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I posti letto in comunità sono pari a 2,8/10.000 abitanti, quindi eccedenti al fabbisogno regionale, anche perché non c’è stata, da parte della precedente Giunta Regionale di centro-destra, alcuna programmazione. Al momento attuale la revoca hic ed nunc delle autorizzazioni creerebbe notevoli problemi, anche di occupazione, e sarebbe facile preda di strumentalizzazioni. La misura messa in atto oggi dalla Regione prevede un notevole incremento dell’attività di vigilanza delle ASL, anche in collaborazione con i Carabinieri dei NAS.
Mi preme però porre in risalto alcuni effetti di questa eccedenza rispetto ai bisogni: La presenza di posti letto disincentiva anche i DSM della Regione Piemonte a prendere correttamente in cura le persone con problemi, ricorrendo ad inserimenti in zone lontane e delegando la gestione di queste persone ad altri, quindi effettuando interventi di indiscutibile stampo neomanicomiale. La necessità di occupare i posti letto ha provocato l’arrivo di molte persone da altre regioni, esclusivamente nelle strutture del privato e del privato sociale, anche da regioni molto lontane, non solo dalla Lombardia o dalla Liguria, ma da Veneto, Toscana, Sardegna e regioni del Sud. In alcune comunità gli ospiti provengono tutti da fuori regione!
Vi espongo ora alcune considerazioni finali ed una proposta per il Forum. La grande distanza interposta tra territorio e servizi di provenienza impedisce di fatto un intervento del CSM competente, che spesso si limita a pagare le rette ed a sporadici contatti telefonici. Si è di fronte all’abbandono, o forse è meglio dire alla deportazione. Sono soprattutto i pazienti più gravi e scomodi ad essere deportati e dimenticati. La cultura del manicomio continua!
La concentrazione di numerose persone con problemi gravi e complesse, e spesso soggette a misure di sicurezza o provenienti da OPG crea non solo problemi di gestione ma anche difficoltà di rapporto con il contesto, per lo più agricolo, in cui queste comunità sono state insediate. Talora si possono esserci comportamenti “disturbanti” per la comunità circostante, che pur è sempre stata tollerante per il paesano un poco “strano”, ma fatica ad accettare questo concentramento di persone con problemi nel loro territorio. E’ bastato un gravissimo fatto di sangue, l’omicidio, durante una passeggiata, di una giovane e neoassunta operatrice, commesso da una persona inserita in una comunità di Belvedere delle Langhe e proveniente da Massa, per scatenare una strumentalizzazione pro strutture repressive, e contro la riforma psichiatrica da parte degli abitanti di questo e di altri piccoli comuni vicini, con raccolta di migliaia di firme a favore di un ripristino di strutture segreganti e di rifiuto di ospitare comunque nel territorio persone con problemi psichici.
E’ importante perciò che il Forum si faccia promotore di una campagna contro questa cattiva pratica, e si adoperi affinché le comunità siano obbligatoriamente il più vicino possibile al DSM inviante, in modo tale da consentire contatti strettissimi con queste persone che soffrono di patologia grave, e che devono essere aiutate ad uscire da una situazione critica. Se sono persone così gravemente malate da non poter vivere a casa loro, non possono essere allontanate e non può esserci delega ad altri della loro cura. Altrimenti si ripetono gli stessi meccanismi del manicomio, che, temo, molti giovani non sanno più riconoscere, e ricompare la stessa cultura segregante. Sul manicomio nessun revisionismo è accettabile.
Cesare Picco Forum Piemonte |