirizzate a me io venivo chiamata all'interno
di una stanza e per telefonare a mio figlio facevo uso di un apparecchio
telefonico nei corridoi. Non ho mai visto - nell'arco di
2 mesi - usare la contenzione fisica, eccetto 1 giorno, quando
un'uomo molto aggressivo nel comportamento fisico (non so se rompeva
mobili oppure se aggrediva il personale) e verbale è stato messo
a letto in una stanza singola con la cinghie ai polsi ed alle
caviglie, ma solo per alcune ore. Le medicine, sì che c'erano
e, meno male per me, perchè finalmente per me ebbe fine - dopo
qualche giorno - la tempesta di 'voci interiori' che io percipivo
all'infinito. Vorrei far notare che quello che per me era considerata
come una normale disciplina necessaria alla gestione del reparto
(o Comunità in seguito), da un'altra persona l'ho sentita definire
'dittatura'. Precisiamo allora pure che io sono cresciuta
in una famiglia di 11 figli, in un paese (l'Olanda), dove la disciplina
all'interno dell'educazione è prassi ben più diffusa di quanto
non lo sia all'interno dell'Italia. Quante persone '(super)viziate',
'tiranniche' escono da questa prassi educativa! Se ne incontrano
dappertutto con i loro commenti ed atteggiamenti: nelle strade,
nelle scuole, negli uffici pubblici, negli ospedali: sempre pronti
a pretendere i loro cosiddetti diritti, quando spesso i 'doveri'
manco vengono considerati. Tutto è loro dovuto, mentre loro
non devono niente. Tutto l'universo finisce per dover stare ai
loro piedi, ai loro desideri. La convivenza diventa più difficile,
così, soprattutto all'interno di certe strutture come quelli del
ricovero, fra cui anche gli ospedali normali. Non so voi, ma io
ho una personale esperienza di 2 ricoveri personali e 3 di accompagnamento
di mio figlio all'interno degli ospedali torinesi. Quanta gente
ha sempre da protestare per quello che non sempre è dovuto, anche
per il vitto che io ho sempre trovato di ottima qualità!
L'educazione dei figli che in tante famiglie italiane è spesso
un 'via libera' ai desideri del 'bambino-re' non lo prepara mica
tanto come cittadino alla convivenza con gli altri! Il mondo
esterno non sta mica ai tuoi piedi. Un'educazione deve preparare
l'essere umano non solo a 'disciplinare' se stesso al proprio
interno (finisce per diventare una guida interiore), ma anche
al rispetto degli altri ed alla realtà. Purtroppo quello che tanti
qui - ed altrove - si trascinano dietro nella loro vita 'adulta'
sono le conseguenze di questa mancata buona educazione/autoeducazione.
Ma, poi, mi chiedo: con tutte le proposte da parte di Nicola per
l'abbellimento e 'miglioramento' delle stanze all'interno del
repartino: chi paga tutto questo?......... Paga anche Nicola,
o i suoi genitori ..... in eterno? Ha forse - egli stesso - intenzione
di entrare ed uscire all'infinito da quei repartini? Quando è
che veramente cerca di farsi curare (???) per risolvere la propria
problematica con l'aiuto di psicologi e/o psicoterapeuti?
-
Alice
Banfi: Rispondo
volentieri a Lia. Prima di tutto non posso che essere felice per gran
parte di quel che racconti, hai avuto due esperienze di ricovero
positive, non traumatiche ed ora stai meglio. Bene. Credo di parlare
anche per Nicola nel dirti che abbiamo un po' più esperienza di
te. Io non ho fatto 2 ricoveri, ne dieci, ne cento, ho perso il
conto. Io non sono stata in un reparto, ma in due comunità, tre
cliniche convenzionate, di cui in una in due reparti psichiatrici
differenti, una clinica privata e circa otto spdc, di cui
di due non ricordo nemmeno in che località fossero tanto
ero imbottita di farmaci. In un reparto c'era stata la sala
con il tavolo per giocare a ping pong, ma l'hanno tolto e
ci hanno sbattuto dentro cinque letti, così un reparto da 18 posti
letto è diventato un reparto da 23 posti più una branda in corridoio
di tanto in tanto ed un letto nella sala fumatori, molto
spesso il mio letto. Così potevo godermi il rumore delle
ventole per aspirare il fumo e se urlavo perchè ero legata non
rompevo i coglioni a nessuno, bastava chiudere la porta. Nella
stessa sala c'era la televisione, ma era rotta da anni, qualcuno
la fissava... ma era rotta. Dopo circa quattro anni di proteste
l'hanno aggiustata. Però per me sarebbe stato meglio
se fosse rimasta rotta, visto che quando sono andata
a chiedere il telecomando, durante la consegna degli infermieri,
e l'ho chiesto e richiesto, fino a farli esaurire... mi hanno
legata al letto...Famoso stato di necessità! (rompevo le palle).
Non so quante volte mi hanno legata al letto in quel reparto,
ho perso il conto anche di quelle. Non so nemmeno quante volte
hanno legato al letto i miei amici, ma so con certezza che di
rado c'era un giorno e una notte in cui nessuno di noi fosse
legato al letto. Ricordo una volta, arrivò un ragazzo in tso.
Era agitato, dicevano che era fatto di cocaina e ne aveva l'aria.
