|
Nessuno, dirà poi Giovanna Del Giudice, portavoce nazionale del Forum, ci ha mai riservato altrove tanta ospitalità. Ci sono tutti: il Comune, la Provincia, la Regione, il Direttore Generale della Asl di Paola, il Vescovo. Per un benvenuto insolito, fatto di parole che trascinano chi parla un po’ oltre il ruolo che ricopre, un po’ oltre i rituali del potere. Parole già discusse e attraversate insieme a qualcuno che, prima d’ ora, ha lavorato per rompere i silenzi, gli abbandoni, i muri e far esplodere la questione Salute Mentale, creando alleanze e convergenze indispensabili a trasformare l’esistente. Primo fra tutti Domenico Luciani per molto tempo unico esponente del Forum calabro, che tuonava, nella lingua del bisogno e dell’affetto, l’ostinata indignazione di chi comunque non smette di sperare, di interrogare, di denunciare. Della Calabria, della situazione dei Servizi di Salute mentale in Calabria, avevamo saputo da questo padre pieno di coraggio e di dolcezza la cui solitudine, anziché strozzarla, amplificava la sua voce, le parole, gli appelli.. Avevamo saputo dell’abbandono, della miseria, della latitanza di tutti, tecnici, politici, amministratori, forze produttive. Domenico Lucani ha trasformato questa scena e ci ha portato qui. Lo sentiamo nell’aria, come tutti i registi di miracoli che si rispettino. perché di miracolo si tratta. 500 persone, da tutt’Italia, a certificare una rete di legami, di impegni e di negoziati che grazie a lui sono diventati possibili anche qui. Piero Piersante, Giorgio Liguori e tanti altri in Calabria, e Assunta Signorelli oggi Responsabile della Salute Mentale della Asl di Paola, e Giovanna Del Giudice, autrice delle linee guida per i Servizi di Salute Mentale in qualità di consulente dell’Assessora alla Salute della Regione Doris Lo Moro per lo smantellamento dell’Istituto Papa Giovanni XXIII. Sono le parole di quest’ultima ad evidenziarlo, con chiarezza.. Parole contaminate, non parole da politico. C’è voluto una disponibilità ad avvicinarsi, un ascolto, un lavoro comune. Doris Lo Moro parla della sua gratitudine per il lavoro del Forum, di una riflessione e di un impegno che partono da questo incontro avvenuto tre anni fa e che ha dato frutti davvero insperati. Dall’interruzione del processo che avrebbe condotto all’apertura di un Ospedale Psichiatrico Forense a Gerace, all’esplosione del caso Papa Giovanni XXIII, un’istituto fatiscente di proprietà del clero in cui sono ancora internate, in condizioni devastanti, 380 persone. E’ il progetto di deistituzionalizzazione di questo luogo, a far da cornice al nostro forum. Il Papa Giovanni, che si trova a Serra D’Aiello a 40 Km da Paola, ci ospiterà il giorno dei saluti, questa volta in presenza anche del Presidente della Regione, del Presidente della Commissione Bilancio, del Sindaco del Comune. E’ qui, come in un teatro che ricapitola tutte le contraddizioni della lunga e mai conclusa vicenda della de-istituzionalizzazione, tocchiamo le aberrazioni del manicomio, la sua puzza, la sua schiena storta, i suoi sorrisi sdentati, porte e finestre ancora sbarrate in due edifici su tre, ma anche la tragedia di operatori imprigionati in un’operatività insensata di cui non conoscono alternative, strozzati da una pluriennale mancanza di risorse e da stipendi dimezzati, da un ricatto per la perdita del proprio lavoro da cui non basta a scioglierli alcuna garanzia, politica, istituzionale, sanitaria che sia. Una voce la loro, ben più forte di quella delle persone qui rinchiuse, che rischia di avere il sopravvento se una chiara volontà politica non rifiutasse di disgiungere le due battaglie, invocandone una più radicale che metta insieme il diritto alla cura e alla dignità della persona, con il diritto ad un lavoro che sia però riqualificato, rifondato. Colpisce la chiarezza con la quale l’Assessora alla Salute legge queste cose, cogliendo appieno il nesso tra salute mentale e diritto di cittadinanza, tra il suo ruolo e quello degli addetti ai lavori7 Colpisce sopratutto