|
E, insieme, la
richiesta di chiarimenti (perché
e come può avvenire che il
mandato della cura si trasformi in pratica di abbandono e di violenza,
annullando le distanze che la storia e la geografia politica dovrebbero
aver marcato rispetto ad un passato vergognoso e ad un mondo che
definiamo arretrato e “incivile”?). Domande a cui non so rispondere
se non associandomi al messaggio che proviene dalle tantissime persone
che al forum hanno narrato le esperienze delle loro associazioni,
imprese sociali, istituzioni “realmente” e pragmaticamente, civili,
impegnate a fare delle buone
pratiche un percorso di normalità, ma anche di amplificazione e
diffusione di valori umani (come, una per tutte, l’esperienza
emblematica di Libera fondata da Don Ciotti): è necessario che il fiume
si ingrossi, che la partecipazione alle forme di associazionismo e di
integrazione attraverso il lavoro divenga una pratica sempre più
partecipata, attraverso una rete realmente operante in tutto il
territorio nazionale e non più a macchia di leopardo, in modo da
travolgere il residuo delle pratiche manicomiali, anche le più sottili
e quotidiane, rendendole più visibilmente mostruose e anacronistiche.
E’ un messaggio che ci invita a sostenere un diritto di cittadinanza
fondamentale: quello di non essere etichettati, se colpiti da una
malattia mentale, come appartenenti ad una categoria di “fragili”,
ma di poter essere realmente presi
in cura, certo psico- farmacologicamente, ma anche attraverso
l’attenta decifrazione e l’ ampliamento delle nostre capacità,
spesso peculiari e nascoste, che fanno di ognuno di noi una “persona
speciale”. Mi ha colpito una conversazione molto toccante di Alda
Merini, contenuta nel DVD di Simone Cristicchi appena pubblicato, che ci
ricorda come se si toglie la polvere dalle ali di una farfalla la si
uccide: vorremmo prenderci cura della persona aiutandola a continuare, o
a riprendere, a volare. Un caro saluto aldo lotta
|