Stava in piedi, spalle al muro e tremante diceva: "non
voglio i farmaci, solo questo, non faccio niente, giuro sto tranquillo".
Non uno psichiatra che provò a convincerlo. Venne circondato da
una decina di infermieri, sembrava volesse sparire nel muro, era
terrorizzato, gli saltarono addosso e in un attimo era legato
mani e piedi, il suo letto lì nel corridoio, e una puntura nel
sedere senza nemmeno tirargli giù i pantaloni. -Niguarda,
spdc Grossoni III, Milano. Circa dal 99 al 2004 sono entrata e
uscita da quel reparto, ero sempre lì. -Ma sono stata anche al
Grossoni II, che non è da meno. -All'spdc di Vercelli, un bunker
allucinante. -All'spdc di Rivoli, disastroso. -All'spdc di Cuneo......
non ricordo niente, vuoto totale... forse non mi davano i buoni
farmaci che hanno dato a te, Lia e grazie a Dio a te non
li avranno dati nelle dosi in cui li davano a me. -All'spdc dell'
ospedale S.Martino di Genova reparto 11, un buco... ero sempre
con il letto nel corridoio assieme a qualche altro letto
e relativa disgraziata, e un personale infermieristico da piangere
tanto erano inadeguati, ignoranti, violenti e offensivi. -E
nella clinica psichiatrica dello stesso ospedale, Persone
che erano ricoverate lì da anni! -Alla clinica convenzionata
Villa Cristina in Piemonte in provincia di Torino, fantastica!
Un manicomio in piena regola con tanto di filo spinato sui muri
di cinta, donne che giravano con la cuffietta causa pidocchi...
e c'era la televisione ma mancavano le coperte! -Nel reparto
alcolisti di Ville Turro a Milano, schifoso ma meno degli altri.
-Nel reparto per i disturbi alimentari di Ville Turro, splendido!
Ma sul serio, regole ferree ma un ambiente meraviglioso, colorato,
con quadri, piante, sala tv con divani comodi e puliti, gli psichiatri
sempre in reparto, sempre a disposizione, riscaldamento a palla,
ecc.. -Nella clinica privata di Albese, del dottor Drago
che mi ha salvato la vita togliendomi tutti i farmaci che mi erano
stati precedentemente prescritti in spdc, (un centinaio di gocce
di entumin al giorno, più altro...). -Nell'spdc di Novara... Miracolo!
le porte aperte! Non mi legavano al letto in nessun caso! E io
davo proprio i numeri... ma mi mettevano un infermiere in camera
e lui se ne stava lì a parlare con me, a guardarmi far collanine
per ore... (gli avrà dato i soldi il mio amico Nicola!). Per non
parlare della rianimazione. Quella per me era la suite imperiale!
Aprivo gli occhi e vedevo il muro azzurro con dipinti aironi e
altri animali... Gli infermieri ti parlano sia sei ancora
in coma, sia se sei intubato e gesticoli e loro si impegnano per
capirti, per risponderti....e tu sei lì che guardi gli aironi
sul muro della rianimazione dell'ospedale di Niguarda e sai che presto
ti troverai in psichiatria, dove ti prenderanno di nuovo a calci
nel culo! Scusa Lia, perchè se passo dieci giorni in rianimazione
e per due giorni quando apro gli occhi mi posso godere
gli aironi che alleviano il mio malessere, e quando mi passo una
VITA! in psichiatria con gli occhi aperti devo vedere muri scrostati,
orologi che segnano l'ora sbagliata, sporcizia, e via dicendo?
Perchè quando sono in coma mi fanno sentire la musica e mi
parlano con dolcezza e quando sono in psichiatria mi trattano
come l'ultima merda sulla terra, mi sento dire mentre dormo,
da due infermieri "oh, questa qui sembra quasi normale!"
e l'altro, "si, ma ricordati che di queste qui nessuna
è normale". Perchè? Perchè questi infermieri senza un minimo
di formazione aprono la bocca? Perchè non hanno un minimo
di formazione? Perchè ho avuto un intossicazione del midollo da
farmaci? ed ora ho la formula leucocitaria invertita? Sono viziata?
Sono viziata perchè non voglio essere legata ad un letto per nessun
motivo? (articolo 13 della costituzione italiana "la libertà
della persona è inviolabile"). Sono viziata perchè non voglio
essere picchiata dal personale infermieristico? Sono viziata perchè
non voglio che le mie amiche vengano stuprate dagli operatori?
Sono viziata perchè voglio un cavolo di telecomando a portata
di mano? Sono viziata perchè voglio che io e gli altri passino
i loro lunghi o brevi giorni di ricovero con una coperta addosso,
in una stanza e non in corridoio o nel salone fumatori e in un
ambiente con i muri intatti, pulito e si grazie anche colorato,
perchè sono viziata! Cara Lia, ripeto, sono contenta che tu abbia
avuto un esperienza positiva e che ce ne parli, dandomi la possibilità
di spiegarti la nostra posizione. Ma ne io, ne Nicola, ne
altri che pretendono queste cose sono viziati. Personalmente sono
incazzata nera, perchè per la gran parte i reparti di psichiatria
sono disumani. (perdonatemi l'enfasi, ma la questione mi sta particolarmente
a cuore!)
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