noi, che veniamo dal Veneto. Qui, infatti, dopo tre anni di un lavoro che ci ha portato a moltiplicare la nostra presenza nelle situazioni locali- nelle Associazioni di Familiari, tra gli operatori dei Servizi, nei Consigli di Dipartimento, nella Consulta per la Salute del Comune, sulle pagine dei giornali- a non essere più ignorati dalle Istituzioni, ad impedire, come a Vicenza che tornassero le sbarre alle finestre degli Spdc- ancora gli amministratori e i politici si scansano dai nostri ripetuti appelli ad una loro assunzione di responsabilità “ Non posso certo dire ai medici come devono curare: le loro diatribe teoriche non mi competono, non mi interessano” continua a ripetere il Sindaco di Venezia, Massimo Cacciari. Nonostante il dissesto dei Servizi di Salute Mentale della città, molto simile peraltro a quello della maggior parte delle città del Veneto. Nonostante nel mitico nord- est, sia sopravvissuto, per moltissimo tempo indisturbato, a pochi chilometri da Venezia, un altro grande “contenitore dell’abbandono”, l’Istituto Costante Gris. Un’’IPAB nata come ricovero dei malati di pellagra e nel tempo è andato trasformatasi in un Cottolengo, luogo di internamento ad oggi di oltre 500 pazienti, tra cui molte persone con sofferenza mentale. Ne hanno parlato Maurizio Costantino e Nico Casagrande, da un paio d’anni dirigente sanitario della struttura, impegnati nel difficilisimo sforzo della sua deistituzionalizzazione sul terreno di abbandoni e fallimenti terapeutici che ancora oggi, la scena sanitaria e politica locale, è refrattaria a riconoscere. Palleggi di responsabilità, disinteresse ed incomprensione su questioni che invece a Paola, sembrano chiarite una volta per tutte. E’ proprio la chiarezza su queste questioni a farla da padrona, in queste intensissime giornate di fine inverno. E’ la chiarezza di Rita Borsellino, la straordinaria immediatezza di un discorso tra pubblico e privato che non ha bisogno di spiegazioni tecniche per saper leggere le metamorfosi della sofferenza umana nelle istituzioni totalitarie, la perdita di dignità, di speranza, l’aggressività e la mostruosità che ne derivano: un nonno dolcissimo, straziato dalla morte del figlio più giovane, che, a seguito di un ictus che lo trasforma, viene ricoverato e diventa via via sempre più aggressivo e irriconoscibile. Solo il ritorno a casa gli renderà la sua dolcezza e pacatezza. Come solo l’apertura delle porte, per uno spettacolo organizzato da una Cooperativa sociale con i pazienti dell’OPG di Barcellona Pozzo di Grotto, e la lettura delle sue poesie cancella la mostruosità dall’aspetto di un uomo che fine a quel momento riusciva soltanto a far paura. E’ la chiarezza di Tina Abbondanza, la sua analisi lucidissima sulla drammaticità del Don Uva, con le sue morti, le denunce, la mobilitazione del forum per la sua chiusura e il ricatto dei posti di lavoro. E ancora, le interrogazioni alla giunta regionale e la costituzione di una commissione che, dovrebbe, almeno sulla carta, far luce su quel drammatico contenitore dell’abbandono. Le sue domande scuotono tutti: “quanto il nostro sapere-potere collude con la produzione di questi luoghi? Non è forse la disperazione degli operatori, di chi definisce “gravi”, “non riabilitabili” le persone a rendere possibili gli internamenti- nelle RSA alle case di riposo, nelle comunità terapeutiche da cui non si esce più, negli OPG, nei CPT ? “Occorre”, ci esorta senza mezzi termini, “ tornare a sentire la puzza dell’istituzione totale, fare appello alla nostra capacità olfattiva per ritrovare il coraggio dell’indignazione”. E’ la chiarezza di Alice Banfi, il suo racconto in carne viva di una sofferenza senza nome e di una psichiatria che annaspa, lega e nega diritti, speranze, vita. Una psichiatria che scrive condanne a morte senza nemmeno procurarsi di nasconderle, che sterilizza luoghi e pratiche solo per rendere plausibili i propri reiterati e idioti crimini di pace. E’ la chiarezza dell’orizzonte che si riapre a questa storia, anche se