| Gli
interventi: |
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| Giovanna
Del Giudice |
Apro questo V° Forum Salute Mentale Nazionale con emozione e preoccupazione.
Molte le aspettative che speriamo di non tradire. Nel dare avvio
ai lavori voglio prima di tutto ricordare Domenico Luciani, non
più con noi, che tanto aveva voluto il Forum in Calabria: sono certa
che se qualcosa di innovativo nella salute mentale succederà in
questa regione, dobbiamo molto alla sua tenacia, alla sua forza,
alla sua instancabile capacità di denunciare ed incitare, alla sua
tenerezza. Ciao Domenico!

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| Assunta
Signorelli |
La
contenzione, i trattamenti psichiatrici e la persona
Il
problema della valutazione etica degli interventi e dei presidi
terapeutici in ogni campo della medicina è molto complesso, possiamo
dire intricato. Non esiterei a usare quella metafora molto conosciuta,
contenuta nel termine Babele[1]
nel relativo racconto biblico riguardante la torre. Al termine di
questo racconto c’è la confusione delle lingue degli uomini e la
dispersione di essi in tutto il mondo. Tutti conosciamo la storia
come ci viene proposta dalla Genesi nonché le interpretazioni moralistiche
ed erronee che vengono comunemente fornite

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Piero Piersante |
Ospitare il V Forum nazionale in Calabria significa per noi cogliere
un momento che potrebbe rivelarsi particolarmente favorevole, tenuto
conto delle volontà espresse ripetutamente dall’Assessora Doris
Lo Moro, che ha voluto chiamare quale sua consulente la stessa portavoce
nazionale, per riformulare un documento programmatico per la riorganizzazione
dei servizi di salute mentale (le linee guida che portano appunto
il nome di Giovanna Del Giudice), e che si sta battendo per il superamento
di un emblematico “contenitore dell’abbandono” (l’Istituto Papa
Giovanni di serra d’Aiello, dove si svolgerà l’ultima sessione della
nostra assemblea), insieme al Direttore Generale di questa azienda
sanitaria, Ivan Cavallo. Significa riprendere il filo di una “riforma
psichiatrica” iniziata negli anni ’70, con la istituzione dei primi
Centri di Salute Mentale in Calabria e il ritiro dei pazienti ricoverati
a Nocera Inferiore, ma poi arenatasi nella palude della instabilità
dei governi regionali, scarsamente attenti agli interessi di chi
non è capace di organizzarsi nelle forme di pressione delle scelte
politiche 
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| Franco
Rotelli: Che cos’è la salute
mentale? |
Può
essere che la salute mentale sia il contrario della follia. Per
quel che mi riguarda io mi immagino che essere folli altro non significhi
che prendersi molto o troppo ( o del tutto) sul serio. Se sta all’opposto,
salute mentale non potrà che identificarsi con l'esercizio della
vacuità, dell'insignificante: in sintesi la realizzazione completa
dell'essere in malafede e del subire l'ottusa piattezza dell'inerzia.
Per
fortuna tra questi due estremi c'è una ragionevole dose di angoscia
che quasi tutti si portano dietro e una ragionevole dose di stolidità
e di menzogna che non consente alla prima di travolgere il nostro
equilibrio instabile. Equilibrio chissà quanto auspicabile, chissà
quanto mediato, reso tale da un contratto sociale che, misurato
in merci e prodotti, costituisce la nostra commerciale formazione
che tutto sopravanza e che di inclusione/esclusione decide

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| Giorgio
Liguori: la Calabria e le politiche di contrasto all’esclusione
per l’affermazione di una pratica in favore della salute mentale |
E’
trascorso più di un anno dallo svolgimento della Giornata Nazionale
del Forum tenutasi a Bari, in quella occasione denunciammo come
i cambiamenti relativi all’assetto istituzionale dell’assistenza
psichiatrica in Calabria non avessero sostanzialmente modificato
la qualità di vita dei soggetti sofferenti e prodotto migliori condizioni
di salute. Si
ricorda che all’epoca pre- Riforma esistevano sul territorio regionale
dei manicomi, ubicati a Reggio Calabria e a Girifalco per
la provincia di Catanzaro, e sparuti servizi territoriali

