CONTRIBUTO ALLA COSTRUZIONE DI UNA PIATTAFORMA

 

SULLA SALUTE MENTALE / febbraio 2007 

 

 

Premessa

 

  1. il governo di centro sinistra garantisce la difesa formale della legge 180 ma non è in sé garanzia sufficiente per la costruzione di reali pratiche alternative in salute mentale;
  2. la situazione in salute mentale, a livello nazionale e fatte salve alcune rare eccezioni, è gravissima: vi è un vero e proprio maltrattamento di massa degli utenti dei servizi psichiatrici pubblici e privati, senza che questo desti scandalo o indignazione generale.
  3. Tale maltrattamento di massa si concretizza nel mancato rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini utenti, particolarmente nel fenomeno della contenzione, ma non solo;  
  4. Il paradigma pratico dominante è quello del “mantenimento” psichiatrico fondato sull’assunzione acritica di un modello biologistico ultrasemplificato delle difficoltà di natura psicologica, cui tutto il resto fa da contorno subordinato. Questo accade nella generalità dei casi, ad onta dell’impegno generoso di moltissimi operatori, familiari, associazioni, e dei tentativi degli stessi utenti.
  5. a ciò è da aggiungersi una serie di riflessioni su un aspetto particolare della questione della salute mentale che è quello del lavoro, e che si può declinare come problematicità:

î         del lavoro a tempo indeterminato;

î         del lavoro precario;

î         del lavoro presso cooperative;

î         del lavoro degli utenti;

 

Piccoli aggiustamenti, ritocchi, make up, non servono alla modificazione del sistema, ma solo al rinvio continuo e colpevole della soluzione dei problemi.

Ecco alcune proposte concrete indirizzate alla difesa dei diritti dei cittadini e degli operatori; al rilancio di una forte politica di inclusione sociale nel campo della salute mentale; alla modificazione paradigmatica e strutturale delle pratiche; al richiamo forte e inderogabile alla politica per l’assunzione di impegni volti al cambiamento dell’attuale situazione; impegni che, è bene ricordare, non riguardano soltanto la cosiddetta “volontà politica” ma sono obbligatori, dato il sistema costituzionale e normativo vigente in Italia; e che perciò, quando vengano trascurate, si configurano come vere e proprie omissioni.

 

Proposte

 

per la difesa dei diritti e la promozione della qualità nei servizi di salute mentale

 

 

a)      Predisporre con urgenza il nuovo progetto-obiettivo nazionale triennale. Il PON dovrà essere stilato con la collaborazione delle forze sindacali, delle associazioni di utenti e familiari, delle altre associazioni che si occupano di salute mentale e dovrà contenere obiettivi, indicazioni operative, indicatori per la valutazione dell’operato dei servizi e dei dirigenti; il Progetto obiettivo deve essere varato in tempi brevissimi, senza inutili e immotivate dilazioni;

b)      Trasformare i sistemi epidemiologici regionali, al fine di avere informazioni e dati aggregati a livello nazionale in merito a: valutazione di esito e non soltanto di processo e struttura;

c)      Acquisire strumenti epidemiologici per la registrazione e la valutazione della iatrogenesi psichiatrica;

d)      Dare impulso ai rapporti dei servizi di salute mentale con i servizi di farmacovigilanza;

e)      Costituire un Osservatorio dei diritti per il monitoraggio continuo dell’effettivo rispetto dei diritti umani nei servizi di salute mentale territoriali ed ospedalieri e nelle strutture private, particolarmente in merito a:

î         contenzione fisica;

î         condizioni restrittive e aspetti reclusori degli SPDC;

î         uso di telecamere a circuito chiuso;

î         sommersione psicofarmacologica;

î         consenso informato;

î         amministratore di sostegno e pratiche di interdizione;

î         rispetto dei dettami di legge nell’applicazione del trattamento sanitario obbligatorio;

î         elettrochoc;

î         predisposizione di piani integrati per la messa in atto di soluzioni abitative normali per quei pazienti che si trovano a non avere la casa o a doverne stare momentaneamente lontani;

î         ecc.