la rotta è ancora imprecisa, nel bellissimo video sulla contenzione di Gino Falcone ispirato alla testimonianza di Alice. La chiarezza del libro denuncia di Nico Valentino, Pannoloni Verdi, sull’ impietoso internamento legalizzato di migliaia di anziani nelle case di riposo, vite da scarto.. E’ la chiarezza spaesata delle due studentesse di Psicologia di Roma, Valentina Calassa e Francesca Esposito, che chiedono aiuto al Forum perché il recinto accademico, autorefernziale, supponente, ignorante di tutto quello che accade all’esterno, la smetta di impartire lezioni inutili, dall’alto di un sapere che sembra fatto apposta per occultare le persone, la loro storia, i loro bisogni nelle griglie asfittiche della testistica e di una nosografia del tutto incapace di autocritica. Chiedono che la storia del movimento antiistuzionale, ignorata, misconosciuta, ridicolizzata dalle baronie accademiche e professionali diventi oggetto di studio e i tirocini abilitanti alla professione non si consumino nel chiuso degli ambulatori. E’ la straordinaria lucidità di Giovanna Del Giudice, che tiene i fili di decine di interventi senza inciampo, con la passione e l’attenzione di chi non si risparmia anche quando sta in silenzio. Sono le parole fiere di Anna Del Biondo che può dirsi senza incertezza ex-paziente e parlare di diritti a voce alta, certa di non dover giustificare la pretesa. Le parole travolgenti di Gisella Trincas sulla deportazione delle persone negli OPG anche per reati risibili, sulla violenza istuzionale, sulla necessità di un impegno civile che coinvolga tutti per una qualità di vita migliore per tutti; le parole preoccupate di Piero Adamo sulle forme più o meno palesi di neomanicomializzazione, quelle nuove dell’Arci. Le parole colte di Gaetano Silvestri, giudice della Corte Costituzionale, che contesta la sovrapposizione di sofferenza mentale e pericolosità, e l’automatismo del ricovero in OPG illustrando alcune sentenze della Corte che hanno certamente recepito il pensiero di Franco Basaglia. Le parole scioccanti di don Pippo Insana, cappellano all’OPG di Barcellona Pozzo di Grotto e dei tanti interventi sulla situazione degli OPG in Italia. E poi tutte le parole che sono state scritte e quelle che hanno trovato poco spazio sul palco, per eccesso di partecipazione., ma che hanno continuato a farsi sentire in platea, nel chiostro, al ristorante, in corriera, durante le trasferte. Insomma è difficile raccogliere e ricordare, metabolizzare tutto quello che si è detto in questi giorni e che riassume la sorprendente vitalità del Forum, il contagio che ha saputo produrre tra esperienze prima separate e lontane. Nelle note del dopo Forum, Gianpiero Fiorillo chiede attenzione, ripropone questioni centrali ( prima fra tutte quella dell’indiscussa supremazia dei trattamenti e abusi farmacologici nelle strategie di cura) contraddittorie, lasciate un po’ in ombra in questi anni. Condivido alcune sue considerazioni:, il lavoro da fare è ancora moltissimo, si sente il bisogno di raccogliere, intrecciare, restituire quanto avvenuto. Meno la preoccupazione. In questi anni le cabine di regia si sono moltiplicate così come i luoghi e i protagonisti, ma l’effetto dispersione è stato compensato dalla crescita di una lingua comune. Una lingua che è cresciuta spogliandosi del gergo e delle asperità pregiudiziali che ciascuno di noi, dalla sua limitata esperienza di operatore, persona con sofferenza mentale, familiare, cooperativista, amministratore, politico, studente o professore, porta con sé. In questa lingua è cresciuta un’appartenenza che assomiglia molto alla libertà di cui parlava Franca Ongaro Basaglia “ la libertà che ci aiuta a lottare contro tutto ciò che ci divide”. Possiamo lavorare insieme fidandoci di quest’appartenza, di questa libertà. Giovanna Del Giudice, riconfermata portavoce del Forum, che ha appreso così bene l’una attraverso l’altra, ci apre la via: verso nord, verso Venezia, dove ci rivedremo per il sesto Forum Nazionale.
FSM Veneto Anna Poma
|