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| Pippo
Insana: Il superamento dell’O.P.G..
L’esperienza di Barcellona P.G. |
Sei
internati selezionati dall’equipe di trattamento dell’Ospedale Psichiatrico
Giudiziario di Barcellona P.G. e visionati dallo Psichiatra del
Modulo Dipartimentale di Salute Mentale di Barcellona P.G.( definitivi,
non alcooldipendenti o tossicodipendenti, collaboranti per l’assunzione
della terapia farmacologica) di diverse regioni (calabri, siciliani,
sardi), di diversa età, di diversi ceti sociali (impiegato di ferrovia,
tappeziere, pastore, emigrato, imprenditore, analfabeta, diplomato,
universitario…), con reati di vario tipo (maltrattamento in famiglia,
furto, senza reato, omicidio, pluriomicidio…), con o senza riferimento
familiare, con o senza residenza,(perché irreperibile al momento
del censimento), con pensione o senza pensione, in regime di libertà
vigilata (licenza finale) concessa dalla Magistratura di Sorveglianza,
vivono presso l’Associazione di Volontariato “Casa di solidarietà
e Accoglienza” dopo due, tre, dieci, venti anni di internamento
in O.P.G.
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| Il
Collettivo di psicologia\laboratorio permanente |
Come studenti
e studentesse di psicologia ci siamo chiesti: Cosa è un'opg? Trovare
una risposta esaustiva a questa domanda non è stato facile, in quanto
quasi nessun nostro insegnamento tratta questo argomento. Abbiamo
dunque sentito la necessità di intraprendere un percorso di auto-formazione
riguardo questi temi, creando nella nostra facoltà di Psicologia
diversi incontri, invitando relatori esterni. Avendo seguito gli
incontri della giornata di ieri, ci siamo resi conto della esigua
presenza di psicologi/ghe sia al dibattito, sia nell''immagine della
strutture psichiatriche evocata nei vari interventi.Abbiamo allora
riletto la storica scissione tra psicologia e psichiatria, scissione
che la nostra presenza qui vuole superare proponendo un integrazione
basata sull'attenzione ai problemi

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| La
Contenzione |
Mi
chiamo Alice Banfi, ho 28 anni, ho un diploma d'arte di illustratrice
e designer, sono una pittrice e sono una paziente psichiatrica.
Soffrivo di disturbo borderline di personalità, ora continuo a soffrirne
ma cerco di conviverci. Il primo ricovero a vent'anni: entrata nel
reparto psichiatrico dell'ospedale, ho capito che ero all’inferno
e che non mi sarei mai salvata; che l’unica via di fuga era la morte.
Mi sentivo circondata da veri matti, i medici, che chiamavano cura
le torture che mi infliggevano di continuo: contenzioni fisiche,
psicologiche e farmacologiche. Lì nessuno mi ha mai spiegato il
perché, nessuno mi ha mai spiegato cos’avevo, nessuno mi ha mai
spiegato veramente come guarire 
|
| da
Gianpiero Fiorillo: per
la costruzione di una piattaforma di confronto con i governi centrale
e locali |
Il
presente documento è inteso come una bozza generale non esaustiva,
su cui spero si possa aprire una discussione. Molto
devo, in questo lavoro, alle considerazioni dell’Osservatorio dell’abbandono
di Napoli, e ad altri interventi, lettere, documenti presenti sul
sito. Ne riconosco preliminarmente il debito, evitando citazioni
che appesantirebbero la lettura. Naturalmente la responsabilità
di ogni affermazione è soltanto mia
Il
documento 
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| Cesare
Picco |
In
Piemonte sono presenti circa 1200 posti letto in comunità protette
psichiatriche. Di questi 875 sono di privati (sia privato sociale
che imprenditoriale e 540 sono gestiti dai DSM, in parte autonomamente,
in parte in collaborazione con il privato, che assicura le prestazioni
non strettamente sanitarie, e comunque con responsabilità gestionale
del DSM. Nel settembre 2006 sono stati censiti 367 utenti nelle
comunità pubbliche, e di questi 1 solo proveniente da fuori regione.
Tra di essi 9 erano sottoposti a misure di sicurezza o provenivano
da OPG. Nelle comunità private erano presenti 806 ospiti, di cui
ben 266 provenivano da fuori regione, e 119 erano sottoposti a misure
cautelari o provenivano da OPG. A questi si devono aggiungere
le persone inserite in Comunità alloggio o in Gruppi appartamento,
ed in aggiunta esistono comunità socio-assistenziali od autogestite,
che sfuggono al controllo della sanità, ma talora ospitano persone
con problemi psichiatrici anche gravi

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| Il
"Manicomio diffuso" |
“Il manicomio
diffuso – Degrado e disagio psichico nei quartieri di edilizia popolare
a Milano"
Il
“gruppo del noi”: sua visibilità e metodo di lavoro. Un’esperienza
in comunità psichiatrica. Francesco Comelli , con Simona Faucitano
e Roberto Cerabolini
Piuttosto che presentare progetti o intenti futuri, ritengo significativo
parlare di esperienze fatte e di ciò che di costruttivo o di difficile
in esse vi è stato. In
troppe strutture di cura vi è un problema clinico che non riesce
ad integrarsi con gli aspetti legati ai gruppi, siano essi piccoli
o siano essi i grandi gruppi sociali, soprattutto oggi, nel pieno
dell’illusione che la tecnologia possa sostituire la relazione o
i dolori e le difficoltà che essa presenta. I luoghi di cura sono
così diventati un riflesso di un sociale che ha spostato il
suo focus dal pensare all’agire. Ma proprio per questo in ogni luogo
di cura, va interrogata l’istituzione curante nei suoi aspetti storici
ed attuali

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