f)       “budgettizzazione” completa dei DSM, che comprenda:

î         le rette per le Casa di Cura;

î         le risorse per i cosiddetti inserimenti (spesso si tratta di veri e propri internamenti di anni e anni) in comunità private; il più delle volte dette comunità sono lontane dai territori di appartenenza e/o di residenza degli utenti; scarso è il controllo pubblico; in molti casi esse si sono assunte il compito di ricostituire nei fatti il sistema manicomiale, sia pur “decentrato”.

g)      obiettivi e valutazione dei DSM:

î         obbligo per i DSM di riconvertire le risorse di cui sopra per soluzioni abitative, affitti o acquisti di appartamenti nel tessuto abitativo della popolazione, per creare occasioni di inserimento lavorativo, di formazione ecc.; dati i costi delle Case di Cura e delle Comunità per lungodegenti, si verrebbe in questo modo a realizzare una virtuosa alleanza fra le necessità economiche e di cura.

î         valutazione triennale, attuata tramite l’Osservatorio dei diritti, dell’operato dei DSM e dei Direttori di Dipartimento, sulla base di indicatori concordati a livello nazionale, che considerino principalmente il rispetto e la promozione dei diritti degli utenti, le risposte abitative e di inclusione sociale, gli esiti dei processi di cura;

î         trasformazione del sistema di individuazione dei direttori del DSM: si diventa tali per concorso pubblico, non per nomina.

h)      Situazione degli OPG e altre istituzioni totali; su questo tema il Forum si è molto impegnato, ed è bene trarne delle sintesi per costruire una piattaforma integrata;

 

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Un secondo capitolo da aprire è il capitolo del lavoro, tanto del lavoro degli operatori quanto del lavoro inteso come re-inserimento sociale degli utenti che per motivi legati alla loro condizione ne siano privi. Essendo il lavoro uno dei fattori più importanti di legame sociale nella nostra società, esso si presenta come snodo essenziale per le politiche della salute mentale, da qualunque parte lo si guardi. Anche considerando che, nelle diverse situazioni il lavoro può essere motivo di realizzazione, pienezza di sé, riconoscimento sociale o, viceversa motivo di alienazione, sofferenza, burn-out.

 

a)      Per quanto riguarda i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici dei DSM, voglio qui ricordare quanto già espresso dalla Carta dei Diritti formulata dalla FP CGIL nel 2001:

î         diritto alla certezza delle risorse, corrispondenti al 5% dei budget delle ASL;

î         diritto al rispetto delle dotazioni organiche previste, quale strumento necessario per poter fornire le migliori risposte possibili a ogni utente;

î         diritto all’applicazione integrale delle legge 626/94 in tutti i servizi pubblici e privati, e alla messa in condizione di operare in ambienti sicuri, salutari e adatti alle finalità dei servizi (e non come oggi spesso avviene, in ambienti malsani, in cui ci si arrangia, in locali insufficienti e inadeguati ecc.);

î         diritto alla partecipazione nella formulazione delle politiche dei servizi e delle decisioni collettive, attraverso gli strumenti dei Comitati di Dipartimento e delle assemblee generali dei lavoratori, nonché attraverso la contrattazione sindacale decentrata e la partecipazione degli organismi sindacali a livello di servizio, struttura o dipartimento;

î         diritto alla formazione e all’aggiornamento continuo, a proporre e realizzare programmi di auto-formazione correlati al proprio impegno sul campo, nell’ottica della più aperta possibile interdisciplinarietà, volta a diminuire il gap conoscitivo e formativo di alcune professionalità e ad evitare il più possibile l’auto-costituirsi dei singoli saperi in forme gerarchiche di potere. L’interdisciplinarietà è data dalla costruzione dell’oggetto della formazione, non dal mero assemblaggio di professionalità; e questo nuovo oggetto della formazione è dato nelle sue caratteristiche essenziali da: capacità di relazionarsi al territorio nella sua accezione più ampia e di “fare territorio”, espressione questa che sta ad indicare che il territorio di ciascun servizio o dipartimento non è un dato geografico a priori, ma è relativo alla capacità di vivere e operare proiettati nella sfera socio-economica e naturale con la quale ci si rapporta; capacità di progettare e quindi programmare la realizzazione dei progetti, e di costruire tessuti e campi umani aperti, senza distinzione alcuna fra servizi con una natura più “tecnica” come oggi si tende a rappresentare ad esempio gli SPDC e i CSM, e servizi con una natura più “umana” come oggi si tende a rappresentare, ad esempio, i Centri Diurni. Tecnico e umano, tecnico e politico, sono nel campo della salute mentale sempre strettamente intrecciati: una formazione che non tenesse conto di questo aspetto sarebbe una formazione monca, inefficace, mistificatoria; ugualmente sono e devono rimanere intrecciati formazione, pratica lavorativa, critica e ricerca.

