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Le conoscenze che abbiamo oggi, sicuramente non complete data la complessità della questione, ci permettono di dire che l'opg è una struttura che nasce per quelle persone che hanno commesso un reato e che sono state arbitrariamente giudicate, tramite perizia psichiatrica, pericolose socialmente e incapaci di intendere e di volere. L’OPG rappresenta dunque sia l’istituzione totale penitenziaria sia l’istituzione totale psichiatrica. Assolvendo ad un doppio mandato sociale implicito: quello psichiatrico, di cura del malato mentale, critico per il sistema sociale di convivenza , e quello penitenziario, di reclusione del criminale ritenuto pericoloso per la società.La loro mission esplicita viene dichiarata invece essere quella di riabilitazione della persona.La deportazione della persona dal suo contesto di appartenenza, come avviene nell'istituzione totalizzante dell'Opg, si oppone per definizione al processo di riabilitazione e quindi di integrazione sociale.Inoltre queste persone, messe li ed abbandonate, sono anche soggette allo stigma sociale e all'esclusione da parte della popolazione locale che ospita queste strutture.Noi pensiamo, inoltre, che l’OPG nasca proprio da una logica che guarda solo all’individuo come unico elemento disfunzionale di un sistema, prescindendo quindi da una qualsiasi analisi delle variabili socio-ambientali, oltre che relazionali, che non solo sono variabili chiave nello scatenarsi dell’evento criminoso, ma che sono altresì variabili chiave e risorse per la riabilitazione della persona con disagio psichico. Le regole e le norme che scandiscono la vita dei detenuti nell' O.p.g rispondono infine alle esigenze delle istituzioni e non a quelle della persona.Come possiamo quindi intervenire in una struttura impermeabile come questa? Noi pensiamo che non ci sia un modo per intervenirvi ma che l'Ospedale Psichiatrico Giudiziario vada chiuso e sostituito con nuove forme, pensate sui bisogni della persona, sul valore della dignità e della libertà, che quindi accolgano queste problematiche specifiche, promuovendo e rendendo possibile un inserimento nel territorio.E' necessario inoltre sviluppare una partecipazione attiva della comunità attraverso la sua co-responsabilizzazione, promuovendo un'inclusione del disagio in una rete di relazioni tra istituzioni, famiglie e collettività anche attraverso l'investimento su strutture territoriali intermedie e strutture di prossimità, ampliando le esistenti e costruendone di nuove diversamente pensate ed organizzate.Questo vuol dire anche potenziare la formazione degli operatori, prevedendo equipe allargate, integrate tra diverse professionalità, con competenze atte a fare acquisire alle persone la capacità di essere autonome. Insieme a questo è necessario anche un investimento governativo in questo senso, una politica volta a finanziare progetti che guardino alla questione psichiatrica -e quindi pure agli OPG- non come problematica da contenere, ma come questione da trattare realmente in un’ottica di attenzione alla persona portatrice del disagio.Insieme al cambiamento delle politiche di intervento e di finanziamento in questo ambito, è infine necessaria la promozione, da ogni parte possibile, di un cambiamento culturale relativo al modo stesso in cui la società concepisce il disagio psichico e si rapporta alle persone portatrici di questo tipo di problematiche. Cosa proponiamo allora noi studenti di psicologia a questo Forum oggi?Noi pensiamo che Non basti l'amore per affrontare queste tematiche, ma che serva Formazione e quindi investimenti sull'Università. La funzione dell'operatore è sempre più lontana, come detto ieri, dalla funzione di Tecnico tipica dell'antico modello medico-psichiatrico, mentre le nostre università del 3+2 puntano a formare Tecnici Psicologi. In questo modo noi veniamo sempre più allontanati dal poter intervenire competentemente in questi contesti, interessati e interessanti per la professione psicologica.Per questo chiediamo a voi politici, rettori, docenti e società tutta: di prepararci attraverso esami orali che non prescindano da una relazione, strumento principe della formazione psicologica, come fanno quelli a crocette generalmente usati
di prevedere nei nostri insegnamenti approfondimenti attenti e specifici sulla questione della salute mentale e sul concetto di pericolosità sociale,
di fornirci modelli di intervento adatti al settore psichiatrico
di aprire sempre più all’esterno le università evitando di lasciare i vari corsi in balia di baronie che propinano i loro approcci settoriali, per niente volti all’integrazione di teorie , metodologie e competenze diverse
di far si che uno degli obiettivi primari dell’Università, nell’ottica di un’attenzione a noi studenti che ne siamo i veri attori e clienti, sia proprio la promozione e la facilitazione di un nostro inserimento lavorativo nelle diverse strutture del territorio. La domanda finale che ci poniamo è: E' possibile coniugare la necessità dei diritti dell'utente tralasciando quelli degli operatori e delle operatrici e quindi anche di studenti e studentesse?
Grazie.
Il Collettivo di psicologia\laboratorio permanente Università la Sapienza Roma |