î         diritto a lavorare in equipe e non in maniera isolata, con la condivisione delle attività, decisioni, integrazione di saperi e competenze. Una decisione condivisa non solo diminuisce le possibilità d’errore, ma non lascia l’operatore a doversi confrontare da solo con problemi complessi, né con le conseguenze, buone o meno buone, degli interventi.

 

b)      Non si può più rinviare a questo punto il discorso sul rischio psicologico degli operatori di salute mentale; rischio che è insito in qualunque lavoro svolto a contatto quotidiano con la sofferenza, il dolore, la reale o apparente mancanza di vie d’uscita e, nel caso specifico della salute mentale, con l’aleatorietà delle definizioni di successo e insuccesso di un intervento. Il rischio di burn-out è alto e si esprime con una fenomenologia molto articolata: demotivazione, assenteismo, ripetute richieste di trasferimento, abbandono, fino alle manifestazioni più forti di conclamato disagio psicologico. La prima cosa da dire è che è compito dei dirigenti e dei responsabili avere cura anche di questi aspetti del lavoro e della persona in un campo che spesso richiede un impegno incondizionato, favorendo soluzioni soddisfacenti per gli operatori e favorendo il riconoscimento e la gratificazione di ciascuno. Se i direttori e i responsabili dei servizi sono anche attenti all’aspetto umano del lavoro in salute mentale, i fenomeni sopra citati si riducono. Ma questo non è sufficiente. Propongo la valutazione del lavoro in salute mentale come lavoro usurante. Occuparsi per anni e anni dei problemi di persone “altre” non è facile per nessuno. Sentirne l’elencazione giornaliera, spesso la loro riproposizione continua negli stessi termini, può portare ad una sorta di esasperazione che infine sfocia nel disinteresse, nel tirare a campare, in espressioni come “ma che devo essere io il salvatore del mondo” che denotano l’allontanarsi o il già avvenuto allontanamento dall’impegno. Certo, questo apre parecchi problemi. Che cosa vuol dire considerare il lavoro in salute mentale “usurante”? Quali sono i punti di rivendicazione? E tante altre questioni che sarebbe utile discutere collettivamente.

c)      Un altro punto di criticità del binomio lavoro/diritti del lavoro riguarda il lavoro precario. La proposta qui portata è l’internalizzazione e assunzione di tutti i precari attualmente impegnati in salute mentale. Su questo, sui temi del rapporto Cooperative  / SSN, e sul rispetto dei diritti all’interno delle cooperative invito alla discussione, al fine di comporre una tavola di richieste da accludere alla piattaforma del Forum.

d)      Tutto il capitolo del lavoro degli utenti è da sottoporre a verifica. Si tratta di un impegno specifico, su cui il Forum dovrebbe a mio avviso lavorare, in modi e tempi da stabilirsi.

 

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            Propongo inoltre un lavoro di raccolta di documenti sulle violazioni dei diritti, per costruire di un libro bianco che denunci la situazione generale, un lavoro da “osservatorio” fatto dal basso, nel caso non improbabile che le istituzioni non prendano in considerazione l’idea.

 

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I punti sopra riportati non sono in nessun modo esaustivi del campo problematico trattato, né tanto meno sono da considerarsi come definitive le proposte. Nonostante la perentorietà delle affermazioni, dovuta a necessità di sintesi, il presente documento è soltanto una bozza di discussione.